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Ucraina-Russia, il rapporto choc: quasi 1,8 milioni di soldati morti, feriti e dispersi dall’inizio della guerra

Uno studio del CSIS rivela il bilancio più pesante dalla Seconda Guerra Mondiale: quasi 1,8 milioni di militari colpiti in quattro anni di conflitto.

A quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il conflitto si conferma come la guerra più sanguinosa in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. Un nuovo e drammatico rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, ripreso dal New York Times, traccia un bilancio che scuote le cancellerie internazionali: circa 1,8 milioni di militari russi e ucraini risultano morti, feriti o dispersi dall’inizio delle ostilità nel febbraio 2022.

Numeri che restituiscono la dimensione reale di una guerra di logoramento che continua a divorare uomini, risorse e territori, mentre sullo sfondo si intrecciano manovre diplomatiche, pressioni internazionali e ipotesi di negoziato sempre più condizionate dagli equilibri militari sul campo.

Le cifre del conflitto: una carneficina senza precedenti dal 1945

Secondo lo studio del CSIS, basato anche su stime dei governi statunitense e britannico, il conto umano della guerra è impressionante:

  • quasi 1,2 milioni di militari russi tra morti, feriti e dispersi
  • circa 600mila militari ucraini tra morti, feriti e dispersi

Nel dettaglio, le stime indicano che i caduti russi dall’inizio dell’invasione sarebbero circa 325mila, mentre per l’Ucraina il numero dei militari morti oscillerebbe tra i 100mila e i 140mila.

Il rapporto sottolinea un dato storico: “Nessuna grande potenza ha avuto un numero tale di morti e feriti dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Solo nel 2025, secondo lo studio, la Russia avrebbe registrato 415mila tra morti e feriti, a conferma di un’intensificazione dei combattimenti e di una strategia che continua a puntare sull’attrito e sulla superiorità numerica.

La disparità di forze: Mosca punta sui numeri

Uno degli elementi centrali evidenziati dal rapporto riguarda il divario strutturale tra Russia e Ucraina. Mosca schiera forze in un rapporto di circa tre a uno rispetto a Kiev e può contare su una popolazione enormemente più ampia da cui attingere per il reclutamento.

Per mantenere i ranghi, la Russia ha fatto ricorso a:

  • leva obbligatoria
  • reclutamento di detenuti e debitori
  • bonus economici per incentivare le nuove reclute

A questo si aggiunge un fattore internazionale: secondo l’intelligence di Seul, circa 15mila militari nordcoreani combattono al fianco delle forze russe, e centinaia di loro sarebbero già stati uccisi in combattimento. Un dato che conferma come il conflitto ucraino abbia ormai assunto una dimensione geopolitica sempre più ampia.

Mosca rivendica i successi sul campo: “Avanziamo in tutte le direzioni”

Mentre i numeri delle perdite emergono con forza, la narrativa ufficiale russa continua a puntare sui progressi militari. Solo ieri, il capo di Stato maggiore russo, generale Valery Gerasimov, in visita alle truppe nell’est dell’Ucraina, ha dichiarato: “Avanziamo in tutte le direzioni”.

Secondo Gerasimov, dall’inizio di gennaio le Forze armate russe avrebbero:

  • “liberato” 17 insediamenti
  • portato oltre 500 chilometri quadrati sotto il controllo russo

Il ministero della Difesa di Mosca sostiene inoltre di aver conquistato:

  • la località di Novo-Yakovlevka, nella regione di Zaporizhzhia
  • Kupyansk-Uzlovaya, nella regione di Kharkiv

Rivendicazioni che Kiev spesso contesta, ma che indicano come la pressione militare russa resti elevata lungo più fronti.

Il fronte diplomatico: le condizioni Usa per le garanzie di sicurezza

Parallelamente ai combattimenti, si muove il delicato scacchiere diplomatico. Secondo quanto riportato dal Financial Times, citando diverse fonti informate sul dossier, le garanzie di sicurezza degli Stati Uniti all’Ucraina sarebbero condizionate all’accettazione, da parte di Kiev, di un piano di pace promosso dalla Casa Bianca.

Il nodo centrale del piano sarebbe uno dei punti più sensibili per l’Ucraina: il ritiro delle forze militari ucraine dal Donbass, anche dalle aree non ancora occupate dalla Russia, una richiesta che coincide con la posizione storica di Mosca.

Gli Stati Uniti, sempre secondo il Financial Times, sarebbero disposti a:

  • fornire nuovi sistemi d’arma all’Ucraina
  • rafforzare le capacità militari di Kiev dopo la fine della guerra

ma solo in caso di accettazione del piano di pace “americano”.

Zelensky e le garanzie Usa: un accordo pronto?

Nei giorni scorsi, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva dichiarato che un documento sulle garanzie di sicurezza statunitensi per l’Ucraina nel dopoguerra era stato definito e risultava pronto per la firma.

Le indiscrezioni del Financial Times, tuttavia, suggeriscono che il percorso sia tutt’altro che lineare e che Washington stia cercando di usare il peso delle garanzie come leva politica per spingere Kiev verso concessioni territoriali estremamente difficili da accettare sul piano interno e simbolico.

Una guerra senza vincitori, con un bilancio umano devastante

Il dato più inquietante che emerge dal rapporto del CSIS resta il bilancio umano: quasi 1,8 milioni di soldati colpiti in meno di quattro anni. Una cifra che racconta non solo l’intensità del conflitto, ma anche la sua natura di guerra di logoramento, in cui i progressi territoriali vengono spesso pagati con migliaia di vite.

Mentre Mosca rivendica avanzate e Washington valuta i termini di una possibile pace, il conflitto continua a produrre perdite che segnano un’intera generazione di ucraini e russi. E con il passare del tempo, la distanza tra i calcoli strategici delle potenze e il costo umano della guerra appare sempre più drammaticamente evidente.

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