Bari, le iniziative per i 30 anni del viaggio della Vlora: l’evento che ha segnato una nuova era

Da Durazzo al porto di Bari

Bari, in occasione del trentennale dell’arrivo della Vlora nel porto di Bari (8-8-1991/8-8-2021), la Città di Bari, in collaborazione con i Comuni di Durazzo e di Tirana e con il sostegno di Regione Puglia e Consolato generale albanese in Italia, promuove un programma di iniziative congiunte tra le due sponde dell’Adriatico per ricordare l’evento che ha segnato la storia dei flussi migratori del Novecento.

Ad illustrare gli appuntamenti in programma il 5 agosto a Durazzo e l’8 agosto a Bari, con il coinvolgimento di una fitta rete di attori istituzionali e culturali italiani e albanesi, il sindaco di Bari Antonio Decaro, il console generale della Repubblica di Albania in Bari Gentiana Mburimi, il direttore del Dipartimento Cultura e Turismo della Regione Puglia Aldo Patruno, l’assessora comunale alle Culture Ines Pierucci e Stefano Straziota, direttore creativo dell’Aps Cellule Creative che ha curato gli interventi di Jasmine Pignatelli, l’artista che nel 2019 ha realizzato l’opera “Sono Persone 8.8.1991” sul lungomare di San Girolamo e che in questi giorni sta realizzando un’opera sorella sul lungomare Taulantia di Durazzo. All’incontro con la stampa è intervenuto anche il presidente del Municipio III Nicola Schingaro.

“L’8 agosto sigleremo nuovamente quel patto di solidarietà e fratellanza che trent’anni fa abbiamo stipulato simbolicamente con la comunità albanese – ha esordito Antonio Decaro – e che ogni anno, da allora, ci siamo impegnati a rinnovare non solo in giornate simboliche come quella dell’8 agosto ma sopratutto nella vita di ogni giorno. Le celebrazioni di questo trentennale servono a ricordare quello che è accaduto a Bari quell’8 agosto 1991. La storia del mondo, come lo intendevamo fino ad allora, non è stata più la stessa.

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In questi anni tante cose sono cambiate, il mondo è cambiato, la storia delle nostra città e di questa terra sono cambiate. La storia delle migrazioni è cambiata, forse proprio a partire da quel viaggio, quando diciottomila albanesi decisero che l’Italia sarebbe stata il loro futuro.

Noi oggi siamo orgogliosi di come, in questi trent’anni, le nostre due comunità hanno imparato a convivere dimostrando al mondo intero, che quel giorno aveva gli occhi puntati su quella banchina, che i confini fisici di uno Stato possono trasformarsi da margini in opportunità, se alla base di ogni azione ci sono rispetto e solidarietà nei confronti di chi vive un momento difficile.

La città di Bari allora, nonostante tutte le contraddizioni che pure segnarono quell’evento, si dimostrò una città accogliente, solidale e moderna. Utilizzo questo termine non a caso, perché da quel momento è cominciata la storia della Bari moderna. A testimonianza di questo legame solido che unisce due popoli e due terre abbiamo voluto sviluppare questo programma gemello tra Bari e Durazzo, come se fossimo due città della stessa terra che si parlano e condividono un destino comune. Oggi siamo contenti di poter dire che Bari è Durazzo e Durazzo è Bari, nei fatti, perché tanti albanesi sono cittadini baresi così come tanti italiani vivono e lavorano in Albania. Questa è la dimostrazione di come il mar Adriatico sia da sempre per i nostri due popoli fonte di ricchezza e crescita, e su questo noi vogliamo sviluppare un nuovo concetto di accoglienza e integrazione”.

“Oggi siamo qui per commemorare la storia di trent’anni fa che segnò il futuro di tutti noi, di un popolo, della sua gente e della gente che le aprì le porte di casa – ha dichiarato Gentiana Mburimi -. Fu l’inizio di un viaggio comune, di condivisione di storia e di valori, che ci ha portato a poterci guardare indietro, fieri della strada percorsa insieme.

Trent’anni fa, la nave Vlora approdò sulla costa barese con circa 20 mila albanesi a bordo: un evento di dimensioni enormi, un avvenimento che ha segnato la storia dell’immigrazione mondiale nel secondo Novecento e che ha visto i cittadini baresi e pugliesi impegnati in una straordinaria prova di solidarietà.

