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Trentini e Burlò liberi in Venezuela: Tajani annuncia il rilascio, Meloni ringrazia Caracas

Liberazione Trentini e Burlò: come cambia il rapporto tra Italia e Venezuela dopo il rilascio

Trentini e Burlò liberi in Venezuela: Tajani annuncia il rilascio, Meloni ringrazia Caracas

La notizia arriva nelle prime ore del 12 gennaio 2026: Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati rilasciati dalle autorità venezuelane e si trovano in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. A comunicarlo è il ministro degli Esteri Antonio Tajani con un post sui social, spiegando di aver già informato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di aver parlato direttamente con i due connazionali, trovandoli in buone condizioni.

Meloni ringrazia Caracas e parla di “collaborazione costruttiva”

Giorgia Meloni, in una nota, accoglie con “gioia e soddisfazione” la liberazione e rivolge un ringraziamento alle autorità venezuelane, a partire dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, sottolineando la “costruttiva collaborazione” maturata negli ultimi giorni. La premier riferisce inoltre di aver parlato con Trentini e Burlò e che un aereo è già partito da Roma per riportarli in Italia, con un rientro atteso tra la serata e la mattina successiva in base alla logistica del trasferimento.

Chi sono Alberto Trentini e Mario Burlò: due storie diverse, la stessa prigione

Alberto Trentini, cooperante legato alla Ong Humanity & Inclusion, era stato arrestato in Venezuela nel novembre 2024 e detenuto nel carcere di El Rodeo I, alle porte di Caracas, senza, per lunghi periodi, accuse formalizzate in modo chiaro. Mario Burlò, imprenditore torinese, risultava detenuto nello stesso circuito penitenziario: anche per lui le ragioni dell’arresto sono rimaste a lungo opache, alimentando l’angoscia dei familiari.

Il “lavoro sotto traccia” e la catena istituzionale: Farnesina, ambasciata e intelligence

Nelle ricostruzioni fornite dal governo, la liberazione matura al termine di una trattativa condotta con prudenza: Tajani rivendica un’azione coordinata tra Palazzo Chigi, Farnesina, rappresentanza diplomatica a Caracas e apparati di sicurezza, con contatti che avrebbero subito un’accelerazione decisiva nelle ore precedenti al rilascio. L’obiettivo, nella linea ufficiale, è stato duplice: ottenere un risultato rapido senza esporre pubblicamente le interlocuzioni e preservare margini per lavorare su altri casi ancora aperti.

Un segnale politico di Caracas: liberazioni e ricerca di legittimazione internazionale

La scarcerazione dei due italiani viene letta come un gesto che va oltre il dossier bilaterale. Diversi osservatori la collocano dentro una stagione di rilasci più ampia, che include anche altri stranieri e prigionieri politici, nel tentativo di Caracas di alleggerire la pressione internazionale e riaprire canali di relazione. In questo contesto, il rilascio di Trentini e Burlò si somma a liberazioni avvenute nei giorni precedenti, contribuendo a delineare un cambio di clima che Roma intende sfruttare per ottenere ulteriori passi in avanti.

La reazione bipartisan e il sollievo delle famiglie: “ferite difficili da guarire”

Alla notizia segue un coro trasversale di dichiarazioni: maggioranza e opposizione parlano di sollievo e ringraziano chi ha lavorato per riportare i due italiani a casa, ma il tono non è solo celebrativo. La famiglia Trentini, attraverso la legale, mette in primo piano il costo umano della detenzione e chiede riservatezza: un passaggio che restituisce la dimensione privata di un caso diventato pubblico, ricordando che l’uscita dal carcere non cancella automaticamente la traccia lasciata da mesi di isolamento, incertezza e paura.

Gli altri italiani detenuti e la partita che continua

Sul tavolo resta il nodo degli altri connazionali trattenuti in Venezuela, alcuni con doppia cittadinanza, in vicende legate a politica, attività professionali o opinioni considerate ostili dal potere. L’esecutivo promette continuità d’azione: l’idea è che la liberazione di Trentini e Burlò possa diventare un precedente utile, un segnale che il dialogo, seppur difficile, può produrre risultati. Anche se il rischio sottolineato da chi segue questi dossier è che la “diplomazia degli ostaggi” trasformi ogni singolo caso in una leva negoziale, imponendo a Roma un equilibrio costante tra fermezza pubblica e trattativa riservata.

Il rientro in Italia e il dopo: tutela, ricostruzione, verità

Ora la priorità è il rientro e l’assistenza: condizioni fisiche e psicologiche, ricongiungimento con le famiglie, protezione mediatica, gestione sanitaria e legale. Subito dopo si aprirà, inevitabilmente, la fase delle domande: cosa abbia determinato l’arresto, quali siano stati i passaggi decisivi della trattativa, quali responsabilità politiche e amministrative abbiano pesato nelle lunghe settimane di silenzio. Il ritorno a casa chiude l’emergenza, ma non chiude la storia.

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