Venezuela, liberi due italiani: Gasperin e Pilieri. Attesa per Trentini mentre Caracas prova a riaprire con Usa e Occidente
Caracas libera alcuni prigionieri politici e apre uno spiraglio diplomatico: tra i rilasciati due italiani, mentre resta alta l’attesa per Alberto Trentini
Venezuela, liberi due italiani: Gasperin e Pilieri. Attesa per Trentini mentre Caracas prova a riaprire con Usa e Occidente
Il governo di Caracas rompe il silenzio e annuncia la liberazione di un numero significativo di detenuti politici, tra cui cittadini stranieri. Una mossa che arriva in una fase di profonda instabilità interna e di forti pressioni internazionali, e che assume il valore di un messaggio politico diretto agli Stati Uniti e alla comunità globale. Tra i nomi confermati figurano anche due italiani: l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e dirigente politico Biagio Pilieri, entrambi detenuti da mesi in Venezuela. Una svolta che riaccende le speranze per altri connazionali ancora reclusi, primo fra tutti il cooperante Alberto Trentini, incarcerato da oltre 400 giorni.
La liberazione dei detenuti come strumento di legittimazione internazionale
L’annuncio ufficiale è arrivato per voce del presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez, che ha parlato di una decisione assunta per “ridurre le tensioni” e favorire una fase di convivenza pacifica. Dietro le parole istituzionali emerge, però, una strategia più ampia: il tentativo del regime venezuelano di recuperare credibilità dopo mesi di isolamento diplomatico, sanzioni e accuse di repressione sistematica dell’opposizione. La scarcerazione di prigionieri politici, soprattutto stranieri, appare come una moneta di scambio simbolica per riaprire canali di dialogo con Washington e con l’Unione europea.
Il contesto statunitense e il fronte interno americano
Negli Stati Uniti il dossier Venezuela resta altamente sensibile. Il Senato, a maggioranza repubblicana, ha approvato una risoluzione che limita la possibilità per il presidente Donald Trump di intraprendere nuove azioni militari contro Caracas senza il via libera del Congresso. Un voto politico rilevante, che segnala le divisioni interne e frena l’ipotesi di un’escalation armata. Trump, tuttavia, continua a mantenere una linea dura sul piano retorico, parlando apertamente di operazioni terrestri contro i cartelli della droga e annunciando un imminente incontro con María Corina Machado, simbolo dell’opposizione democratica al chavismo.
L’Europa tra Groenlandia e accuse di neocolonialismo
Sul piano internazionale, le tensioni non si fermano al Venezuela. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha rilanciato l’interesse strategico degli Stati Uniti sulla Groenlandia, mentre dall’Europa si alza una voce critica. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato apertamente di “aggressività neocoloniale”, denunciando una deriva delle grandi potenze verso logiche di spartizione delle aree di influenza. Un quadro che rende ancora più fragile l’equilibrio globale e inserisce la crisi venezuelana in una partita geopolitica ben più ampia.
I volti della liberazione: Pilieri e Gasperin tornano liberi
La scarcerazione di Biagio Pilieri rappresenta uno dei segnali più forti di questa nuova fase. Giornalista, politico e leader del partito Convergenza, Pilieri era detenuto dal 28 agosto 2024 nel carcere di El Helicoide, uno dei simboli della repressione venezuelana. Accusato di terrorismo e tradimento alla patria, è stato a lungo tenuto in isolamento, senza possibilità di comunicare con l’esterno. Con lui è tornato in libertà anche Enrique Márquez, ex candidato presidenziale e figura di spicco dell’opposizione moderata.
Accanto a Pilieri, le autorità di Caracas hanno rilasciato l’imprenditore Luigi Gasperin, 77 anni, arrestato nell’agosto 2025 a Maturín con accuse legate alla presunta detenzione di materiale esplosivo. Le sue condizioni di salute avevano destato forte preoccupazione in Italia, rendendo il caso particolarmente delicato sul piano umanitario e diplomatico.
L’attesa per Alberto Trentini e per gli altri italiani detenuti
Nonostante le liberazioni annunciate, resta alta l’attenzione per i connazionali ancora in carcere. Alberto Trentini, cooperante arrestato nel novembre 2024 mentre lavorava per una ong internazionale, rimane detenuto senza accuse formali. Accanto a lui, il commercialista piemontese Mario Burlò e altri cittadini italiani o italo-venezuelani attendono sviluppi. In totale, secondo le stime, sarebbero oltre venti gli italiani coinvolti, spesso vittime di una vera e propria “diplomazia degli ostaggi”.
La Farnesina e il lavoro silenzioso della diplomazia italiana
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani segue il dossier con la massima discrezione. In contatto costante con l’ambasciata a Caracas, la rete consolare e interlocutori internazionali, la Farnesina punta ad accelerare le procedure di rilascio evitando qualunque dichiarazione che possa compromettere i negoziati. Un lavoro sottotraccia, condiviso anche con Washington, che potrebbe portare nuovi risultati nelle prossime ore.
Un regime sotto pressione tra aperture e calcoli politici
La decisione di Caracas arriva in un momento di estrema fragilità per il potere venezuelano. Le proteste interne, le sanzioni economiche e l’isolamento diplomatico hanno eroso la tenuta del regime. La liberazione dei prigionieri politici appare dunque come un gesto calcolato, utile a guadagnare tempo e spazio sul piano internazionale. Resta, però, aperta la questione dei diritti umani: secondo l’ong Foro Penal, nel Paese ci sarebbero ancora centinaia di detenuti politici, molti dei quali in condizioni critiche.
Tra speranza e prudenza, le prossime ore decisive
Le immagini degli abbracci davanti alle carceri di Caracas hanno fatto il giro del mondo, alimentando la speranza delle famiglie che attendono notizie. La cautela, però, resta d’obbligo: ogni parola e ogni mossa diplomatica possono risultare decisive. Per l’Italia, la priorità resta una: riportare a casa Alberto Trentini e gli altri connazionali, trasformando il segnale di apertura di Caracas in una svolta concreta e duratura.
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