Kiev sotto attacco, spunta l’ombra dell’“Oreshnik”: 4 morti, Belgorod al buio e appello di Zelensky agli Usa
Missili e droni su Kiev, blackout a Belgorod: la guerra delle infrastrutture accelera mentre Zelensky spinge per garanzie di sicurezza con Trump
Kiev sotto attacco, spunta l’ombra dell’“Oreshnik”: 4 morti, Belgorod al buio e appello di Zelensky agli Usa
La notte tra l’8 e il 9 gennaio 2026 ha riportato Kiev in uno scenario da assedio. Secondo il bilancio diffuso dalle autorità ucraine, almeno quattro persone sono morte e almeno 19 sono rimaste ferite in seguito a un’ondata di attacchi russi che ha investito la capitale con droni e missili. Tra le vittime figura anche un paramedico, mentre altri operatori dell’emergenza sono rimasti feriti mentre prestavano soccorso in uno dei distretti colpiti.
La città “a intermittenza”: blackout, acqua razionata e palazzi danneggiati
Oltre alle vittime, l’attacco ha prodotto un impatto immediato sulla vita quotidiana: interruzioni di corrente e problemi alla rete idrica, danni a edifici residenziali e infrastrutture considerate critiche. In pieno inverno, con temperature rigide, l’effetto combinato di colpi diretti e danneggiamenti collaterali aggrava l’emergenza umanitaria e alza il costo sociale di ogni nuova notte di sirene. In questo quadro, Kiev appare sempre più esposta a una strategia che punta non solo a logorare la linea del fronte, ma anche la resilienza civile, colpendo servizi essenziali e continuità urbana.
Il nodo Leopoli: intercettazioni e sospetto “Oreshnik” vicino al confine Nato
A rendere l’episodio ancora più sensibile è quanto segnalato su Leopoli, città nell’ovest del Paese: qui l’aeronautica ucraina ha parlato di missili balistici intercettati e di traiettorie ad altissima velocità, alimentando l’ipotesi che Mosca abbia impiegato – o tentato di impiegare – il nuovo sistema “Oreshnik”. Fonti occidentali e ucraine descrivono il missile come capace di velocità estreme (fino a circa 13.000 km/h) e potenzialmente “dual use”, cioè idoneo a trasportare sia cariche convenzionali sia nucleari: un elemento che, anche senza escalation immediata, innalza il livello di allarme politico e militare per la sua valenza simbolica oltre che operativa.
I numeri dell’offensiva: droni e missili, la “dimostrazione” di forza di Mosca
Secondo quanto riportato da Kiev, l’ondata notturna avrebbe incluso centinaia di droni e decine di missili, in una combinazione pensata per saturare la difesa aerea e moltiplicare i punti di impatto. Mosca, da parte sua, ha rivendicato di aver preso di mira siti legati alla produzione di droni e infrastrutture energetiche funzionali al complesso militare-industriale ucraino, incardinando la narrazione su obiettivi “strategici” e su una logica di rappresaglia. L’uso dell’“Oreshnik”, proprio perché raro e altamente comunicativo, si inserisce in questo schema: più che un singolo colpo, un messaggio indirizzato a Kiev e agli alleati.
Belgorod al buio: 556 mila persone senza elettricità, crisi anche per acqua e riscaldamento
Sul versante russo, la regione di Belgorod – al confine con l’area ucraina di Kharkiv – è finita al centro di un contrattacco che avrebbe colpito un’infrastruttura, provocando un blackout su larga scala. Il governatore Viatcheslav Gladkov ha parlato di 556 mila persone senza elettricità in sei comuni e di disagi paralleli per il riscaldamento; circa 200 mila residenti risulterebbero inoltre senza acqua e servizi igienici. Il dato, se confermato nella sua interezza, segnala quanto la “guerra delle infrastrutture” stia ormai attraversando entrambe le direzioni, ampliando la platea dei civili coinvolti.
Zelensky chiama in causa Washington: “serve una risposta chiara”, priorità alla difesa aerea
Nelle ore successive ai raid, Volodymyr Zelensky ha invocato una reazione netta della comunità internazionale, indicando soprattutto gli Stati Uniti come interlocutore decisivo. Il presidente ucraino ha insistito sul fatto che ogni ritorno di Mosca a “uccisioni e distruzione di infrastrutture” debba produrre conseguenze politiche e materiali, e ha ribadito la centralità della difesa aerea: un capitolo che, per Kiev, non può conoscere pause né rallentamenti, perché il tempo operativo di una notte può decidere il bilancio di una città.
Dentro questo quadro di escalation, Zelensky ha annunciato che il documento bilaterale sulle garanzie di sicurezza con gli Stati Uniti è sostanzialmente pronto per essere finalizzato “al più alto livello” con il presidente americano Donald Trump. L’annuncio è legato ai negoziati svolti a Parigi con la partecipazione di esponenti ucraini e inviati americani, in un momento in cui Washington viene descritta come intenzionata a costruire un percorso più ampio di negoziato. Sul tavolo restano, però, nodi pesanti: dalla tenuta delle linee territoriali a questioni strategiche come impianti e infrastrutture chiave, in un intreccio in cui sicurezza, economia e ricostruzione si sovrappongono.
Medvedev e la retorica dell’“ordine nel caos”: l’“Oreshnik” come avvertimento
Sul piano politico, a irrigidire ulteriormente il clima è intervenuto Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, che ha definito l’impiego dell’“Oreshnik” un esempio di come agire contro “pericolosi pazzi”, descrivendo le relazioni internazionali come precipitate nel “caos” dall’inizio dell’anno. È una cornice narrativa che, nella lettura del Cremlino, mira a giustificare l’uso di sistemi sempre più avanzati e a presentare l’escalation come risposta “necessaria” a minacce attribuite al fronte opposto.
Un segnale oltre l’Ucraina: la dimensione europea e il rischio di “test” per l’alleanza
L’elemento geografico – Leopoli vicina ai confini dell’Unione Europea e della Nato – trasforma l’episodio in un segnale che travalica l’Ucraina. Diverse letture convergono sul fatto che un impiego dimostrativo di un missile balistico avanzato in quell’area sia anche un messaggio agli alleati: una prova di nervi e di capacità, in un contesto in cui ogni salto tecnologico produce, automaticamente, un salto politico. L’attenzione internazionale si concentra così su due linee parallele: da un lato il sostegno immediato (difesa aerea, energia, ripristino dei servizi), dall’altro la costruzione di garanzie di sicurezza che – nelle intenzioni di Kiev – dovrebbero impedire il ripetersi del conflitto una volta fermati i combattimenti.
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