Jet privato con delegazione militare libica precipita ad Ankara: muore il capo di Stato Maggiore Mohammed al-Haddad.
Il Falcon 50 aveva appena lasciato l’aeroporto di Esenboğa diretto a Tripoli: persi i contatti dopo una richiesta di atterraggio di emergenza. Nessun superstite, aperta un’inchiesta dalle autorità turche
Jet privato con delegazione militare libica precipita ad Ankara: muore il capo di Stato Maggiore Mohammed al-Haddad.
Prima un bagliore improvviso nel cielo notturno, poi il boato e infine il silenzio. È questa la sequenza drammatica che ha preceduto lo schianto del jet privato Falcon 50 precipitato nella serata di ieri nei pressi di Ankara, in Turchia. A bordo del velivolo, diretto a Tripoli, viaggiava una delegazione militare libica di altissimo livello guidata dal capo di Stato Maggiore dell’eserccito di Tripoli, Mohammed Ali Ahmed Al-Haddad. Nessuno degli occupanti è sopravvissuto all’impatto.
La perdita dei contatti dopo il decollo
Il jet era decollato dall’aeroporto di Ankara Esenboğa alle 20.10 ora locale. Dopo circa 42 minuti di volo, mentre sorvolava il distretto di Haymana, l’aereo ha perso improvvisamente il contatto radio e radar con le autorità di controllo. Poco prima, secondo quanto riferito da fonti turche, il pilota aveva lanciato una richiesta di atterraggio di emergenza, segnalando un grave problema tecnico a bordo, con particolare riferimento a un possibile guasto elettrico.
Il luogo dello schianto e le operazioni di soccorso
I resti del velivolo sono stati individuati due chilometri a sud del villaggio di Kesikkavak, su una collina impervia nella zona rurale di Haymana, a sud della capitale turca Ankara. A confermare il ritrovamento è stato il ministro dell’Interno turco Ali Yerlikaya, che ha spiegato come alle ricerche abbiano preso parte gendarmeria, forze armate e squadre di emergenza dei ministeri dell’Interno e dei Trasporti. L’area è stata immediatamente isolata e presidiata per consentire i rilievi tecnici e il recupero dei resti.
Le immagini dell’esplosione e il racconto dei testimoni
Diverse emittenti televisive private turche hanno trasmesso immagini impressionanti che mostrano il cielo illuminarsi per una violenta esplosione nella zona in cui il Falcon aveva inviato il segnale di emergenza. Un residente della zona, Ömer Lütfü Ünal, ha raccontato alla CNN Türk di aver udito un rumore fortissimo, tanto da far tremare le case. In un primo momento, molti abitanti avevano pensato a una scossa di terremoto. Solo successivamente si è diffusa la notizia dello schianto di un aereo.
Rottami dispersi e nessun superstite
Il quadro emerso una volta raggiunto il luogo dell’incidente è apparso subito drammatico. I rottami del jet erano sparsi su un’area molto vasta, ridotti in frammenti di piccole dimensioni. “Non abbiamo trovato alcun essere vivente – ha riferito il testimone – solo piccoli pezzi dell’aereo e un forte odore di carburante”. Le difficili condizioni meteorologiche e il terreno fangoso hanno reso particolarmente complesse le operazioni di soccorso e di recupero.
Le vittime a bordo del Falcon
A bordo del jet viaggiavano otto persone: il generale Mohammed al-Haddad, quattro membri del suo entourage militare e tre membri dell’equipaggio. Tutti hanno perso la vita nell’incidente. La morte del capo di Stato Maggiore è stata confermata dal primo ministro del governo di Tripoli Abdul Hamid Dbeibah, che ha parlato di un “tragico incidente” avvenuto mentre la delegazione stava rientrando in patria dopo una missione ufficiale in Turchia.
La missione ufficiale ad Ankara
Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa turco, il generale al-Haddad si trovava in Turchia per una serie di incontri istituzionali con i vertici militari di Ankara, tra cui il ministro della Difesa Yasar Guler e il capo di Stato Maggiore turco Selçuk Bayraktaroğlu. La visita rientrava nel quadro dei solidi rapporti politici e militari tra la Turchia e il governo di Tripoli, sostenuto da Ankara sia sul piano economico sia su quello strategico.
Le prime ipotesi sulle cause dell’incidente
Al momento non è stata avanzata alcuna ipotesi ufficiale definitiva sulle cause dello schianto. Tuttavia, fonti investigative e funzionari turchi hanno riferito che i primi elementi raccolti sembrerebbero escludere l’ipotesi di un sabotaggio. Secondo la CNN Türk, il pilota avrebbe segnalato un guasto al sistema elettrico subito dopo il decollo, chiedendo di rientrare a Esenboğa per un atterraggio di emergenza.
L’inchiesta della procura e la scatola nera
La procura generale di Ankara ha aperto formalmente un’indagine sull’incidente. Le autorità turche hanno confermato il recupero del registratore vocale e del registratore dei dati di volo, la cosiddetta scatola nera, che saranno ora analizzati per ricostruire con precisione gli ultimi minuti di volo e chiarire la dinamica dell’esplosione e dell’impatto.
Chi era Mohammed al-Haddad
Nominato capo di Stato Maggiore dell’esercito libico nel 2020 dall’allora premier Fayez al-Sarraj, Mohammed al-Haddad era una figura centrale negli sforzi di unificazione delle forze armate libiche, in un Paese ancora profondamente diviso tra il governo di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite, e l’amministrazione orientale legata al generale Khalifa Haftar. La sua morte rappresenta un duro colpo per l’equilibrio politico-militare della Libia occidentale.
Rapporti regionali e riflessi geopolitici
La tragedia rischia ora di avere ripercussioni anche sul piano geopolitico. La Turchia resta uno dei principali alleati del governo di Tripoli, ma negli ultimi mesi aveva avviato contatti anche con l’amministrazione rivale dell’est libico. La scomparsa improvvisa di al-Haddad apre interrogativi sul futuro dei delicati equilibri militari libici e sul ruolo di Ankara nel processo di stabilizzazione del Paese nordafricano.
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