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Iran, Trump minaccia l’intervento Usa a difesa dei manifestanti: Teheran risponde e alza il livello dello scontro.

Trump minaccia l’intervento Usa a sostegno dei manifestanti, Teheran risponde con avvertimenti durissimi e alza il livello dello scontro diplomatico.

Iran, Trump minaccia l’intervento Usa a difesa dei manifestanti: Teheran risponde e alza il livello dello scontro.

La crisi politica ed economica che sta attraversando l’Iran si trasforma in un nuovo e delicato fronte di scontro internazionale. Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno infatti riacceso una tensione già altissima tra Washington e Teheran, dopo che il leader americano ha apertamente ventilato l’ipotesi di un intervento diretto degli Stati Uniti in difesa dei manifestanti iraniani. Le proteste, innescate dal crollo del rial e dal carovita, stanno scuotendo la Repubblica islamica da giorni e hanno già causato vittime e feriti.

Il messaggio di Trump e la minaccia di un intervento Usa

Attraverso un post pubblicato sul suo social Truth, Trump ha lanciato un avvertimento durissimo al regime iraniano. Il presidente ha dichiarato che, qualora le forze di sicurezza dovessero reprimere violentemente le manifestazioni pacifiche, gli Stati Uniti sarebbero pronti a intervenire. Parole che hanno avuto un’eco immediata sulla scena internazionale: “se l’Iran sparerà e ucciderà manifestanti pacifici, come è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America correranno in loro soccorso. Siamo pronti a partire”. Un messaggio che ha trasformato una crisi interna iraniana in una potenziale miccia geopolitica.

Le vittime delle proteste e gli scontri nelle città iraniane

Secondo quanto riferito dall’agenzia semiufficiale Fars, almeno sette persone hanno perso la vita negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. Le violenze più gravi si sono registrate ad Azna, nella provincia del Lorestan, dove tre persone sarebbero state uccise. Altri due morti sono stati segnalati a Lordegan, nel sud-ovest del Paese, mentre un’ulteriore vittima è stata registrata a Kouhdasht. Video diffusi online mostrano strade in fiamme, spari in sottofondo e manifestanti che urlano slogan contro il regime. I media ufficiali hanno inoltre riferito di almeno tredici feriti tra polizia e membri dei Basij, colpiti dal lancio di pietre durante gli scontri.

Versioni contrastanti e accuse delle organizzazioni per i diritti umani

La dinamica delle uccisioni resta al centro di un duro scontro narrativo. Il gruppo per i diritti umani Hengaw, citato dalla BBC, sostiene che le vittime di Lordegan fossero manifestanti pacifici. A Kouhdasht, invece, mentre i media statali parlano della morte di un agente delle forze di sicurezza, i dimostranti affermano che la vittima fosse uno di loro, colpito dal fuoco delle forze dell’ordine. Questa contrapposizione di versioni contribuisce ad alimentare la tensione interna e internazionale.

La dura replica di Teheran alle parole di Trump

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Ali Larijani, ex presidente del Parlamento e attuale segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ha accusato apertamente gli Stati Uniti di interferenza negli affari interni del Paese. In un messaggio pubblicato su X, Larijani ha ammonito Trump, affermando che un intervento americano porterebbe caos in tutta la regione e danneggerebbe gli stessi interessi statunitensi. Il consigliere ha inoltre invitato il presidente Usa a “stare attento ai suoi soldati”, sottolineando la pericolosità di un’escalation militare.

La linea rossa della sicurezza nazionale iraniana

Sulla stessa linea si è espresso Ali Shamkhani, consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, che ha definito la sicurezza dell’Iran una “linea rossa”. Shamkhani ha avvertito che qualsiasi mano straniera che tenti di colpire il Paese, con qualsiasi pretesto, riceverà una risposta. Dichiarazioni che confermano la volontà di Teheran di non tollerare alcuna ingerenza esterna, soprattutto in una fase di forte instabilità interna.

Il sostegno esterno alle proteste e il ruolo di Israele

Ad alimentare ulteriormente lo scontro contribuiscono anche le prese di posizione di Israele. L’account in lingua persiana del Ministero degli Esteri israeliano ha pubblicato vignette e messaggi di sostegno ai manifestanti iraniani, celebrando la mobilitazione contro il regime. Simboli storici come il leone e il sole, legati all’Iran pre-rivoluzionario, sono tornati a circolare come segni di una possibile alternativa politica. In questo contesto, il principe iraniano in esilio Reza Pahlavi ha elogiato i manifestanti e invitato all’unità nazionale, parlando di un sacrificio che potrebbe aprire la strada a un futuro di libertà.

Proteste economiche che diventano sfida politica

Le manifestazioni, iniziate a Teheran contro l’inflazione e la svalutazione della moneta, hanno rapidamente assunto un carattere politico. In diverse città, compresa la roccaforte religiosa di Qom, i cori di protesta hanno preso di mira direttamente la guida suprema e il sistema teocratico, arrivando a invocare un cambio di regime. Un elemento inedito degli ultimi decenni è la diffusione di slogan apertamente pro-monarchia, che segnano una rottura simbolica con il passato recente della Repubblica islamica.

Uno scenario regionale sempre più instabile

Il confronto verbale tra Stati Uniti e Iran rischia ora di tradursi in un’escalation dalle conseguenze imprevedibili. Le minacce di intervento militare, le risposte di Teheran e il sostegno esterno alle proteste inseriscono la crisi iraniana in un contesto regionale già fragile. Mentre il numero delle vittime cresce e le manifestazioni continuano a estendersi, la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione uno scontro che potrebbe superare i confini interni dell’Iran e trasformarsi in un nuovo focolaio di instabilità globale.

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