Bologna, in scena “Chi ha paura di Virginia Woolf?” al Teatro Arena del Sole: il dramma teatrale di Albee che debuttò a Broadway nel 1962

"Virginia Woolf è un’autrice che crea un nuovo modo di narrare, un nuovo linguaggio. Una vera visionaria, una combattente instancabile per l’emancipazione femminile." scrive Antonio Latella

Bologna, in scena “Chi ha paura di Virginia Woolf?” al Teatro Arena del Sole: il dramma teatrale di Albee che debuttò a Broadway nel 1962.

Il Teatro Arena del Sole presenta il nuovo spettacolo di Antonio Latella “Chi ha paura di Virginia Woolf?” con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni, Paola Giannini, in scena dal 24 al 27 febbraio.
Dopo “La Valle dell’Eden” di Steinbeck prodotto da ERT / Teatro Nazionale, Antonio Latella torna alla letteratura americana e porta in scena “Chi ha paura di Virginia Woolf?“, noto testo dello scrittore e drammaturgo statunitense Edward Albee, tradotto per questo allestimento da Monica Capuani.
La drammaturgia è stata affidata a Linda Dalisi, collaboratrice che da anni affianca il regista nei suoi lavori teatrali. Per l’occasione infatti sabato 26 alle ore 17.00 nel foyer del Teatro la dramaturg presenta il suo libro “Dramagia – Edward Albee e il mestiere del dramaturg” (edito da TSU / Emergenze publishing) in compagnia di Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni, e la studiosa Rossella Menna che modera l’incontro.
Inoltre nei giorni di spettacolo, dal 24 al 27 presso il Teatro delle Moline viene programmato il docufilm “Occhi verdi come i miei” di Lucio Fiorentino, il racconto delle prove nelle cinque settimane a cavallo tra inverno e primavera a Spoleto, dal tavolino fino al giorno del programmato debutto, e con un’intervista ad Antonio Latella. A presentarlo insieme a Fiorentino sarà Vinicio Marchioni il 24 febbraio alle ore 19.00 sempre al Teatro delle Moline.

Il dramma teatrale di Albee debuttò a Broadway nel 1962 e qualche anno dopo, nel 1966, diventò un film, interpretato da Richard Burton ed Elizabeth Taylor nei ruoli dei protagonisti, con la regia di Mike Nichols. In Italia arrivò nel 1963 alla Biennale di Teatro di Venezia con la regia di Franco Zeffirelli.

