Macron agli ambasciatori: “gli Usa si svincolano dalle regole internazionali, no a nuovo colonialismo e vassallaggio”
Macron alza i toni davanti agli ambasciatori: denuncia l’erosione del multilateralismo, respinge “vassallaggio” e “nuovo colonialismo” e chiede un’Europa più autonoma, anche nella battaglia sulle regole del digitale.
Macron agli ambasciatori: “gli Usa si svincolano dalle regole internazionali, no a nuovo colonialismo e vassallaggio”
Nel tradizionale discorso di inizio anno davanti al corpo diplomatico, Emmanuel Macron ha scelto toni insolitamente netti per descrivere la piega degli equilibri internazionali. Il presidente francese, intervenuto all’Eliseo giovedì 8 gennaio 2026, ha sostenuto che gli Stati Uniti “si stanno progressivamente allontanando” da alcuni alleati storici e dalle regole internazionali che avevano contribuito a promuovere. Un giudizio che arriva mentre, sullo sfondo, si sommano episodi e tensioni che alimentano l’idea di un ordine mondiale più instabile e meno prevedibile.
“Multilateralismo sempre meno efficace” e “aggressività neocoloniale”
Il cuore dell’intervento di Macron è stato un atto d’accusa contro la progressiva erosione del multilateralismo. Secondo l’inquilino dell’Eliseo, “le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno efficacemente” e nelle relazioni diplomatiche si fa spazio una forma crescente di “aggressività neocoloniale”, segno di una pressione esercitata con strumenti economici, politici e di potenza, più che con negoziati e regole condivise. La conseguenza, nella lettura del presidente francese, è un mondo che tende a trasformarsi in un gioco a somma zero tra grandi attori.
Il rischio di un mondo “spartito” tra potenze
Macron ha avvertito che ci stiamo avvicinando a “un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di spartirsi il pianeta”, una formula che sintetizza l’idea di un ritorno alla politica delle sfere d’influenza. Nel discorso ha richiamato anche episodi recenti che, a suo avviso, indicano uno slittamento verso la “legge del più forte”, tra cui le tensioni legate alle rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia e il “colpo di forza” in Venezuela citato dalla stampa francese come uno dei riferimenti impliciti del ragionamento presidenziale.
“No a nuovo colonialismo, ma anche no a vassallaggio”
Nella parte più politica del discorso, Macron ha voluto rivendicare una terza via europea: rifiuto del “nuovo colonialismo” e del “nuovo imperialismo”, ma anche rifiuto della “vassalizzazione” e del disfattismo. È un messaggio doppio: verso l’esterno, per segnalare che Parigi non intende adeguarsi automaticamente ai diktat delle grandi potenze; verso l’interno, per spingere l’Unione europea a costruire margini di autonomia reali, senza ridursi a spettatrice degli eventi.
Autonomia strategica europea: meno dipendenza da Usa e Cina
Il punto operativo indicato dal presidente francese è la continuità con la linea già tracciata negli ultimi anni: rafforzare l’autonomia strategica. Macron ha insistito sul fatto che la direzione “giusta” è quella di “più autonomia strategica” e “meno dipendenza” non solo dagli Stati Uniti, ma anche dalla Cina. La tesi è che, in un’epoca di competizione dura tra blocchi, l’Europa rischia di pagare il prezzo più alto se resta vulnerabile nelle filiere industriali, nelle tecnologie critiche e nella difesa.
La richiesta di “reinvestire” nell’Onu e la partita della governance globale
Pur denunciando l’inefficacia crescente del sistema multilaterale, Macron non propone un abbandono delle istituzioni: al contrario, ha richiamato la necessità di un “multilateralismo efficace” e di una riforma della governance globale a partire dall’Onu, puntando a coinvolgere non solo il G7, ma anche grandi Paesi emergenti. Nel quadro tracciato dal presidente, riformare non è un esercizio astratto: è l’unico argine possibile a un’era in cui la forza militare, la coercizione economica e la pressione diplomatica tornano strumenti centrali.
Digitale, scontro con Washington: difendere DSA e DMA
Tra i dossier più concreti, Macron ha chiamato l’Europa a “difendere” e “consolidare” le regole comunitarie sulle piattaforme digitali, indicando esplicitamente DSA (Digital Services Act) e DMA (Digital Markets Act). Il tema non è solo tecnico: per l’Eliseo la regolazione del digitale diventa parte dello “scudo democratico” europeo, cioè della capacità dell’Ue di proteggere spazio pubblico, concorrenza e diritti in un ecosistema dominato da colossi tecnologici e da pressioni esterne.
Il precedente delle restrizioni Usa e la crisi sulla sovranità digitale
La frizione con Washington è stata alimentata anche dal caso delle restrizioni di visto imposte dagli Stati Uniti a cinque figure europee legate alla lotta contro odio online e disinformazione, tra cui l’ex commissario Ue Thierry Breton. Francia, Ue e Germania hanno condannato quelle misure come un atto di pressione politica sulla sovranità regolatoria europea. Nel discorso di oggi, pur senza ridurre tutto a quell’episodio, Macron ha inserito la regolazione del digitale nella più ampia disputa su regole, alleanze e rispetto dell’ordine internazionale.
Venezuela e “flotta ombra”: gli episodi che alimentano l’escalation
Il quadro evocato da Macron si intreccia con eventi che, in queste ore, accrescono la percezione di instabilità. In particolare, il sequestro da parte degli Stati Uniti di due petroliere collegate a traffici di petrolio venezuelano e a reti di elusione sanzionatoria—un’operazione che Mosca ha denunciato come potenzialmente foriera di escalation in mare—è diventato uno degli esempi più citati del clima di confronto. L’episodio è stato riportato da più testate internazionali, con versioni che sottolineano il rischio di tensioni dirette tra Washington e Mosca.
L’eco in Germania: Steinmeier e l’avvertimento sul “covo di briganti”
Alla lettura di Macron fa da contrappunto anche la posizione espressa a Berlino dal presidente federale tedesco Frank-Walter Steinmeier, che ha invitato a impedire che il mondo si trasformi in “un covo di briganti” dove “i più spietati si prendono ciò che vogliono”. Un’immagine che, pur con accenti diversi, converge sullo stesso allarme: senza diritto internazionale e senza regole condivise, gli Stati più piccoli e medi diventano i primi a restare esposti.
Il messaggio finale: Europa chiamata a contare davvero
Il discorso dell’Eliseo, al di là delle formule più dure verso la traiettoria americana, mira a un obiettivo politico preciso: evitare che l’Europa si limiti a commentare gli strappi degli altri e costruire invece capacità di azione, strumenti economici e potere regolatorio in grado di reggere l’urto di un mondo più competitivo. Macron lega questa ambizione a dossier molto concreti—difesa, mercato unico, preferenze commerciali, digitale—e al tentativo di rilanciare un multilateralismo riformato. In controluce, il messaggio è che l’era delle certezze transatlantiche automatiche è finita e che l’Unione europea dovrà scegliere se diventare un soggetto geopolitico o restare terreno di contesa tra potenze.
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