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Trump minaccia l’Iran: flotta Usa in rotta e ultimatum sul nucleare, “Il prossimo attacco sarà peggiore”

Ultimatum Usa a Teheran, Trump rilancia la pressione militare e chiede un accordo sul nucleare

Donald Trump torna ad alzare drasticamente il livello dello scontro con l’Iran, lanciando un ultimatum che combina pressione diplomatica e minaccia militare diretta. In una serie di messaggi pubblicati su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che un’“imponente armata” navale americana è in rotta verso Teheran, avvertendo che, in assenza di un accordo immediato sul nucleare, il prossimo attacco statunitense sarà “molto peggiore” di quello già condotto nel giugno scorso. Trump ha ribadito che l’unica via per evitare un’escalation è il ritorno dell’Iran al tavolo delle trattative per un’intesa “giusta ed equa”, escludendo in modo categorico qualsiasi possibilità di armamento nucleare.

La flotta Usa e il messaggio di forza

Nel dettaglio, Trump ha sottolineato che la forza navale in movimento sarebbe superiore a quella impiegata in precedenti operazioni di pressione militare, citando come elemento centrale la portaerei USS Abraham Lincoln, descritta come il fulcro di una flotta pronta a intervenire “con rapidità e violenza, se necessario”. Il riferimento al Venezuela e ad altre operazioni passate rafforza la narrativa di deterrenza perseguita dalla Casa Bianca, che punta a dimostrare la disponibilità immediata degli Stati Uniti ad agire militarmente qualora Teheran continui a respingere le richieste americane.

Il nodo del nucleare e il richiamo all’operazione di giugno

Al centro dell’ultimatum resta il dossier nucleare iraniano. Trump ha ricordato l’operazione militare dello scorso giugno, denominata “Martello di Mezzanotte”, che secondo il presidente avrebbe provocato una “massiccia distruzione” delle infrastrutture strategiche iraniane. Il messaggio è chiaro: la mancata adesione a un nuovo accordo sul nucleare porterebbe a un’azione ancora più dura, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’Iran e per l’intera regione mediorientale.

La risposta di Teheran: niente negoziati sotto minaccia

Da Teheran la replica non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha escluso la possibilità di negoziati diretti con Washington in un clima di minacce militari, definendo inefficace e inutile la “diplomazia delle armi”. Araghchi ha ribadito che, se gli Stati Uniti intendono davvero riaprire un dialogo, devono rinunciare a pressioni, ultimatum e richieste giudicate irragionevoli. Al tempo stesso, Teheran ha confermato l’esistenza di contatti indiretti tramite Paesi intermediari, pur negando qualsiasi trattativa diretta in corso con l’amministrazione Trump.

L’allarme dell’Unione europea e il rischio escalation

La crescente tensione tra Washington e Teheran ha allarmato la comunità internazionale. L’Unione europea, attraverso il Servizio europeo per l’Azione esterna, ha invitato tutte le parti alla massima moderazione, sottolineando come un’escalation militare potrebbe avere gravi ripercussioni sulla stabilità del Medio Oriente. Bruxelles ha ribadito la necessità di rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, chiedendo che la diplomazia resti l’unico strumento per risolvere la crisi.

Proteste interne e repressione in Iran

Il quadro si complica ulteriormente sul fronte interno iraniano. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione per i diritti umani Hrana, il bilancio delle vittime delle proteste in Iran avrebbe superato quota 6.200 morti confermati, con decine di migliaia di arresti. Le manifestazioni, alimentate da una profonda crisi economica e sociale, sono state represse con durezza dalle autorità, aggravando ulteriormente il clima di instabilità e tensione politica nel Paese.

Spionaggio e condanne capitali, cresce la tensione regionale

In parallelo, Teheran ha annunciato l’esecuzione di un uomo riconosciuto colpevole di spionaggio per conto di Israele, un segnale che evidenzia l’inasprimento della sicurezza interna e l’acuirsi delle tensioni regionali. L’Iran ha avvertito che qualsiasi attacco statunitense riceverebbe una risposta estesa e non limitata, prospettando il rischio concreto di una guerra su vasta scala in Medio Oriente.

Un confronto sempre più vicino al punto di rottura

Tra ultimatum, movimenti militari e diplomazia indiretta, il confronto tra Stati Uniti e Iran appare sempre più vicino a un punto di rottura. Trump continua a puntare su una strategia di massima pressione, mentre Teheran respinge il dialogo sotto minaccia. In mezzo, la comunità internazionale tenta di evitare una nuova guerra regionale, consapevole che un conflitto diretto avrebbe conseguenze imprevedibili ben oltre i confini iraniani.

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