Iran, repressione senza precedenti: almeno 466 morti nelle proteste antigovernative. Migliaia gli arresti
Proteste in Iran, repressione e blackout: centinaia di morti, migliaia di arresti e rischio escalation internazionale
Iran, repressione senza precedenti: almeno 466 morti nelle proteste antigovernative. Migliaia gli arresti.
Teheran sotto assedio, blackout di Internet da oltre 60 ore. Cresce la tensione internazionale, Israele in allerta per un possibile intervento USA
Il bilancio delle vittime delle proteste in Iran continua ad aggravarsi drammaticamente. Secondo l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), citata dai media internazionali, sono almeno 466 le persone uccise dall’inizio delle manifestazioni contro la Repubblica islamica, esplose due settimane fa e degenerare in quello che viene ormai definito il più vasto movimento di protesta degli ultimi tre anni.
Alle vittime si aggiunge un numero impressionante di arresti: 2.638 persone fermate, secondo la stessa organizzazione, mentre il Paese resta paralizzato da un blackout quasi totale di Internet, in vigore da oltre 60 ore consecutive, come rilevato dall’organizzazione di monitoraggio Netblocks.
Proteste a Teheran: slogan contro il regime e repressione armata
Nella notte di sabato, le strade di Teheran sono tornate a riempirsi di slogan antigovernativi, nonostante la durissima repressione delle forze di sicurezza. Secondo quanto riferisce l’agenzia Afp, i manifestanti hanno sfidato l’oscuramento delle comunicazioni e la presenza massiccia di polizia e militari, invocando la fine del potere delle autorità religiose.
Il governo iraniano ha attribuito apertamente agli Stati Uniti la responsabilità delle proteste, nate inizialmente per le crescenti difficoltà economiche e rapidamente trasformatasi in una contestazione politica radicale contro il sistema della Repubblica islamica.
Uccisi a distanza ravvicinata: il rapporto di Hrana
Hrana denuncia un uso sistematico e letale della forza. La maggior parte delle vittime sarebbe stata colpita con munizioni vere o pallini sparati a distanza ravvicinata. Tra i morti figurerebbero anche 37 membri delle forze armate o di sicurezza, oltre a un pubblico ministero, segno di un conflitto sempre più esteso e violento.
Le testimonianze raccolte da Cnn descrivono scene di estrema brutalità: una donna ha raccontato di aver visto “corpi ammucchiati uno sull’altro” all’interno di un ospedale di Teheran, mentre altri testimoni parlano di sparatorie indiscriminate con fucili militari contro la folla.
Funerali sotto attacco e salme trattenute
La repressione non si ferma neppure davanti al lutto. Secondo Iran International, le forze di sicurezza iraniane avrebbero sparato gas lacrimogeni e utilizzato armi ad aria compressa contro le famiglie riunite per i funerali di alcuni manifestanti uccisi, nel cimitero di Behesht-e Zahra, a Teheran.
Fonti informate riferiscono inoltre che le autorità chiederebbero circa 6.000 dollari alle famiglie per la restituzione delle salme, una misura volta a dissuadere la popolazione dal partecipare alle proteste e a spezzare la mobilitazione popolare.
“Un incubo”: le testimonianze dei manifestanti
Le voci che riescono a filtrare nonostante il blackout di Internet raccontano una situazione definita “caotica e disumana”. Un manifestante ha dichiarato alla Cnn di aver aiutato un uomo di circa 60 anni, gravemente ferito con oltre 40 pallini conficcati nelle gambe e un braccio rotto, senza riuscire a trovare un ospedale in grado di curarlo.
Un’assistente sociale iraniana ha parlato di un “incubo”: «Proiettili, gas lacrimogeni, qualsiasi cosa, sparavano tutto». Ha raccontato di aver visto una ragazza colpita al collo con un dispositivo elettrico fino a perdere i sensi, e ha confermato che il figlio di una sua collega è tra le vittime della repressione.
La linea dura del regime: minacce di pena di morte
Il comandante della polizia nazionale iraniana, Sardar Radan, ha dichiarato che “il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato”, rivendicando “arresti importanti” e assicurando che “i principali elementi dei disordini” sarebbero stati fermati.
Dal fronte politico, Ali Larijani, segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale, ha cercato di distinguere tra proteste legittime e quelle che definisce “una corrente distruttiva e organizzata”, mentre la magistratura ha annunciato una linea inflessibile. Il procuratore generale iraniano ha apertamente minacciato la pena di morte per i manifestanti.
Rischio escalation regionale: Israele in allerta
La crisi interna iraniana sta assumendo anche una dimensione geopolitica. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington è “pronta ad aiutare” il movimento di protesta, avvertendo che l’Iran è “in grossi guai”.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha avvertito che qualsiasi intervento militare statunitense porterebbe l’Iran a colpire Israele e le basi militari USA nella regione, definiti “obiettivi legittimi”. Durante la seduta parlamentare, i deputati hanno scandito lo slogan “Morte all’America”, simbolo storico della Rivoluzione islamica del 1979.
Internet oscurato: un Paese isolato
Il blackout di Internet, in vigore da oltre 60 ore, rappresenta uno degli strumenti principali della repressione. Secondo Netblocks, la censura digitale costituisce “una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani”, impedendo comunicazioni, soccorsi e la diffusione di informazioni indipendenti.
L’Iran appare oggi sempre più isolato, mentre la repressione prosegue e il numero delle vittime continua a crescere, in un clima che molti osservatori internazionali definiscono da stato di emergenza permanente.
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