Modena, al Teatro Storchi debutta il Piccolo Principe

Dal 30 novembre al 5 dicembre debutta al Teatro Storchi di Modena Il Piccolo Principe di Antonie de Saint-Exupéry con la regia di Riccardo Frati.

Modena, favola moderna sul senso della vita, la solitudine e l’amicizia, Il Piccolo Principe di Antonie de Saint-Exupéry è un testo dedicato a tutti i grandi che non hanno mai smesso di guardare solo con gli occhi ma anche con il cuore, e quindi capace di parlare a un pubblico sia infantile che adulto. Lo spettacolo teatrale, prodotto da ERT / Teatro Nazionale con la regia di Riccardo Frati e inizialmente programmato nella stagione 2020/2021, arriva in prima assoluta al Teatro Storchi di Modena dal 2 al 5 dicembre (giovedì e venerdì ore 20.30, sabato 19.00 e domenica 16.00) e in matinée per le scuole il 30 novembre e il 1 dicembre alle ore 10.30. La storia del Il Piccolo Principe è nota ai più: al bambino dai capelli d’oro sono state dedicate numerose traduzioni nelle lingue più diverse, inclusi dialetti, un cartone animato nel 2015 e una serie tv d’animazione.

«L’essentiel est invisible pour les yeux è con molta probabilità una delle frasi più conosciute al mondo – spiega Riccardo Frati – anche da chi non sa risalire alla fonte e forse è proprio questa l’impresa più riuscita dell’autore/aviatore: aver concepito un’opera con un messaggio universale al punto tale da superare le diversità linguistiche, fino a radicare la sua parola nel lessico comune di più di trecento idiomi. In fondo la traduzione in senso etimologico non è altro che questo: “portare oltre” un significato che avvicini le genti e Antoine de Saint-Exupéry, scrittore prima che aviatore, ha sempre cercato di creare un nesso tra gli esseri e ha sempre creduto nell’importanza del linguaggio, essenza stessa del legame e della comprensione. Da qui è nato il desiderio di portare questo testo, sottile e complesso, attraverso la traduzione del linguaggio teatrale dalla pagina alla scena, dalle tavole degli acquerelli oltre le tavole del palco fino in platea. Un’opera famosa non solo per le parole ma anche per le sue illustrazioni, altrettanto impresse nell’immaginario collettivo, che non accompagnano semplicemente il racconto ma dialogano con esso, lo esaltano e lo interrogano, fino a generare una scrittura che non ha etichetta».

Il Piccolo Principe può essere considerata un’opera autobiografica, sia per le numerose confessioni che costellano il racconto che per una sorta di anticipazione visionaria nell’epilogo. Proprio come il narratore, Saint-Exupéry era un pilota di professione: da civile viaggiava su piccoli aerei consegnando la posta e durante la Seconda guerra mondiale divenne un pilota militare. Come accade nel libro, nel 1935 ebbe una grave avaria del motore nel pieno del deserto del Sahara e fu ritrovato miracolosamente vivo dagli indigeni. Qualche mese dopo la pubblicazione del Il Piccolo Principe, nel luglio del 1944, Saint-Exupéry scomparve in aereo sul Mar Mediterraneo: nonostante le ricerche, né il corpo né il suo Lightning da ricognizione furono mai ritrovati.

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«Scritta tra l’estate e l’autunno del 1942 – prosegue Riccardo Frati – la storia prende le mosse dall’incidente aereo del 1935 avvenuto nel deserto e fin da subito sovrappone la voce dello scrittore a quella del narratore, entrambi aviatori persi nel Sahara alla ricerca di acqua, fino all’incontro con il piccolo ometto dai capelli color dell’oro nel quale possiamo scorgere un’altra proiezione dell’autore all’età di sei anni e nella cui malinconia ritroviamo quella angoisse sartriana che accompagnerà sempre Antoine, diviso continuamente tra la solitudine dei cieli e il cameratismo dei compagni. Solitudine come volto nascosto e complementare dell’amicizia, amicizia che il Piccolo Principe andrà cercando di asteroide in asteroide fino alla Terra, facendo solo domande senza mai dare spiegazioni, se non arrossendo come per dire “sì”, e senza mai sorridere se non proprio alla fine del racconto, prima di svanire nel mistero. Questa scomparsa prefigura magicamente quella tutt’ora misteriosa dello scrittore che il 31 luglio 1944 sparisce senza lasciare traccia tra le onde del Mar Mediterraneo».

Fino al momento in cui il Piccolo Principe decide di lasciare la sua stella per dedicarsi all’esplorazione degli altri pianeti, il mondo del bambino era popolato da pochi elementi: i quarantatré tramonti in un giorno solo; la sua rosa che difendeva dalle intemperie e dalle aggressioni degli animali; i semi di baobab da estirpare prima che mettessero radici. A sei anni sente che è arrivato il momento di prendere coscienza degli altri mondi e, viaggiando di pianeta in pianeta, incontra i bizzarri personaggi che popolano il libro: il re che per esistere deve comandare, anche se non ci sono altri abitanti oltre sé stesso; il vanitoso che si accorge della presenza di altre persone solo quando sente di essere ammirato; l’uomo d’affari che trascorre il tempo a contare le stelle perché pensa che così gli sarebbero appartenute; la volpe che ha rivelato al bambino l’importanza e l’unicità dell’amicizia. Un testo in cui «cercare continuamente dei valori e dei significati – conclude Frati – con l’aiuto di simboli come la rosa, il baobab, la volpe, il deserto, il serpente o la sorgente d’acqua, a patto però di non dimenticare mai, nella sua semplicità, l’unico vero segreto: non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».


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