MILANO. PAUL KLEE, ALLE ORIGINI DELL’ARTE

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Paul Klee in mostra a Milano, dal il 31 ottobre 2018 al 3 marzo 2019, al Mudec – Museo delle Culture.

Una selezione di cento opere (alcune mai viste in Italia), suddivise in cinque sezioni tematiche, che propone una lettura diversa dell’artista: non solo linee, colori e geometrie tipiche delle sue opere astratte, ma anche lavori meno conosciuti al grande pubblico, come le incisioni grafiche giovanili in bianco e nero e le caricature, o la produzione con nuovi simboli, alfabeti e ideogrammi.

Una grande esposizione di pittura dal titolo “Alle origini dell’arte”, con un’ampia selezione di opere dell’artista svizzero/tedesco sul tema del “primitivismo”. Un’originale revisione di questo argomento che in Klee include sia epoche preclassiche dell’arte occidentale (come l’Egitto faraonico), sia epoche sino ad allora considerate “barbariche” o di decadenza, come l’arte tardo-antica, quella paleocristiana e copta, l’Alto Medioevo; sia infine l’arte africana, oceanica e amerindiana.
Il concetto di “primitivismo” – si legge nella presentazione della mostra – in Klee assume connotazioni diverse rispetto a quelle comunemente utilizzate a proposito delle avanguardie storiche. L’interesse per tutto quanto, in arte, è “selvaggio” e “primitivo” si è manifestato nell’artista in coincidenza del suo primo viaggio in Italia e la scoperta dell’arte paleocristiana a Roma, tra l’autunno del 1901 e la primavera del 1902.

Paul Klee (1879-1940), grande conoscitore della storia dell’arte occidentale in tutta la sua ampiezza e varietà, è stato uno dei padri dell’arte moderna, nel 1911-12 è stato esponente di primo piano del gruppo del “Cavaliere Azzurro“, con Kandinskij, Franz Marc e altri grandi artisti del tempo, e poi, negli anni ’20, docente (come Kandinskij, di cui era amico) al Bauhaus. Musicista e poeta, teorico e autore di opere pittoriche preziose visivamente e dense di significati, Paul Klee non è però diventato, come l’amico russo o come Picasso, che ammirava, un’icona mediatica dell’arte del ‘900. Il caratteri schivo e il fatto di non identificarsi in uno stile riconoscibile lo hanno tenuto lontano dal grande pubblico, ma non dalla stima degli altri grandi artisti e dalla considerazione dei musei.


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