RAVEL PROJECT: L’ESPLOSIONE DELL’AMORE NELLA DANZA

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Un trionfo dell’amore in tutte le sue declinazioni. Questo il senso che i ballerini di Jas Art Ballet con l’etoile Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta hanno offerto in Ravel Project in scena al Carcano lo scorso weekend.
Ravel Project è una nuova produzione firmata Jas Art Ballet che vede protagonisti giovani e talentuosi ballerini che diretti dai due ex primi ballerini della Scala hanno espresso grande maestria. entrambi direttori. Protagonista delLo spettacolo la musica di Maurice Ravel uno dei compositori più celebri dell’800/900; i suoi celebri capolavori sobo stati sapientemente usati per la danza dai tre coreografi italiani: Massimiliano Volpini, Francesco Ventriglia e Giorgio Azzone. Piano, La Valse e Bolero: i tre brani presentati col gran finale ipnotico ispirato alle opere di De Chirico.

In Piano, nuova creazione, con la coreografia di Massimiliano Volpini e al pianoforte Stefano Salvatori le tre coppie di danzatori hanno espresso sentimenti e paure in una leggerezza quasi impalpabile ma nello stesso tempo in gesti plastici e perfetto.

La Valse, seconda opera del Trittico, con la coreografia di Giorgio Azzone, è stata messa in scena con un’interpretazione moderna, drammatica, corale. Tema sociale la droga l’alcol e la violenza che sembrano un rifugio i giovani d’oggi.

Bolero, terza e più nota opera si è dipanata nei paesaggi metafisici di De Chirico cone luogo immaginario nel quale Francesco Ventriglia ha scritto con la sua danza, la circolarità ossessiva di una delle più belle opere di Maurice Ravel. Gli arrangiamenti musicali curati da Massimo Margaria hanno emozionato in un crescendo di movimenti ripetitivi ma nuovi e mai banali facendo sempre tornare la mente all’amore come ricerca di equilibrio nel caos. Superlativa la Brazzo issata su un piano diverso rispetto ai danzatori sia nei movimenti che nelle scene. Un Bolero moderno attuale e da gustare tutto sino al buio.

La ricerca disperata di amore in tutte le sue forme, l’eterna lotta tra eros e tanatos, amore e morte, la libertà e l’oppressione. L’urgenza di sopravvivere sospesi nella dualità, tra bellezza e fascino del brutto, tra desiderio e possesso. Su un piano inclinato, che lo pone al di sopra della terra, un individuo ha già trovato l’equilibrio e come una calamita affabula i danzatori/guerrieri senza volto, che lottando in un rituale d’amore, cercano il centro di un dialogo, di una possibilità e di un nutrimento. Lo fanno lentamente e poi in una corsa senza fiato raggiungono l’ultima nota, l’ultimo respiro prima del buio.

Articolo di Laura Marinaro


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