Nel 1991 gli albanesi non sono venuti casualmente in Italia, perché sapevano che qui avrebbero trovato ospitalità, come era accaduto nei secoli precedenti, sin dal 1400. Conservare viva la memoria ci aiuta leggere il presente e costruire il futuro.

Le persone sbarcate 30 anni fa hanno passato quasi la metà della loro vita in Italia, ma non hanno mai dimenticato da dove sono arrivati e, soprattutto, non hanno mai dimenticato che sono parte di una storia più grande che ha segnato per sempre la loro vita e la loro esistenza. Oggi la comunità albanese viene considerata come un valore aggiunto e parte attiva della società italiana.

Di fronte a noi abbiamo le coste di Durazzo e ogni giorno le navi viaggiano tra Bari e Durazzo creando collegamenti e scambi commerciali importanti. Sono ormai 30mila gli imprenditori italiani che hanno eletto residenza in Albania e sempre di più la nostra terra offre delle nuove opportunità di crescita, occupazione e sviluppo.

Ho l’onore di servire in una regione dell’Italia che rappresenta da sempre un ponte tra i nostri due Paesi, e il programma di celebrazioni congiunte sarà per noi un’occasione preziosa per non dimenticare da dove siamo venuti e come siamo stati accolti”.

“Per me è un’emozione particolare celebrare l’arrivo della Vlora, che per la generazione di chi è nato negli anni ‘70 e ‘80 ha segnato una cesura nella percezione della storia – ha proseguito Ines Pierucci -. L’ingresso nel mondo avviene nei viaggi, abbandonando il paese della gioventù, diceva Conrad in “Linea d’ombra”, e ci sono frontiere nella propria vita che coincidono con quelle del mare, come accaduto per le persone albanesi a bordo della Vlora. Questa è la storia di un viaggio che appartiene alla storia del nostro Paese e che inizia molto prima del 1991: già nel 1907 tra gli studenti baresi che manifestarono per l’indipendenza e l’autonomia dell’Albania, e poi ancora negli anni tra il 1943 e il 1946, quando uomini e donne albanesi deportati dal fascismo furono accolti in un grande campo profughi nella nostra città, e ancora dopo la caduta del Muro di Berlino, con il confine principale tra il mondo di qua e quello di là che cadde tra le onde del Mediterraneo.

Questo anniversario ci fa riflettere su come siamo cambiati da allora e personalmente credo che, se avessimo capitalizzato l’esperienza albanese, pioniera di una grande esperienza migratoria successiva, l’Italia probabilmente avrebbe gestito diversamente le attuali migrazioni.

A partire dalla vicenda della Vlora la Puglia però ha svolto un ruolo straordinario, anche grazie all’umanità del sindaco Enrico Dalfino, le cui parole coraggiose oggi sono diventate opera d’arte.

Quella della Vlora è la storia di un viaggio alla ricerca di futuro, per quanto complicato possa essere individuarne le diverse ragioni, perché la vita degli esseri umani, nei diversi contesti storici e politici, è molto più complessa di quanto si possa dire a parole.

Per concludere, prendo in prestito le parole, come sempre illuminanti, di Alessandro Leogrande, che scriveva che le coste europee sono frontiera per i profughi, e la frontiera è un termometro del mondo. La frontiera non è un luogo preciso ma una moltiplicazione di una serie di luoghi in continuo mutamento che coincidono con le possibilità di finire da una parte o rimanere nell’altra sponda”.

“Come Regione Puglia – ha sottolineato Aldo Patruno – siamo orgogliosi di poter concorrere alla realizzazione di questi eventi. Questa operazione si inscrive in una collaborazione piena con il Comune di Bari che va dalla valorizzazione dei luoghi a quella della memoria, in una logica non meramente celebrativa ma di senso. Riprendendo Leogrande, mi ha sempre colpito la sua idea che la Puglia che oggi conosciamo, quella di cui tutti parlano, nasce in quel momento storico, nel ‘91 e nel ‘92, quando riscopre la propria identità di regione al centro del Mediterraneo, crocevia di storie e culture, nel bene e nel male. Da lì comincia la nuova storia della nostra terra e tutte le azioni che abbiamo messo in campo, comprese queste, raffinate e simboliche, che valorizzano la specularità tra Bari e Durazzo nelle opere d’arte, nei convegni e nell’intitolazione dei luoghi, sono un pezzo di questo percorso culturale.

