Negoziati sull’Ucraina, trilaterale ad Abu Dhabi tra Usa, Russia e Kiev: nodo Donbass e pressing su Kiev e Mosca
Ucraina, al via i negoziati trilaterali tra Usa, Russia e Kiev: Abu Dhabi al centro del confronto
Ripartono i negoziati sulla guerra in Ucraina in un contesto geopolitico carico di tensioni e aspettative. Dopo mesi di stallo, la diplomazia internazionale prova a rimettere in moto un percorso negoziale che, per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa del 2022, vede Stati Uniti, Russia e Ucraina coinvolti nello stesso formato trilaterale. Il passaggio chiave è ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove oggi si apre il primo incontro ufficiale tra Washington, Mosca e Kiev, preceduto da una fitta serie di contatti ad alto livello tra Davos e il Cremlino.
L’incontro Zelensky–Trump a Davos e il cambio di passo americano
A fare da prologo ai colloqui è stato il bilaterale andato in scena a Davos tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a margine del World Economic Forum. Un confronto definito “positivo” da entrambe le parti, durante il quale si è tornati a parlare di garanzie di sicurezza statunitensi per l’Ucraina, considerate da Kiev un elemento imprescindibile per qualsiasi accordo di pace duraturo. Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, si è detto ottimista, sostenendo che sia Mosca sia Kiev starebbero facendo concessioni e che sia Zelensky sia Vladimir Putin desiderano arrivare a un’intesa.
Il faccia a faccia al Cremlino e il ruolo di Witkoff e Kushner
In parallelo, a Mosca, Putin ha ricevuto gli emissari della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner. Un incontro durato quasi quattro ore, definito dal Cremlino “utile sotto ogni aspetto” e “costruttivo e sostanziale”. Secondo il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, il colloquio ha posto le basi per l’avvio immediato di un gruppo di lavoro trilaterale dedicato alle questioni di sicurezza, confermando l’interesse russo a una soluzione politica e diplomatica, pur ribadendo che Mosca continuerà a perseguire i propri obiettivi sul campo di battaglia fino a quando non si arriverà a un accordo.
Abu Dhabi, il primo tavolo trilaterale Usa-Russia-Ucraina
È proprio negli Emirati Arabi Uniti che oggi prende forma un passaggio diplomatico senza precedenti dall’inizio del conflitto. Ad Abu Dhabi si riuniscono le delegazioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina per verificare se esistano le condizioni minime per fermare una guerra che dura ormai da quattro anni. La delegazione americana è guidata da Witkoff e Kushner, affiancati dal segretario dell’Esercito Usa Dan Driscoll. Per Kiev sono presenti il consigliere per la sicurezza nazionale Rustem Umerov, il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il negoziatore David Arakhamia e il capo di Stato Maggiore Andrii Hnatov. La delegazione russa è guidata dal capo dell’intelligence militare del Gru Igor Kostyukov, affiancato dall’inviato del Cremlino per gli investimenti esteri Kirill Dmitriev, che incontrerà Witkoff anche in un formato separato dedicato alle questioni economiche.
Il nodo territoriale e la questione del Donbass
Secondo quanto riportato da Axios e confermato da più fonti diplomatiche, il cuore del confronto ad Abu Dhabi sarà il controllo territoriale nell’Ucraina orientale. Il Donbass resta il principale ostacolo sulla strada di un accordo. Mosca punta a ottenere il riconoscimento delle aree occupate o a conquistarle sul campo di battaglia, mentre Kiev rifiuta qualsiasi cessione territoriale senza garanzie di sicurezza solide e senza il coinvolgimento della popolazione. Zelensky ha ribadito che proprio la questione dei territori è la parte “più difficile” dei negoziati, aggiungendo che verranno discusse diverse varianti per sbloccare l’impasse, ma senza arretramenti unilaterali.
Attacchi notturni e pressione militare sul terreno
Mentre la diplomazia tenta di aprire uno spiraglio, la guerra continua. Nelle ultime ore la Russia ha lanciato oltre cento droni contro l’Ucraina, colpendo in particolare infrastrutture energetiche già duramente provate dall’inverno. Milioni di persone restano senza luce e riscaldamento, con temperature notturne che scendono ben sotto lo zero. Una pressione militare che, secondo Kiev, rafforza la necessità di garanzie di sicurezza concrete e rende ancora più urgente una soluzione politica.
L’attacco di Zelensky all’Europa: “divisa e persa”
Dal palco di Davos, Zelensky ha riservato parole durissime all’Unione Europea, accusata di essere “divisa” e “persa” di fronte a Trump. Secondo il presidente ucraino, l’Europa appare come un “caleidoscopio frammentato di piccole e medie potenze”, incapace di agire come una vera forza globale e di difendere la libertà senza l’ombrello americano. La crisi della Groenlandia e l’attenzione concentrata su altri dossier, a suo dire, hanno fatto passare in secondo piano un conflitto che continua a mietere centinaia di migliaia di vittime. Zelensky ha invocato un cambio di mentalità, spingendo l’Europa a dotarsi di una capacità di difesa autonoma per dialogare con Washington da una posizione meno subordinata.
Orban e il Board of Peace, nuove fratture in Europa
Nel dibattito si inserisce anche il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ha attaccato Bruxelles sostenendo che alcuni Paesi europei non vogliono davvero la fine della guerra in Ucraina. Orbán, presente alla cerimonia di inaugurazione del Board of Peace promosso da Trump, ha sottolineato come Ungheria e Bulgaria siano gli unici Stati Ue a farne parte, ribaltando l’accusa di isolamento e rilanciando la polemica sulle divisioni interne all’Unione.
Un negoziato fragile tra ottimismo e diffidenze
L’amministrazione Trump spinge per una svolta rapida, ma la strategia americana suscita timori tra alcuni alleati di Kiev, preoccupati che la pressione di Washington possa portare a un accordo sbilanciato. Trump stesso ha usato toni duri, avvertendo che sarebbe “stupido” per Putin e Zelensky non cogliere l’occasione. Sul tavolo restano anche le linee rosse del Cremlino, dalla rinuncia dell’Ucraina alla Nato all’assenza di truppe dell’Alleanza sul suo territorio dopo un eventuale accordo.
Una finestra diplomatica ancora tutta da costruire
Il vertice di Abu Dhabi rappresenta dunque un banco di prova decisivo. Per ora, i contorni del negoziato restano sfocati e non è chiaro se delegazioni russe e ucraine si incontreranno direttamente. Tuttavia, il semplice fatto che Stati Uniti, Russia e Ucraina siedano allo stesso tavolo segna un passaggio politico rilevante. Tra ottimismo dichiarato e profonde diffidenze, il futuro del conflitto si gioca ancora una volta sull’equilibrio fragile tra diplomazia e guerra.
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