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Von der Leyen per la Giornata della Memoria: “Nessuna giustificazione per l’antisemitismo”

La Presidente della Commissione UE ricorda Auschwitz-Birkenau e denuncia l’aumento dell’antisemitismo: “La memoria non è scontata, dipende da noi”.

Ogni anno, il 27 gennaio, l’Europa si ferma. Non è una ricorrenza come le altre, non è un rituale istituzionale da archiviare con un minuto di silenzio e qualche frase di circostanza. È un appuntamento con la coscienza collettiva. La Giornata internazionale della Memoria dell’Olocausto richiama alla mente l’abisso della Shoah e, allo stesso tempo, interroga il presente: cosa resta di quella tragedia nelle nostre società? Quanto è solida la memoria pubblica di fronte alla disinformazione, al revisionismo, alla banalizzazione del male? E soprattutto: quanto siamo pronti a difendere oggi, concretamente, la dignità umana contro le nuove forme di odio?

A 81 anni dalla liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau, il rischio più grande non è solo dimenticare, ma ricordare male. Ricordare in modo distorto, selettivo, ridotto a slogan. Negli ultimi anni, l’Europa ha visto riemergere con forza segnali inquietanti: l’antisemitismo non è scomparso, ha cambiato linguaggio, canali e strumenti. Si manifesta negli insulti online, nelle aggressioni fisiche, nei vandalismi contro sinagoghe e cimiteri, nelle teorie del complotto che si moltiplicano sulle piattaforme digitali. Ma anche in un clima più sottile e pericoloso: quello della normalizzazione, dell’indifferenza, della stanchezza verso la memoria.

È in questo contesto che assume un peso politico e morale particolare la dichiarazione della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che alla vigilia della Giornata della Memoria ha voluto ribadire con chiarezza un principio fondamentale: non esiste alcuna giustificazione per l’antisemitismo, e la memoria della Shoah non può essere trasformata in un campo di battaglia ideologico o in un’arma di propaganda.

Il punto centrale, oggi, non è soltanto commemorare il passato. È difendere il significato del passato, impedirne la deformazione. Perché quando la storia viene manipolata, non è solo la verità a essere in pericolo: è la tenuta stessa della convivenza democratica. L’Europa nasce anche come risposta alle macerie morali del Novecento, ai genocidi, alle persecuzioni, ai totalitarismi. Se la memoria dell’Olocausto perde precisione e forza, allora si indebolisce anche l’architettura dei valori europei: libertà, diritti, pluralismo, rispetto delle minoranze.

Un’altra urgenza attraversa il presente: quella che von der Leyen definisce la fine dell’“era dei testimoni”. I sopravvissuti sono sempre meno, e con loro rischia di spegnersi una forma insostituibile di testimonianza: la voce diretta di chi ha visto, sofferto e vissuto l’orrore. Questo passaggio storico impone una responsabilità ancora più grande alle istituzioni, alle scuole, ai media e alla società civile: trasformare la memoria in un impegno permanente, capace di parlare anche alle nuove generazioni.

La dichiarazione della Presidente della Commissione europea si inserisce quindi in una fase in cui la memoria non può più essere affidata solo alla commemorazione, ma deve diventare una strategia culturale e politica: difesa della verità storica, tutela dei luoghi della memoria, contrasto all’odio online, protezione dei luoghi di culto, rafforzamento della sicurezza pubblica e delle comunità vulnerabili.

Di seguito, la dichiarazione integrale rilasciata dalla Presidente von der Leyen:

“Domani ricorre l’81° anniversario della liberazione del campo di concentramento e di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. Ricordiamo e rendiamo omaggio ai sei milioni di donne, uomini e bambini ebrei assassinati nell’Olocausto, così come a tutte le altre vittime innocenti del regime nazista. Le loro vite sono state brutalmente spezzate da un’ideologia dell’odio, ma la loro memoria continuerà a vivere come testimonianza morale per l’umanità e come monito permanente.

Tre generazioni dopo la Shoah, la memoria dell’Olocausto è più importante che mai. La distorsione dell’Olocausto viene utilizzata per dividerci, relativizzare i crimini e alimentare l’antisemitismo. Sia chiaro: nulla può mai giustificare la distorsione, la minimizzazione o la strumentalizzazione di uno dei capitoli più oscuri della storia europea.

