Khamenei nel bunker di Teheran: la Guida Suprema si nasconde mentre l’Iran teme l’attacco Usa
Iran, repressione record e rischio guerra: 30mila morti in due giorni, Khamenei nascosto e minacce Usa
Solo tra l’8 e il 9 gennaio, nelle strade dell’Iran potrebbero essere state uccise oltre 30mila persone. A rivelarlo è la rivista Time, che cita due alti funzionari del Ministero della Salute iraniano rimasti anonimi. Secondo le fonti, in quelle 48 ore la repressione delle proteste avrebbe raggiunto livelli mai visti nella storia recente del Paese, con le scorte di sacchi per cadaveri esaurite e le ambulanze sostituite da autoarticolati a diciotto ruote per il trasporto dei corpi verso gli ospedali militari. La stima di 30.304 morti, sottolinea Time, non include le vittime decedute successivamente per le ferite riportate né quelle provenienti da aree periferiche dove non sono stati diffusi bilanci ufficiali, lasciando intravedere un numero reale potenzialmente ancora più alto.
Le testimonianze dal blackout: cecchini e mitragliatrici pesanti
La ricostruzione del magazine americano si basa su testimonianze raccolte nelle settimane successive ai fatti. Milioni di persone sarebbero scese in strada proprio mentre le autorità iraniane imponevano un blackout totale di Internet e delle comunicazioni con l’esterno. Video girati di nascosto con i telefoni cellulari mostrerebbero cecchini appostati sui tetti e camion dotati di mitragliatrici pesanti che aprono il fuoco sulla folla. Venerdì 9 gennaio, un funzionario dei Pasdaran avrebbe persino avvertito in diretta televisiva che “se un proiettile vi colpisce, non lamentatevi”, una frase diventata il simbolo della brutalità della repressione.
Trump, le minacce e l’effetto sulle piazze iraniane
Le proteste dell’8 e 9 gennaio hanno registrato un’impennata anche in seguito alle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che nei giorni precedenti aveva minacciato un intervento militare contro Teheran in caso di prosecuzione della repressione. Una presa di posizione che, secondo diverse analisi, avrebbe contribuito ad aumentare la tensione interna, spingendo il regime a una risposta ancora più violenta per riaffermare il controllo.
Khamenei in un bunker: il potere si riorganizza nell’ombra
Nel pieno della crisi, la Guida Suprema Ali Khamenei si sarebbe trasferita in uno speciale rifugio sotterraneo a Teheran. La notizia, riportata dal canale dell’opposizione Iran International, parla di un sito fortificato con tunnel interconnessi, attivato dopo che i vertici militari e di sicurezza avrebbero valutato concreto il rischio di un attacco statunitense. Secondo le stesse fonti, la gestione quotidiana dell’ufficio della Guida Suprema sarebbe stata affidata al figlio Masoud Khamenei, divenuto il principale canale di comunicazione con il governo.
La guerra che incombe: l’allarme dei vertici iraniani
Il clima resta tesissimo. Salar Velayatmadar, membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha parlato apertamente di una guerra che “potrebbe scoppiare da un momento all’altro”. Secondo il parlamentare, al momento non ci sarebbe uno scontro armato diretto, ma una guerra mediatica, politica e diplomatica già in atto, con accuse di ingerenze straniere e di attività dei servizi di intelligence nemici, incluso il Mossad.
Israele e Stati Uniti: preparativi militari e coordinamento
Sul fronte internazionale, l’emittente israeliana Channel 13 ha riferito che le Forze di Difesa Israeliane hanno innalzato il livello di allerta per supportare un eventuale attacco statunitense contro l’Iran. La notizia è emersa dopo un lungo colloquio tra l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, e il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir, a conferma di un coordinamento operativo sempre più stretto.
La risposta dei Pasdaran: “Dito sul grilletto”
Dal lato iraniano, i Guardiani della Rivoluzione hanno ribadito la massima prontezza militare. Il comandante Mohammad Pakpour ha avvertito Stati Uniti e Israele di “evitare qualsiasi errore di calcolo”, affermando che le forze iraniane sono pronte a eseguire gli ordini del Comandante in Capo senza esitazioni. Dichiarazioni che alimentano ulteriormente lo spettro di un conflitto regionale su vasta scala.
Il blackout informativo e la battaglia sui diritti umani
Intanto, la repressione passa anche dall’oscuramento della rete. Secondo NetBlocks, il blackout di Internet prosegue da settimane, con brevi e instabili ripristini. Le organizzazioni per i diritti umani parlano di migliaia di vittime, mentre Teheran respinge le risoluzioni internazionali che chiedono indagini indipendenti, definendole “politiche e ingiustificate”. Il Dipartimento di Stato Usa ha accusato apertamente la Repubblica Islamica di fare della violenza uno strumento strutturale di governo, denunciando una brutalità crescente contro manifestanti, donne e minoranze.
Un Paese sull’orlo dell’abisso
L’Iran appare oggi sospeso tra una repressione interna sanguinosa e il rischio concreto di un’escalation militare internazionale. Le cifre diffuse da Time, se confermate, rappresenterebbero una delle più gravi stragi di civili del XXI secolo, paragonata dallo stesso magazine alla mattanza di Babyn Yar del 1941. In un contesto di blackout informativo, minacce incrociate e movimenti militari, il destino della Repubblica Islamica sembra legato a un equilibrio sempre più fragile, destinato a rompersi da un momento all’altro.
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