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Petroliera sequestrata nell’Atlantico, sfida aperta tra Stati Uniti, Russia e Venezuela

Petroliera sequestrata nell’Atlantico, scontro globale sulle sanzioni: Usa, Russia e Venezuela sull’orlo di una nuova crisi

Petroliera sequestrata nell’Atlantico, sfida aperta tra Stati Uniti, Russia e Venezuela

Un inseguimento durato oltre due settimane, una nave ribattezzata in corsa, bandiere dipinte sullo scafo e un’operazione militare ad alta intensità nel cuore dell’Atlantico settentrionale. Il sequestro della petroliera Marinera, ex Bella 1, segna un nuovo punto di frizione nello scontro geopolitico tra Stati Uniti, Russia e Venezuela, con la Cina e l’America Latina sempre più coinvolte nello scacchiere.

Il blitz è scattato nell’Atlantico settentrionale, al largo del mare d’Irlanda, dove le autorità statunitensi hanno messo sotto sequestro la petroliera Marinera, ritenuta al centro di un vasto sistema di elusione delle sanzioni internazionali. L’unità, secondo la ricostruzione americana, era inseguita da oltre due settimane dalla Guardia Costiera Usa dopo aver rifiutato un primo abbordaggio nei Caraibi e aver invertito più volte la rotta nel tentativo di sottrarsi al controllo. L’operazione è stata condotta in base a un mandato emesso da un tribunale federale, con il coordinamento del Dipartimento di Giustizia e del Dipartimento per la Sicurezza interna.

Da Bella 1 a Marinera: i tentativi di elusione

Originariamente registrata come Bella 1, la nave avrebbe adottato una strategia tipica della cosiddetta “flotta ombra”: cambio di nome, cambio di bandiera e registrazioni accelerate per rendere incerta la propria nazionalità. Durante l’inseguimento, l’equipaggio avrebbe dipinto il tricolore russo sullo scafo e dichiarato di navigare sotto protezione di Mosca, nel tentativo di scoraggiare un intervento diretto degli Stati Uniti. Washington, tuttavia, non ha riconosciuto il nuovo status della nave, continuando a considerarla priva di una bandiera valida e quindi soggetta a sequestro.

Il ruolo delle forze statunitensi

Secondo quanto riferito dal Comando europeo degli Stati Uniti, l’abbordaggio è stato effettuato con il supporto di elicotteri, aerei da pattugliamento P-8 Poseidon e velivoli da supporto, in un’operazione definita “inter-agenzia” e ad alto livello di coordinamento militare. La motovedetta Munro della Guardia Costiera statunitense ha seguito la petroliera fino al momento decisivo, quando gli agenti sono saliti a bordo senza incontrare resistenza. Le immagini dell’operazione sono state diffuse anche da media russi, alimentando ulteriormente il confronto mediatico tra le parti.

Le accuse di Washington e il nodo delle sanzioni

Per la Casa Bianca, la Marinera rientrava nella rete di navi sanzionate per il trasporto di petrolio iraniano e venezuelano, considerate una minaccia alla sicurezza dell’emisfero occidentale. L’amministrazione guidata da Donald Trump rivendica il sequestro come parte di una strategia più ampia per colpire le infrastrutture energetiche utilizzate per aggirare i blocchi economici. Secondo fonti americane, la nave era stata sanzionata già nel 2024 per presunti legami con traffici illeciti riconducibili anche a organizzazioni estremiste.

La reazione di Mosca e le tensioni diplomatiche

La Russia aveva tentato di difendere l’imbarcazione inviando unità militari e persino un sottomarino a scopo di scorta, oltre a presentare una richiesta diplomatica formale agli Stati Uniti per interrompere l’inseguimento. Il sequestro è stato comunque portato a termine, alimentando nuove frizioni tra Washington e il Cremlino, che ha espresso “forte preoccupazione” per quella che definisce una violazione delle norme internazionali sulla navigazione.

Pechino si schiera con Caracas

Sul piano politico, la vicenda ha suscitato una dura presa di posizione della Cina. La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, ha ribadito che il Venezuela è uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle proprie risorse naturali e che le azioni statunitensi violano il diritto internazionale, ledendo i diritti del popolo venezuelano. Le dichiarazioni arrivano dopo che Trump ha annunciato l’intenzione degli Stati Uniti di ottenere e rivendere decine di milioni di barili di petrolio precedentemente sanzionato.

Il contesto venezuelano e il caso Maduro

Il sequestro della petroliera si inserisce in un quadro già esplosivo. Le autorità statunitensi rivendicano l’operazione come parte della strategia di pressione sul governo venezuelano, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro, ora detenuto negli Stati Uniti. Maduro, comparso davanti alla giustizia americana, si è proclamato innocente definendosi un “prigioniero di guerra” e resterà in carcere in attesa della prossima udienza fissata per il 17 marzo, mentre da Caracas arrivano segnali contrastanti tra apertura diplomatica e dura condanna dell’intervento Usa.

Colombia in allerta lungo il confine

Le conseguenze regionali non si fanno attendere. Temendo un possibile esodo di migranti e il ritorno di gruppi armati, la Colombia ha dispiegato oltre 30mila militari lungo il confine con il Venezuela su ordine del presidente Gustavo Petro. Carri armati, pattuglie e un posto di comando unificato a Cúcuta testimoniano un livello di allerta che non si vedeva da anni nella regione.

Una crisi destinata ad allargarsi

Il sequestro della Marinera rappresenta molto più di un’operazione marittima: è il simbolo di una guerra economica e politica che si combatte anche sugli oceani. Con Stati Uniti determinati a rafforzare il regime sanzionatorio, Russia e Cina pronte a contestarne la legittimità e il Venezuela al centro di una tempesta senza precedenti, lo scenario internazionale appare sempre più instabile, con il rischio concreto di nuove escalation.

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