«Non posso non partire dal titolo – scrive Antonio Latella – per affrontare questo testo che ancora una volta mi riporta all’America e alla drammaturgia americana. Molti critici hanno detto che questo titolo è solo un gioco ironico, un rimando intellettualistico alle paure di vivere una vita priva di delusioni. Una canzoncina che la nostra protagonista dissemina per tutto il testo, che riprende la melodia per bambini, e non solo, “Who’s Afraid of the big bad Wolf?” ovvero: “Chi ha paura del lupo cattivo?”. La paura del lupo, quel lupo che fin da piccoli è fuori dalla porta pronto a sbranarci, pronto a punirci nel momento in cui non stiamo nelle regole che la società ci impone. Eppure, non posso credere che questa scelta, in un autore attento come Edward Albee, sia solo un vezzo intellettualistico, dal momento che per sostituire la parola “lupo” scomoda una delle figure intellettuali più importanti del novecento, Virginia Woolf.
Perché lo fa? Non può essere casuale per uno come lui, che fu adottato da piccolo da una famiglia di teatranti che non poteva avere figli, una famiglia talmente fuori dalle righe che lui aveva sempre sperato che quelli non fossero i suoi veri genitori. Infatti la scoperta della verità dell’adozione più che gettarlo in uno stato di depressione lo aiutò a crescere e a vivere meglio.
Virginia Woolf è un’autrice che crea un nuovo modo di narrare, un nuovo linguaggio. Una vera visionaria, una combattente instancabile per l’emancipazione femminile. Una donna che insegnò alle donne ad uccidere le loro madri, come per gli uomini Edipo ci insegnò ad uccidere i nostri padri, o meglio un’idea di padre, come la Woolf uccise un’idea di madre, quella che vedeva nella donna “l’angelo del focolare”. Credo che tanto di tutto questo si trovi nel testo, la Woolf è presente nei due protagonisti che fanno da specchio alla giovane coppia scelta come sacrificio di questo violentissimo e disperato amore, questo: “jeu de massacre”. La Woolf è presente anche in una idea di narrazione che riguarda lo stesso Albee: “Ogni volta che entra la morte, bisogna inventare, mentire, ricostruire. La morte la puoi vincere solo con l’invenzione”. Ed è proprio quello che fa fare Albee ai suoi protagonisti, prende spunto da questa frase della Woolf e porta questa coppia, ormai morente, a inventare per ricrearsi, per restare in vita, a scegliere di inventare un figlio mai esistito, ed è spiazzante che lo faccia proprio lui che fu adottato. Bisogna scegliere di spiazzare la morte, di vincere la depressione, la paura, forse anche di anticiparla proprio come fece la grande Virginia Woolf.
Tutto accade in una notte, perché anche per Albee, come per la stessa Woolf, il tempo è circolare, non invecchia mai. Il tempo resta giovane. Nel tempo va cercata la sospensione, l’attimo, ed è per questo che la Woolf affermava che non si può scrivere a trama, bisogna scrivere a ritmo, l’attimo è nel ritmo, è una sospensione. Ed è strano che ancora un parallelismo mi porti a pensare ad una non casualità del titolo: anche Albee è ossessionato dal ritmo, che incide con una scelta maniacale della punteggiatura, forse oltre al linguaggio la sua vera ricerca. Le cronache raccontano che quando dirigeva gli attori pretendeva un rispetto totale della punteggiatura che aveva scelto, un rispetto della partitura, e quindi del ritmo. Tutto ciò mi porta ad una nuova avventura, un testo realistico, ma che diventa visionario per la potenza del linguaggio, per la maniacalità della punteggiatura e per la visionarietà, dovuta ai fumi dell’alcool e alle vertiginose risate che divorano e fagocitano i protagonisti di questo testo. Albee, nel rifuggire ogni sentimentalismo, applica una sua personale lente di ingrandimento al linguaggio che sente parlare intorno a sé, ne svela i meccanismi di ripetizione a volte surreali che portano ad uno svuotamento di significato, ma come spesso accade in questo testo, parallelamente mostra come il linguaggio sia un’arma efferata per attaccare e ridurre a brandelli l’involucro in cui ciascuno di noi nasconde la propria personalità e le proprie debolezze. Per fare tutto questo ho voluto circondarmi di un cast non ovvio, non scontato, un cast che possa spiazzare e aggiungere potenza a quella che spesso viene sintetizzata come una notturna storia di sesso ed alcool. Un cast che avesse già nei corpi degli attori un tradimento all’immaginario, un atto-attore contro il fattore molesto della civiltà, che Albee ha ben conosciuto, come ci sottolinea nella scelta del titolo. Chi ha paura di Virginia Woolf? Se c’è qualcuno alzi la mano».

Appuntamenti di approfondimento:
Giovedì 24 febbraio, ore 19.00 – Teatro delle Moline
Occhi verdi come i miei
con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni, Paola Giannini
riprese, montaggio e regia Lucio Fiorentino
produzione 2022 TSU – Teatro Stabile dell’Umbria
durata 33 min
Lucio Fiorentino e Vinicio Marchioni presentano il documentario che racconta le prove dello spettacolo, cinque settimane a cavallo tra inverno e primavera a Spoleto, dal tavolino fino al giorno del programmato debutto, e con un’intervista ad Antonio Latella.

