Il curioso caso di Farhan Siki: arte classica e pubblicità a confronto

Leonardo da Vinci e Frida Kahlo, Andy Warhol e Michelangelo. Che hanno in comune artisti così opposti cronologicamente e stilisticamente? Ad un primo impatto ben poco, verrebbe da pensare, ma non la vede così Farhan Siki, street artist indonesiano che ha concluso venerdì 30 settembre Trace, la sua esposizione di opere nella sede di Banca Generali Private Banking, in Piazza Sant’Alessandro 4 a Milano. Di motivi che ci hanno spinto a visitare la mostra ce ne sono davvero tanti. In primis la particolarità di Farhan, diventata ormai un  vero e proprio marchio di fabbrica, di coniugare i simboli più noti dell’arte classica e contemporanea con una matrice terrena e mondana, per accendere nello spettatore una lampadina di criticismo.

Vedere le sagome di Adamo ed Eva in mezzo ad un ‘giardino’ con i loghi delle principali multinazionali non è da tutti i giorni, così come non può lasciare indifferenti lo stencil di Michelangelo Buonarroti con la ‘M’ del nome nello stesso font del logo di McDonald. Ma forse l’opera di maggior impatto è il rifacimento del Cenacolo vinciano, cromaticamente alienato e pieno di scritte simili ai graffiti che invadono la tela e creano un disorientamento nello spettatore e nelle figure stesse degli apostoli, spaventati più dal chaos che dalla rivelazione del tradimento.

Lo street artist indonesiano stende con i colori una dichiarazione di guerra alle multinazionali orientali, europee e americane che hanno ‘contaminato’ la crème del patrimonio artistico con un appiattimento dei costumi, della vita e del pensiero. Ma non è tutto. Farhan apre anche delle parentesi di stampo pacifista in una delle sue serie più famose, “Mu (War) kami”. Tra i pezzi esposti una nota di merito va alla tela in cui avviene la trasformazione del logo di Louis Vuitton nella parola inglese ‘war’ che, circondata da missili e aerei colorati, trasporta il mondo della moda, del consumo e dell’effimero in una concretezza bellica di cinica e rassegnata ironia .

A dare un ulteriore pizzico di sale ci sono gli strumenti usati, gli spray, ambasciatori della street-art. La tecnica di Farhan, la stencil art, dimostra non solo un lavoro di grafica ma anche la scelta precisa di compiere una critica sociale attraverso un immaginario ricercato e tramite rappresentazioni eccentriche e iperboliche, tipiche del genere.

Conciliando il bello e il brutto, il piacevole con il doloroso, l’estetismo e il consumismo, gli stencil di Farhan Siki ci mostrano da un lato la denuncia dell’artista verso una realtà di decadenza, ma dall’altra fanno trasparire come la vita nel nuovo millennio sia fondata su binomi di elementi che vanno a braccetto e con i quali, volenti o no, dobbiamo fare i conti tutti i giorni. E così l’Adamo di Michelangelo, simbolo di perfezione anatomica e della bellezza artistica rinascimentale, non protende più la sua mano verso quella di Dio perché sulla tela la figura divina è stata sostituita da un tripudio di brand che circondano un uomo lasciato quotidianamente a combattere contro la superficialità mediale.

Articolo di Tommaso Chiodi


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