MILANO IN TRIENNALE CON ARTICO. ULTIMA FRONTIERA

95

Ieri – mercoledì 7 gennaio – si è tenuta l’inaugurazione della mostra Artico. Ultima Frontiera. , presso il Palazzo della Triennale di Milano. L’ esposizione, aperta al pubblico fino al 25 marzo, si articola tra video, summit e fotografia, in un’ armonica combinazione che racconta la bellezza, l’ energia di un popolo – gli Inuit- e l’immensa potenza un luogo – comprendente la Groenlandia, L’Islanda e la Siberia- , sottolineando l’urgenza del pericolo, sempre più incombente, del riscaldamento globale.

La mostra, che presenta più di sessanta foto in grande formato e rigorosamente in bianco e nero,  non vuole essere una denuncia dissacrante e prepotente, ma piuttosto, come ha affermato il fotografo Paolo Solari Bozzi,  ha l’intento di “risvegliare le coscienze”, e portarle verso una sensibilizzazione riguardo i temi della sostenibilità ambientale e del cambiamento climatico. Si cerca dunque una dialettica tra natura e civiltà, tra una cultura millenaria e la contemporanea civilizzazione – che sembra inghiottire, lentamente, anche i luoghi più selvaggi .

Il progetto, sostiene Paolo Solari Bozzi, è nato dall’ incontro casuale, in Groenlandia, con due altri due maestri della fotografia di reportage: il danese Carsten Egevang e l’islandese Ragnar Axelsson. Sono proprio le fotografie di Paolo Solari Bozzi , realizzate nell’ arco di due mesi, ad aprire il percorso fotografico; esse riportano la testimonianza di una quotidianità che appare lontanissima e difficile, eppure intimamente umana. Il viaggio – estetico e suggestivo – continua con la documentazione di una natura potente e selvaggia, fatta da Carsten Egevang, che con la sua macchina fotografica ha saputo catturare frammenti di vita tradizionale delle popolazioni Inuit. Quest’ultime sono inoltre al centro della ricerca di Ragnar Axelsson che, fin dai primi anni Ottanta, ha viaggiato nelle ultimi propaggini del mondo abitato per raccontare, con incredibile raffinatezza e sensibilità, le storie di villaggi ormai scomparsi, di mestieri che nessuno fa più, e di uomini che lottano per la sopravvivenza quotidiana.

Incentrata sui concetti di “bellezza e avversità” –  scrive Denis Curti, curatore del progetto insieme a Marina Aliverti – , l’esposizione viene  ulteriormente valorizzata dalla presenza di tre documentari che descrivono l’affascinante paesaggio delle regioni del Nord, e dalla giornata di summit sul cambiamento climatico –  rara occasione di dibattito su queste tematiche a Milano – , che si terrà in Triennale il 27 febbraio 2018.

Articolo di Cecilia Chiapetto

 

Commenti
Loading...