Prende ufficialmente il via a Davos, in Svizzera, l’edizione 2026 del World Economic Forum, in un clima segnato da tensioni internazionali senza precedenti negli ultimi anni. Il tradizionale appuntamento che riunisce capi di Stato, leader economici e istituzioni globali si apre infatti con un’agenda dominata dalle crisi geopolitiche, dalle fratture transatlantiche e dal ritorno di una retorica muscolare che rischia di ridefinire gli equilibri globali.
Trump a Davos tra Groenlandia, dazi e Board of Peace
A catalizzare l’attenzione è soprattutto la presenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, atteso a Davos nelle giornate del 21 e 22 gennaio. Mercoledì interverrà con uno “special address”, mentre giovedì presiederà quella che definisce la prima convocazione del neonato Board of Peace, il Comitato per la pacificazione di Gaza, iniziativa che ha già sollevato forti perplessità diplomatiche, soprattutto in Europa.
Trump arriva al Forum ribadendo con fermezza la volontà americana di assumere il controllo della Groenlandia, definita dal presidente Usa “fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale”. Parole accompagnate da minacce concrete: dazi fino al 10% contro i Paesi europei che hanno inviato militari sull’isola artica e tariffe del 200% su vini e champagne francesi come strumento di pressione politica.
Il fronte europeo tra dialogo e linea rossa
I leader europei presenti a Davos cercano una difficile mediazione. In prima linea la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, tutti impegnati a evitare un’escalation commerciale e diplomatica, senza, però, cedere su principi considerati non negoziabili.
Parigi ha definito “inaccettabili e inefficaci” le minacce di Trump sui dazi, mentre da Bruxelles filtra l’ipotesi di sospendere accordi commerciali e valutare l’utilizzo dello strumento anti-coercizione dell’Unione Europea. L’obiettivo comune resta quello di riportare il confronto su binari multilaterali, ma il margine di manovra appare sempre più stretto.
Ucraina e Medio Oriente, dossier intrecciati al Forum
Accanto alla questione Groenlandia, Davos diventa terreno di confronto anche sulla guerra in Ucraina e sulla ricostruzione di Gaza. Trump ha aperto all’ipotesi di coinvolgere anche Russia e Cina nel Board of Peace, mossa che rischia di creare un organismo parallelo alle Nazioni Unite e di ridefinire gli assetti della governance internazionale delle crisi.
Il tema ucraino resta centrale per l’Europa, che teme un ridimensionamento del sostegno occidentale a Kiev in cambio di nuovi equilibri strategici tra Washington e Mosca. Proprio su questo punto, gli incontri informali a margine del Forum potrebbero rivelarsi decisivi.
Mercati nervosi e rischio di guerra commerciale
Le tensioni politiche si riflettono immediatamente sui mercati finanziari. Le minacce di nuovi dazi e le frizioni tra Stati Uniti e Unione Europea hanno già alimentato volatilità nelle principali piazze europee, con timori crescenti di una nuova guerra commerciale. A Davos, economisti e banchieri avvertono che un’escalation tariffaria potrebbe rallentare la crescita globale e aggravare le fragilità di un’economia mondiale ancora esposta a shock geopolitici.
Un Davos decisivo per gli equilibri globali
L’edizione 2026 del World Economic Forum si configura così come uno snodo cruciale. Più che un semplice luogo di confronto, Davos diventa il banco di prova di una comunità internazionale chiamata a scegliere tra cooperazione e conflitto, tra multilateralismo e logica della forza. Come ha sintetizzato lo stesso Trump, “sarà un Davos interessante”. Per molti osservatori, potrebbe essere soprattutto un Davos destinato a segnare una svolta.
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