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Putin apre all’Europa, ma alza il muro sulla sicurezza: scontro sulla pace in Ucraina e accuse a Zelensky

Russia ed Europa tra aperture e accuse: Ucraina al centro dello scontro diplomatico globale

Una soluzione al conflitto in Ucraina resta impossibile senza un’ampia e profonda discussione sulla sicurezza europea. È il messaggio ribadito con forza dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che ha sottolineato come Mosca abbia colto segnali incoraggianti provenienti da Roma, Parigi e Berlino sulla necessità di riaprire un canale di dialogo con la Russia. Secondo Peskov, questa evoluzione rappresenta un cambiamento positivo nelle posizioni di alcuni Paesi occidentali, pur restando ferma la linea russa su una ridefinizione complessiva dell’architettura della sicurezza nel continente europeo.

Putin: rapporti deteriorati, ma Mosca pronta a ricostruirli

Durante la cerimonia solenne per la presentazione delle credenziali di 34 nuovi ambasciatori nella Sala di Alessandro al Cremlino, il presidente Vladimir Putin ha riconosciuto che le relazioni tra la Russia e numerosi Paesi europei, Italia compresa, “lasciano molto a desiderare”. Tuttavia, il leader russo ha ribadito la disponibilità di Mosca a ripristinare rapporti costruttivi, richiamando le profonde radici storiche che legano la Russia a Stati come Francia, Italia, Svezia, Austria e Svizzera. Secondo Putin, il congelamento del dialogo e dei contatti internazionali non sarebbe responsabilità russa, ma la Federazione rimane pronta a ricostruire relazioni basate su interessi reciproci.

La risposta italiana: Tajani difende la linea di Roma

A stretto giro è arrivata la replica del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha chiarito come il deterioramento dei rapporti con Mosca sia conseguenza diretta della posizione italiana sull’invasione dell’Ucraina. Roma, ha ribadito Tajani, ha condannato l’azione militare russa e difeso Kiev, ma non è mai stata in guerra con il popolo russo. L’Italia, secondo il titolare della Farnesina, ha semplicemente giudicato illegittima l’invasione e lesiva della libertà e della sovranità ucraina, senza alimentare una contrapposizione ideologica con la società russa.

Trump accusa Zelensky e riapre il fronte delle polemiche

Sul piano internazionale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente spiazzato gli alleati europei, sostenendo che il vero ostacolo a un accordo di pace sarebbe il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e non Putin, che a suo dire sarebbe pronto a negoziare. In un’intervista, Trump ha dichiarato che Kiev sarebbe meno disponibile a raggiungere un compromesso, aprendo così un fronte politico che Mosca ha immediatamente sfruttato, con Peskov che ha definito “corretta” l’analisi del leader americano.

Kiev respinge le accuse e rilancia la pressione su Mosca

La risposta di Zelensky non si è fatta attendere. Il presidente ucraino ha respinto con fermezza le accuse di essere un freno alla pace, affermando che l’Ucraina non è mai stata e non sarà mai un ostacolo a una soluzione negoziata. Al contrario, ha sottolineato come i continui attacchi russi, i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche e i blackout prolungati dimostrino che Mosca non cerca realmente la pace. Zelensky ha inoltre annunciato un’intensificazione degli sforzi diplomatici, sia ufficiali sia riservati, anche in coordinamento con la Nato e gli Stati Uniti.

Le divisioni in Europa e le tensioni nella politica italiana

Il conflitto ucraino continua a generare fratture anche all’interno dell’Unione Europea e della politica italiana. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito con orgoglio il sostegno militare a Kiev, dichiarando apertamente che, se fosse possibile, invierebbe ulteriori armi. Parole che evidenziano le tensioni nella maggioranza di governo, dove convivono sensibilità diverse sul tema della sicurezza e degli aiuti militari.

Mosca rafforza il fronte interno e guarda alla sicurezza globale

Nel frattempo, il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo Dmitry Medvedev ha annunciato numeri significativi sul rafforzamento delle forze armate russe, parlando di centinaia di migliaia di nuovi contratti firmati nel corso dell’ultimo anno. Un segnale che accompagna la linea politica del Cremlino: apertura diplomatica a parole, ma rafforzamento militare nei fatti. Putin ha inoltre lanciato un monito contro le “azioni unilaterali” di chi privilegia la forza alla diplomazia, in un riferimento che molti hanno letto come una critica indiretta anche a Washington.

Un negoziato legato a una nuova architettura europea

La posizione russa resta invariata: qualsiasi accordo di pace dovrà inserirsi in una nuova architettura di sicurezza europea e globale. Un’impostazione che Mosca considera imprescindibile e che intende discutere anche con gli inviati statunitensi attesi nelle prossime settimane. Nel frattempo, tra accuse incrociate, aperture condizionate e tensioni militari, la strada verso una pace condivisa in Ucraina appare ancora lunga e complessa.

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