Ringrazio i colleghi che da tempo stanno lavorando a progetti di cooperazione territoriale europea, tra i quali quelli dell’INTERREG Italia, Albania e Montenegro sono i più significativi. Sono incentrati sulla figura di Gramsci, e quindi sul tema della capacità di fare i conti con la memoria. È proprio grazie all’INTERREG che sosteniamo questo progetto che chiude al meglio un intero ciclo di programmazione e, al contempo, segna l’inizio di una nuova storia nel nome dell’amore che lega i nostri popoli”.

“Vorrei ringraziare innanzitutto la famiglia Dalfino perché, senza il loro appoggio, non avremmo potuto portare avanti questo progetto – ha concluso Stefano Straziota -. E poi le istituzioni che ci hanno garantito pieno sostegno e gli sponsor che ci hanno consentito di portare a termine la seconda parte di un’unica opera, quella che inaugureremo il 5 agosto sul lungomare di Durazzo che dialoga idealmente con quella già realizzata nel 2019 sul waterfront di San Girolamo. I due interventi, visti assieme, rappresentano un unicum creativo in grado di sprigionare davvero molte energie. L’opera albanese ha la forma di un monolite, di un triangolo equilatero e assomiglia volutamente alla prua di una nave per via della sua inclinazione. Al suo interno cova la storia che rimanda agli avvenimenti di quei giorni e, soprattutto, all’amicizia nata fra i nostri due popoli. L’esterno, invece, ricorda un libro aperto, sul quale speriamo si possa continuare a scrivere storie di amicizia tra i due Paesi. Questo è un momento che ci rende estremamente orgogliosi, perché seguire la strada del cuore, come ha fatto il nostro eroe di quel tempo, il sindaco Enrico Dalfino, farà crescere sempre più il valore di queste opere grazie allo spessore di un essere umano che è riuscito a preservare la propria umanità anche in un frangente così drammatico”.

Dopo il prologo organizzato dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con l’IPSAIC e l’associazione Le Aquile di Seta, con il convegno del 24 luglio scorso “Le Speranze della dolce Nave – 30 anni dopo. La migrazione del popolo albanese tra passato, presente e sfide futuro”, le giornate del 5 e dell’8 agosto vedranno svolgersi una serie di eventi nelle città di Durazzo e di Bari.

Nel pomeriggio di giovedì 5 agosto, presso il Palazzo della Cultura di Durazzo, alle ore 17.15, sarà inaugurata una mostra fotografica sull’esodo a cura di un collettivo di artisti italiani e albanesi.

Alle ore 18, sul lungomare Taulantia di Durazzo, alla presenza di una delegazione istituzionale guidata dall’assessora alle Culture Ines Pierucci, sarà inaugurata l’opera di Jasmine Pignatelli SONO PERSONE / JANË NJERËZ 8.8.1991, che dialoga idealmente con l’opera sorella realizzata dalla stessa artista sul lungomare IX Maggio di Bari nel 2019.

L’opera installata sul lungomare della città albanese è lo sviluppo in verticale di un triangolo equilatero con un lato aperto, che al contempo ricalca la prua di una nave e un libro custode di una storia. All’interno un testo inciso in codice morse ripercorre la storia e i valori che la scultura celebra: l’omaggio al sindaco Enrico Dalfino, l’amicizia di due popoli, il sentimento di accoglienza manifestato durante gli episodi dell’8 agosto 1991.

Un dialogo in codice morse, da Levante a Levante, due sculture unite dal mare Adriatico, connesse da un messaggio comune – le parole di pace e accoglienza pronunciate allora dal sindaco di Bari Enrico Dalfino: “Sono Persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza”.

