Eric Andersen. It could be nice

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Inaugura giovedì 24 ottobre presso la Fondazione Mudima la mostra It could be nice di Eric Andersen, uno dei più giovani esponenti del movimento Fluxus. L’esposizione è stata concepita in relazione con la concomitante mostra londinese “My life in Flux” curata da Davide di Maggio e Gigiotto del Vecchio, nella quale viene indagata l’esperienza Fluxus di due importanti protagonisti, Francesco Conz e Gino Di Maggio, ferventi animatori della corrente artistica e, soprattutto quest’ultimo, impegnato nella promozione del movimento dai suoi esordi e nelle sue successive fasi, sia in Europa che in America. L’artista performer, Belga di nascita (Anversa 1940) ma danese di adozione, ha ideato per lo spazio della Fondazione Mudima un percorso espositivo che ripercorre alcuni suoi lavori del recente passato, anche legati alla vicenda espositiva della Fondazione e al suo storico impegno sul gruppo Fluxus. Le opere in mostra offrono al pubblico un’esperienza interattiva e coinvolgente che abbraccia video, installazione, performance, silk-screens e floor-drawings.

I video “Achilleus”, The Sunlawn”, “Marianne (Artificial Stars)” accompagnano il visitatore tra nuovi pianeti da costruire e stelle artificiali, lungo un percorso che si articola intorno a diverse installazioni: “The Banner”, la più lunga serigrafia mai realizzata (50 metri) che sfida l’osservatore a cercare di non guardarla mai, la riattualizzazione della performance “Achilleus”, ideata per la mostra Ubi Fluxus Ibi Motus a cura di Achille Bonito Oliva a Venezia nel 1990 e infine “Please Leave”, una nuova forma di danza le cui istruzioni sono scritte su tutto il pavimento della Fondazione.

Eric Andersen vive da sempre a Copenhagen e fin dal 1958 ha lavorato spaziando su diversi media, incrociando e contaminando mezzi espressivi e forme di diffusione, dalla performance alla radio, dalla musica alle arti visive, dall’installazione alla scultura, dalla Mail Art all’invisibilità e alla sparizione dell’opera, fino a sviluppare anche un’inedita forma d’arte definita “Arte Strumentale” e che prevede opere impegnate in un vero e proprio processo di auto-ricollocamento e auto-trasformazione, proprio come accade anche in questa occasione. Attivo già dal 1960 con alcuni performance events, nel novembre del 1962 Eric Andersen prende parte per la prima volta a un concerto Fluxus, quello tenutosi durante il Festum Fluxorum presso la Nikolai Kirke di Copenhagen, per poi divenire negli anni seguenti una delle voci più significative del movimento, partecipando a events e festival Fluxus in Europa e nel mondo, con un tale spirito libero e dissacratore da farsi persino condannare per “eresia” nel 1964 da George Maciunas, il fondatore-impresario del movimento. Il suo lavoro, pur aperto in una fantasmagorica e chimerica diversità di prospettive e di formalizzazioni, trova sempre un punto fermo nello stimolo attivo del pubblico, con una vocazione interattiva e intermediale e un’inclinazione iconoclasta, irridente e demifisticatoria, volte a creare veri e propri corto-circuiti del senso comune, disorientando e vessando l’attore/spettatore. Questa particolare forma di coinvolgimento è valida non solo per le sue performance Fluxus, ma anche per le molte installazioni nei musei e negli spazi pubblici che caratterizzano la sua più recente produzione, come il famoso Crying Space nella Nicolai Art Hall di Copenhagen o l’Invisible Painting “esposto” allo Statens Museum for Kunst (SMK) di Copenhagen.

La mostra prosegue sino al 15 novembre.

Fondazione Mudima, via Tadino, 26 – Milano – tel. 02 2940 9633 – info@mudima.net – www.mudima.net

 


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