Cristicchi convince con la levità dell’arte

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“Dalla sofferenza nasce l’arte, da una ferita diventata feritoia si può tornare a guardare l’infinito”. Standing ovation, lunedì 25 febbraio al Manzoni di Milano, per il ritorno sul palco di Simone Cristicchi, poeta, autore, attore e cantautore reduce dal successo sanremese. Lo spettacolo “Manuale di volo per l’uomo” ha convinto la platea gremita e plaudente dall’inizio alla fine. Cristicchi solo nel suo monologo “dei soli”, gettato in una stanza asettica e bianca a parlare con una fantomatica madre che non esiste, ha tenuto il pubblico incollato alle sue parole. Nella leggerezza di Raffaello, il personaggio dentro il quale si cela quel bambino problematico che è stato lo stesso Simone, con la lingua romanesca leggera e a volte scurrile, impariamo a conoscere cosa vuol dire trovare nella poesia e nella musica la soluzione ad un dolore grande, ad una perdita. E quella di Raffaello è la stessa di Simone che – come lui stesso racconta a fine spettacolo, «a 12 anni ho perso mio padre ed il dolore è stato così enorme che mi sono chiuso in una stanza per anni a disegnare e dipingere…poi ho attraversato il mio dolore e nell’arte ho ritrovato la vita e il piacere delle piccole cose». Ha emozionato alla fine dello spettacolo, scritto con con Gabriele Ortenzi, con la collaborazione di Nicola Brunialti e la regia di Antonio Calenda e prodotto dal teatro Stabile d’Abruzzo di cui cristicchi è direttore artistico, il cantautore si è esibito nella canzone “Abbi cura di me” presentata a Sanremo. Un’esecuzione intima e intensa realizzata solo con vove e chitarra. Perché quando le parole bastano non serve altro per l’anima. Lo spettacolo prosegue a Milano fino al 27 febbraio. Info www.teatromanzonimilano.it.


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