«Eravamo nel periodo della chiusura dei teatri durante la seconda ondata della Pandemia da Covid 19.
Attorno a noi l’atmosfera depressa di una città fantasma con ristoranti e hotel chiusi e, ovviamente, senza quasi nessuno in strada. Dentro al teatro, il sentimento di incertezza che avvolgeva tutti, una piccola ciurma che navigava a vista, la paura del contagio che avrebbe interrotto le prove, nessuna data sull’apertura dei teatri e quindi sull’eventuale debutto ma anche una grande voglia di fare, dovuta alla consapevolezza di essere dei privilegiati a poter lavorare e col desiderio di resistere e fare ancora meglio il proprio lavoro anche se forse non sarebbe stato visto da nessuno, almeno nell’immediato.
Le discussioni a tavolino tra regista e attori, gli interventi della dramaturg Linda Dalisi, della traduttrice Monica Capuani e degli altri collaboratori artistici. La difficolta della memoria in un testo che è un oceano di parole, la lenta costruzione della messa in scena.
Lo spettacolo non ha poi debuttato nel 2021 causa pandemia ma è stato rimandato alla stagione teatrale successiva».
Lucio Fiorentino

Calendario delle proiezioni:
24 e 25 febbraio ore 19.00
26 febbraio ore 17.30
27 febbraio ore 20.00
ingresso libero
prenotazione obbligatoria a [email protected]

Sabato 26, ore 17.00 – Foyer del Teatro Arena del Sole
Presentazione del libro
Dramagia – Edward Albee e il mestiere del dramaturg di Linda Dalisi (TSU / Emergenze publishing)
con Linda Dalisi, Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni
modera Rossella Menna
in collaborazione con il PattoLetturaBo
ingresso libero

“Dramagia” è la fusione di due parole: dramaturg/drammaturgo e magia. Il dramaturg/drammaturgo non è solo lo scrittore di testi teatrali ma anche colui che accompagna con le sue ricerche il processo creativo di una messa in scena. La magia è quella parte del processo che resta imponderabile, perché nasce dal caso, dalla natura dell’incontro tra le persone, dal contesto circostante in cui quel lavoro nasce. Quella alchimia che governa una creazione è “magia oscura”, per usare un’espressione di Edward Albee. Albee è motore del racconto per questo libro, nato da un’idea del direttore del TSU Teatro Stabile dell’Umbria, Nino Marino, a partire dalle prove dello spettacolo “Who’s Afraid of Virginia Woolf?” con la regia di Antonio Latella.
Albee è quindi il pretesto per questa sorta di reportage e contemporaneamente ne è l’anima magica. La prima parte è dedicata al racconto di tracce biografiche e tematiche sull’autore.
Segue una seconda parte che fornisce un esempio di quello che potrebbe essere un archivio organizzato dal dramaturg, che metta insieme diario delle prove, testimonianze dei diversi punti di vista da cui è osservato e agito il lavoro (attori, suono e musica, scene, costumi, luci), note a margine al copione, immagini e collegamenti.
La terza parte, infine, tira le fila dei vari discorsi contenuti nelle prime due, facendoli convergere in una riflessione sul parallelo tra il processo creativo in Albee e quello delle prove, cioè del passaggio dal testo alla scena.

Informazioni:
Teatro Arena del Sole, via Indipendenza 44 – Bologna
Prezzi dei biglietti Sala Leo de Berardinis: da 7 € a 25 € esclusa prevendita
Biglietteria: dal martedì al sabato dalle ore 11.00 alle 14.00 e dalle 16.30 alle 19.00
Tel. 051 2910910 – [email protected] | bologna.emiliaromagnateatro.com

Fino al 31 marzo 2022, come definito nel DL del 24/12/2021, l’ingresso a teatro per assistere agli spettacoli è consentito ai possessori di green pass rafforzato e mascherina FFP2. Per i minori di 12 anni non è previsto l’obbligo del green pass.
È possibile utilizzare i biglietti in formato elettronico. Acquistando biglietti on-line o telefonicamente si riceverà una conferma via mail che potrà essere utilizzata per entrare in sala senza necessità di passare dalla biglietteria.

 

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