Venezuela-Usa, Maduro apre al dialogo con Washington: «pronti a parlare di droga, petrolio e sviluppo economico».
Crisi Venezuela-Usa, il presidente Maduro rilancia il dialogo su narcotraffico, petrolio e sviluppo economico nel mezzo delle pressioni militari di Washington.
Venezuela-Usa, Maduro apre al dialogo con Washington: «pronti a parlare di droga, petrolio e sviluppo economico».
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha dichiarato di essere “pronto” ad avviare un confronto diretto con gli Stati Uniti su tre dossier chiave: la lotta al narcotraffico, il petrolio e gli accordi di sviluppo economico. L’apertura è arrivata nel corso di un’intervista televisiva trasmessa dall’emittente statale VTV, in un momento di fortissima tensione diplomatica e militare tra Caracas e Washington, segnata dallo schieramento di navi da guerra statunitensi nei Caraibi e da una serie di operazioni contro presunte rotte del traffico di droga.
Il messaggio di Maduro: «parliamo seriamente»
Nel corso dell’intervista, Maduro ha ribadito che la disponibilità al dialogo non è nuova e che il governo degli Stati Uniti ne sarebbe pienamente consapevole. «Se vogliono discutere seriamente di un accordo per combattere il narcotraffico, siamo pronti», ha affermato, aggiungendo che Caracas è altrettanto disponibile a riaprire il capitolo energetico. Secondo il presidente venezuelano, il Venezuela sarebbe pronto ad accogliere investimenti americani nel settore petrolifero «quando vogliono, dove vogliono e come vogliono», citando esplicitamente l’esperienza con Chevron, attualmente l’unica grande compagnia Usa a esportare greggio venezuelano verso gli Stati Uniti.
Il contatto con la Casa Bianca e il colloquio di novembre
Maduro ha confermato di aver avuto un solo colloquio diretto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avvenuto lo scorso 21 novembre. Una conversazione telefonica di circa dieci minuti, definita dal leader venezuelano «molto rispettosa», ma seguita da sviluppi giudicati «non piacevoli». Nonostante ciò, Maduro ha insistito sulla necessità di «iniziare a parlare sul serio», lasciando intendere che il dialogo, seppur fragile, rimane l’unica via percorribile per evitare un’ulteriore escalation.
Pressioni militari e accuse di narcotraffico
Le dichiarazioni del presidente venezuelano arrivano dopo mesi di crescente pressione da parte di Washington. L’amministrazione Trump ha giustificato le operazioni militari nei Caraibi come parte di una strategia di contrasto ai cartelli della droga, parlando apertamente di un “conflitto armato” contro il narcotraffico. Secondo i dati diffusi dagli Stati Uniti, gli attacchi marittimi avrebbero colpito decine di imbarcazioni sospettate di trasportare stupefacenti, causando oltre cento vittime, tra cui anche cittadini venezuelani. Maduro, dal canto suo, respinge con forza le accuse di narcoterrorismo e denuncia una campagna mirata a rovesciare il suo governo.
Il nodo del petrolio e le riserve venezuelane
Al centro dello scontro resta il petrolio. Il Venezuela possiede le maggiori riserve accertate al mondo e, secondo Maduro, l’obiettivo reale degli Stati Uniti sarebbe quello di ottenere un accesso privilegiato a queste risorse. Le sanzioni petrolifere, il sequestro di navi e le restrizioni finanziarie avrebbero aggravato una crisi economica già profonda, spingendo Caracas a rilanciare l’ipotesi di accordi energetici come strumento di distensione e rilancio economico.
L’ombra dell’escalation e il silenzio sugli attacchi sul suolo venezuelano
Interrogato sulle presunte operazioni statunitensi condotte direttamente in territorio venezuelano, inclusi attacchi con droni a strutture portuali, Maduro ha evitato di entrare nei dettagli, rimandando eventuali commenti a un momento successivo. Ha, però, assicurato che il sistema di difesa nazionale garantisce l’integrità territoriale e la sicurezza del Paese, ribadendo che il popolo venezuelano «è al sicuro e in pace».
Migrazioni, cooperazione interrotta e tensioni politiche
Nel corso dell’intervista, il presidente ha espresso sorpresa anche per la sospensione della cooperazione con Washington sui rimpatri dei migranti venezuelani, un tema centrale per l’amministrazione Trump. Secondo Maduro, un accordo era stato raggiunto e stava funzionando, prima che gli Stati Uniti interrompessero improvvisamente i voli di rimpatrio a dicembre, alimentando ulteriormente le tensioni diplomatiche.
Un’apertura che resta tutta da verificare
Non è la prima volta che Caracas lascia intravedere spiragli di dialogo con Washington, ma finora alle parole non sono seguiti progressi concreti. L’intervista di fine anno rappresenta tuttavia un segnale politico rilevante: sotto la pressione militare ed economica degli Stati Uniti, Maduro sembra disposto a rimettere sul tavolo negoziati complessi, nella speranza di ridurre l’isolamento internazionale e di rilanciare l’economia venezuelana. Resta da capire se, dall’altra parte, la Casa Bianca sarà disposta a raccogliere l’invito e ad avviare un confronto basato, come chiede il leader venezuelano, su «dati concreti» e non sulla forza.
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