Alle ore 20, nell’anfiteatro romano della città albanese, andrà in scena lo spettacolo teatrale “La nave dolce”, scritto e diretto da Daniela Nicosia, interpretato da Massimiliano Di Corato e prodotto da TIB Teatro. Lo spettacolo ripercorre in modo evocativo la drammatica vicenda della Vlora, con un testo crudo e immaginifico al contempo in cui lo sviluppo drammaturgico procede attraverso tre voci: quella di chi si mette in viaggio, quella di chi accoglie, quella di chi guarda; per ogni voce una lingua: un idioma italo-albanese, il dialetto pugliese e l’italiano; per ogni lingua tre punti di vista: un giovane albanese, un barese e un bambino. Una triangolazione dello sguardo che intreccia le tre prospettive alla ricerca di un impatto emotivo che, senza retorica, solleciti la coscienza collettiva.

Domenica 8 agosto, a trent’anni esatti dall’arrivo della Vlora, la città di Bari ricorderà l’evento con un fitto programma di appuntamenti.

Alle ore 11, nel Teatro Piccinni, su iniziativa della Fondazione Feltrinelli si terrà l’incontro “Il lungo viaggio dei diritti. Bari: a trent’anni dallo sbarco dei cittadini albanesi”, terza data live del Calendario Civile organizzata in collaborazione con il Comune di Bari e One Bridge to Idomeni Onlus. A portare la loro testimonianza il giornalista allora inviato del Manifesto Guido Ruotolo, l’avvocato Gianni Di Cagno, che al tempo sedeva in Consiglio comunale, Eva Karafili, attrice e testimone diretta, e gli attivisti dell’associazione Passatutti di Bari.

A parlare di integrazione saranno Edoardo Garonzi di One Bridge To Idomeni, Ana Estrela dell’associazione Origens di Bari e Caterina Di Fazio dell’Università di Maastricht.

Nella terza parte dell’incontro si rifletterà sull’accoglienza con il sindaco di Bari Antonio Decaro, l’ambasciatore italiano a Tirana Fabrizio Bucci, il sindaco di Tirana Erion Velia e il sindaco di Durazzo Emiriana Sako. A moderare l’incontro la giornalista Annamaria Minunno.

Nel corso dell’incontro sarà proiettato il video “Da Levante a Levante”, del regista Francesco Castellani, che racconta il making of delle opere di Jasmine Pignatelli con testimonianze, storie, volti e fasi della realizzazione dei due monumenti.

Alle ore 19.30, sul lungomare IX Maggio, si terrà l’inaugurazione dell’area verde, appena riqualificata, situata al di sotto dell’installazione artistica realizzata nel 2019 da Jasmine Pignatelli, che assumerà il toponimo largo Sono Persone 8.8.1991. Questo spazio pubblico, di circa 300 metri quadrati, valorizza l’area costruendo una cornice che inquadra la facciata dell’edificio con l’opera d’arte e consente la fruizione di uno spazio di sosta e meditazione, rivolto verso il mare.

Alle ore 20.40, sulla piazza del mare del waterfront di San Girolamo, si terrà la perfomance artistica sonora di Jasmine Pignatelli, a cura della sezione Bari dell’A.R.I., nel corso della quale sarà effettuato un radio collegamento in codice morse con il nominativo speciale “IR7ZA” rilasciato dal ministero dello Sviluppo economico.

Infine, sul palco allestito sempre sulla piazza del mare, alle ore 21.15 andrà in scena lo spettacolo teatrale “La nave dolce”.

Lo spettacolo “La nave dolce” a Bari è sostenuto da risorse di Regione Puglia nell’ambito del Progetto 3C a valere su risorse del Programma INTERREG IPA CBC Italia-Albania-Montenegro 2014-2020.

Per assistere all’evento, a ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili, è necessario prenotarsi sul sito di eventbrite a questo link.

In ricordo del viaggio della Vlora l’artista albanese Duli Caja ha donato alla Città di Bari un grande arazzo realizzato nel 2014 con scampoli di tessuto colorato e composto da circa diciottomila bottoncini cuciti sulla stoffa che richiamano il numero di persone a bordo della Vlora l’8 agosto del 1991.

L’opera, ora esposta nella sala giunta di Palazzo di Città, racconta il dolore di quella disperata migrazione per mare e rimanda alle guerre fratricide nei Balcani, cucendo su un’unica tela i colori scuri della sofferenza e quelli chiari dell’attesa: attesa di una reazione di solidarietà e fratellanza da parte di chi viveva sull’altra sponda dell’Adriatico.

Di seguito la gallery che comprende la locandina col programma degli eventi:


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