Abbiamo assistito a un aumento degli atti antisemiti in tutta Europa, che costringe molti ebrei a nascondere la propria identità e a vivere nella paura. Questo è inaccettabile. Non c’è posto né giustificazione per l’antisemitismo.

Siamo al fianco delle nostre comunità ebraiche europee. La vita ebraica in Europa deve poter prosperare, non nascondersi. L’Europa deve essere un luogo sicuro per gli ebrei e per le persone di tutte le fedi. Continuiamo ad attuare la Strategia dell’UE per combattere l’antisemitismo e promuovere la vita ebraica, insieme a tutti gli Stati membri. Per contrastare l’antisemitismo online, stiamo sviluppando una rete di segnalatori attendibili. Lavoriamo per prevenire la radicalizzazione, garantire la protezione dei gruppi vulnerabili online e rafforzare le misure di sicurezza per proteggere gli spazi pubblici e i luoghi di culto dagli attacchi.

Stiamo ora giungendo alla fine della cosiddetta “era dei testimoni”. Con la scomparsa degli ultimi sopravvissuti, la nostra responsabilità cresce. Dobbiamo trovare nuovi modi per ricordare le atrocità, raccontare la verità su quanto è accaduto e trarre insegnamenti dal passato. A tal fine, stiamo tutelando i luoghi della memoria dell’Olocausto e rafforzandone la visibilità e il riconoscimento tra le diverse generazioni.

La memoria non è scontata. Dipende da noi. Dobbiamo trasmettere le lezioni della Shoah e costruire un’Europa libera dall’antisemitismo e da ogni forma di odio. La memoria dell’Olocausto deve rimanere accurata, rilevante e significativa. Questa è la nostra responsabilità condivisa e il nostro impegno duraturo come europei.”

Memoria e presente: perché l’antisemitismo torna a crescere in Europa

Le parole di von der Leyen insistono su un punto che oggi appare sempre più evidente: l’antisemitismo non è un residuo del passato, ma un fenomeno contemporaneo che si adatta ai tempi. La sua crescita non è solo un problema di ordine pubblico, ma un campanello d’allarme democratico.

Quando una parte della popolazione è costretta a “nascondere la propria identità” per paura, come sottolinea la Presidente, significa che il patto sociale è sotto stress. Significa che la libertà religiosa e la sicurezza delle minoranze non sono più garantite pienamente. E significa che la memoria dell’Olocausto, se ridotta a celebrazione formale, non ha svolto la sua funzione principale: impedire che l’odio trovi di nuovo spazio.

La fine dell’era dei testimoni e la nuova responsabilità europea

Uno dei passaggi più forti della dichiarazione riguarda la fine dell’“era dei testimoni”. È un cambio di fase storico: la memoria non può più basarsi solo sulla presenza viva dei sopravvissuti. Serve un salto di qualità.

Per questo l’UE punta su:

  • tutela dei luoghi della memoria
  • rafforzamento della visibilità storica tra generazioni
  • contrasto all’odio online con strumenti specifici (come la rete di segnalatori attendibili)
  • prevenzione della radicalizzazione e protezione degli spazi pubblici e dei luoghi di culto

In altre parole: la memoria diventa un’infrastruttura culturale e di sicurezza. Non solo un dovere morale, ma una politica concreta.

Un impegno che riguarda tutti: istituzioni, scuola e società

La frase conclusiva della Presidente racchiude il senso dell’intero messaggio: “La memoria non è scontata. Dipende da noi.” È un richiamo che supera i confini della politica e riguarda l’intera società europea.

Perché la memoria non vive nei monumenti, ma nelle scelte quotidiane: nel modo in cui si educa, si informa, si discute, si costruisce il linguaggio pubblico. La Shoah non può essere un ricordo congelato nel passato: deve restare un criterio di giudizio del presente.

E se la memoria deve rimanere “accurata, rilevante e significativa”, allora la sfida è anche comunicativa: parlare ai giovani, alle piattaforme digitali, a un mondo in cui la verità compete ogni giorno con la manipolazione.

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