MILANO. APERITIVO FILOSOFICO “È ARTE SE CREATA DA UNA MACCHINA?”

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Milano, giovedì 24 ottobre dalle ore 19.00 alle 20.30, la Corte Dei Miracoli (via Mortara 4) ospiterà un aperitivo filosofico che analizzerà il rapporto che lega l’arte alla tecnologia.
Non è un tema facile e lo scopo è proprio quello di far discutere esperti, sia in ambito umanistico che scientifico, su argomenti che interpellano entrambe le sfere del sapere. Un confronto da diversi punti di vista, in cui dialogheranno differenti metodi e linguaggi.

“Abbiamo visto le macchine applicate con crescente successo in molti campi delle attività umane. Siamo stati felici di delegare loro le mansioni più pesanti. Nel campo dell’intelligenza artificiale, recenti sviluppi ci hanno fatto però capire che le macchine potrebbero entrare anche in una delle più solide fortezze di umanità in cui ci siamo arroccati: l’arte. Con professionisti delle scienze umane e tecniche svilupperemo un dialogo e una discussione attorno a domande impellenti: cosa è arte? E creatività? Quanto è profonda la relazione fra uomini e macchine?”

Gli ospiti della serata saranno: Luca Siniscalco, professore incaricato di Estetica presso eCampus, collaboratore  con l’Università degli Studi di Milano e Unitre Milano, redattore di “Antarès – Prospettive Antimoderne” , curatore di diversi libri di ambito filosofico, storico-religioso e politologico e Cristiano De Nobili, fisico teorico delle particelle, dopo il Ph.D. presso la SISSA di Trieste, dove ha svolto ricerca sull’entanglement nelle teorie di campo, ha conseguito un master in high-performance computing e intelligenza artificiale. Da tre anni si occupa di machine e deep learning, in particolare applicati al linguaggio. TEDx speaker e co-organizzatore di uno dei meetup più seguiti a Milano nell’ambito data science.

Il moderatore del dibattito, nonché ideatore dell’incontro sarà Maurizio Murino, sociologo e  Data Scientist che spiega così la genesi del progetto: “L’idea di creare questo evento è maturata lentamente. L’entusiasmo con cui a sociologia mi prodigavo per interpretare la dimensione sociale e personale delle nostre esistenze si trovava inevitabilmente davanti ad un ostacolo: gli strumenti conoscitivi delle scienze dure non funzionavano come mi aspettavo. Puoi tracciare delle tendenze, delle approssimazioni, ma non andrai oltre. Addirittura, la nostra storia recente per alcuni versi pare suggerire che la sovrapposizione di strumenti matematici alla soggettiva individualità della persona umana si traduca in conseguenze difficilmente prevedibili.

Questo sospetto si è andato rafforzando con lo studio dell’informatica. Sono molte le cose che in questo settore sfidano i processi cognitivi umani, necessitando molto addestramento per essere compresi e maneggati con disinvoltura. Per quanto questi processi si possano astrarre, avvicinandosi ai nostri strumenti cognitivi, le meccaniche sottostanti non lo saranno. Eppure, questa astrazione sta diventando talmente sofistica con una tale velocità che il confine si fa sempre più sfumato. Oggi non pensiamo quasi mai ai milioni di persone che nell’ultimo secolo hanno perso il lavoro, perchè scomparso o automatizzato. Nessun John Henry è riuscito ad ergersi in loro difesa. Forse perchè in qualche maniera li pensiamo come lavori semplici, manuali, dove genio e creatività trovano poco spazio. Forse pensiamo addirittura che sia un bene che siano scomparsi, che nessuno se ne debba più far carico.

Come si sentirebbe però un uomo che ha dedicato la vita intera a raggiungere le vette della propria arte, se un giorno si trovasse davanti a qualcosa in grado di emulare perfettamente il suo lavoro, se non superarlo, in pochi secondi? Parliamo proprio di arte, qui, il processo per antonomasia che simbolezza la nostra capacità trascendente di creare ordine dal caos del mondo e della psiche. Come si sentirebbe Rembrandt, a vedere il proprio lavoro ricreato senza alcuna apparente difficoltà? Come si sentirebbe ritrovandosi davanti a qualcosa che riesce a imitare lui stesso? Come ti sentiresti tu?

I tempi rapidissimi dello sviluppo tecnologico ci impediscono di fatto l’elaborazione e la metabolizzazione di una risposta soddisfacente. La specializzazione spinta che caratterizza gli ambienti della scienza e della tecnica rende, giocoforza, difficile la comprensione del proprio lavoro nel contesto di quel panorama più ampio che è il mondo. Contemporaneamente, le scienze umane difficilmente riescono ad avere una visione sufficiente approfondita dello sviluppo tecnologico per potervisi esprimere con efficacia.
Sono questi i due mondi che ambisco a mettere in contatto, per dare un senso allo sviluppo tecnologico nella soggettività della nostra esperienza di vita, perchè la verità diventi una scala e non un peso.”

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