Usa bombardano Caracas e annunciano la cattura di Maduro: Venezuela in stato di emergenza, allerta per 160 mila italiani.
Bombardamenti sulla capitale, Caracas denuncia “aggressione” e proclama lo stato di emergenza. Farnesina in allerta per la comunità italiana: “Restate in casa”.
Usa bombardano Caracas e annunciano la cattura di Maduro: Venezuela in stato di emergenza, allerta per 160 mila italiani.
Dopo settimane di crescente tensione, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare sul Venezuela, colpendo la capitale Caracas e altri obiettivi nel Paese. A dare la notizia più dirompente è stato il presidente americano Donald Trump, che su Truth ha scritto che l’azione è stata “su larga scala” e si è conclusa con la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie, “portati fuori dal Paese”.
Esplosioni, aerei a bassa quota e siti strategici sotto tiro
Le prime segnalazioni dal Venezuela parlano di esplosioni udite intorno alle 2 del mattino (le 7 in Italia), con velivoli in volo a bassa quota e blackout in alcune zone della capitale. Testimoni hanno raccontato di boati ravvicinati e di persone scese in strada durante i bombardamenti. Secondo ricostruzioni rilanciate da media internazionali, tra gli obiettivi colpiti ci sarebbero installazioni militari e infrastrutture logistiche, mentre da fonti regionali è stata indicata anche la possibilità di danni in aree altamente simboliche del potere chavista, come la sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña.
Caracas denuncia “aggressione militare” e chiama alla mobilitazione
Il governo venezuelano ha reagito definendo l’azione statunitense una “gravissima aggressione militare”, sostenendo che siano stati colpiti obiettivi civili e militari. In una nota ufficiale è stata annunciata la dichiarazione dello stato di emergenza e l’invito alla “mobilitazione” della popolazione, con l’attivazione dei piani di difesa nazionale. La narrazione di Caracas è quella di un attacco “imperialista” che punta al rovesciamento politico del Paese.
Il nodo “prova di vita” e l’incertezza sul destino del presidente
Nonostante l’annuncio americano, la vicepresidentessa Delcy Rodríguez ha dichiarato che al momento non sarebbe noto dove si trovino Maduro e la moglie, chiedendo pubblicamente una prova che siano vivi. Si tratta di un passaggio cruciale perché, oltre alla dimensione politica, alimenta interrogativi immediati sul controllo effettivo della catena di comando nel Paese e sulla possibilità che si apra una fase di transizione forzata o di scontro interno.
Washington parla di “nuova alba”, ma resta il tema della legittimità dell’azione
Dagli Stati Uniti, la linea è stata rivendicata come svolta: il vice segretario di Stato Christopher Landau ha parlato di “nuova alba” per il Venezuela e di un “tiranno” che ora dovrà affrontare la giustizia. Parallelamente, negli stessi Stati Uniti si è riacceso il dibattito su autorizzazioni e cornice legale dell’operazione, con interrogativi sulla catena decisionale e sui passaggi istituzionali.
Le reazioni internazionali: condanne da Mosca e Teheran, tensione regionale
Tra le prime reazioni esterne spiccano le condanne della Russia, che ha parlato di “aggressione armata” e di violazione del diritto internazionale, e dell’Iran, che ha denunciato una “flagrante violazione della sovranità” venezuelana. In America Latina la preoccupazione è doppia: da un lato il rischio di escalation militare, dall’altro l’impatto umanitario e migratorio, con la Colombia che guarda con allarme a possibili nuove ondate di profughi e a ricadute sulla sicurezza lungo il confine.
L’allerta per la comunità italiana: “Non uscite di casa”
L’Italia segue l’evoluzione con particolare attenzione per la presenza di una vasta comunità di connazionali: secondo le stime richiamate nelle comunicazioni ufficiali, in Venezuela vivono circa 160 mila italiani, spesso con doppia cittadinanza, oltre a expat e turisti. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che l’Unità di crisi della Farnesina è operativa e che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata. L’ambasciatore d’Italia a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha invitato i connazionali a restare nelle abitazioni, evitare spostamenti e mantenere il contatto con ambasciata e consolati, sottolineando che la priorità è l’incolumità.
Detenuti e sicurezza: la Farnesina monitora anche i casi più delicati
Tra i dossier seguiti con urgenza ci sono anche quelli relativi a cittadini italiani detenuti nelle carceri venezuelane. Tajani ha ricordato che la tutela riguarda l’intera comunità presente nel Paese, inclusi i detenuti, mentre sul terreno la situazione resta fluida: chiusure dello spazio aereo, incertezza sugli spostamenti e rischio di manifestazioni o disordini potrebbero complicare ulteriormente qualsiasi scenario di assistenza.
Uno scenario aperto: transizione, scontro interno o escalation
La cattura annunciata di Maduro, se confermata in tutti i dettagli e soprattutto nelle condizioni di detenzione e nella prova di vita richiesta da Caracas, aprirebbe una fase senza precedenti nella crisi venezuelana. Restano, però, molte incognite: il bilancio delle vittime e dei danni, l’effettiva tenuta delle istituzioni, la reazione delle forze armate e la possibilità che l’operazione americana inneschi un’escalation regionale o una polarizzazione ancora più dura sul piano internazionale. In attesa della conferenza stampa annunciata da Trump e di riscontri indipendenti, l’unica certezza è che il Venezuela entra in ore decisive, con ripercussioni potenzialmente globali.
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