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Iran, la repressione si intensifica: ospedali sotto assedio e decine di morti nelle proteste contro il carovita

Ospedali assaltati, decine di morti e migliaia di arresti: l’Iran reprime nel sangue le proteste contro l’inflazione mentre cresce la pressione internazionale sul regime.

Iran, la repressione si intensifica: ospedali sotto assedio e decine di morti nelle proteste contro il carovita

La stretta degli ayatollah contro le proteste per il carovita in Iran si fa sempre più violenta. A oltre due settimane dall’inizio delle manifestazioni, il bilancio ufficiale e ufficioso delle vittime continua a salire: almeno 35 morti accertati, ma secondo diverse organizzazioni per i diritti umani il numero reale potrebbe essere superiore. Gli arresti hanno già superato quota 1.200, mentre le piazze di Teheran e di numerose città di provincia restano animate da cortei, scioperi e scontri con le forze di sicurezza. La protesta, nata come mobilitazione economica contro l’inflazione e il crollo della moneta nazionale, si è rapidamente trasformata in una contestazione politica aperta contro la Repubblica islamica.

Spari e caos nel Kurdistan iraniano

Uno degli episodi più gravi si è verificato nella contea di Malekshahi, nella provincia occidentale di Ilam, nel Kurdistan iraniano. Video diffusi sui social mostrano spari e urla nella notte, in una regione storicamente sensibile e abitata in larga parte dalla minoranza curda. È la stessa area da cui proveniva Mahsa Amini, il volto simbolo delle rivolte del 2022 contro l’obbligo del velo. Secondo testimoni, i Pasdaran avrebbero aperto il fuoco anche all’interno dell’ospedale Imam Khomeini di Ilam, trasformando una struttura sanitaria in un teatro di repressione armata.

L’irruzione nell’ospedale Imam Khomeini

L’episodio dell’ospedale rappresenta uno dei punti più drammatici della crisi. Agenti in tenuta antisommossa avrebbero fatto irruzione nella struttura alla ricerca di manifestanti feriti ricoverati dopo gli scontri di piazza. Ne sono nati momenti di violenza estrema: spari, uso di gas lacrimogeni, pestaggi e arresti, mentre parenti e parte del personale medico tentavano di opporsi. Le immagini, verificate da media internazionali, mostrano uomini armati di mitra che seminano il panico tra pazienti e sanitari. Amnesty International ha definito l’azione una grave violazione del diritto internazionale, accusando il regime di colpire deliberatamente luoghi che dovrebbero essere protetti.

La reazione internazionale e il ruolo degli Stati Uniti

La notizia dell’assalto all’ospedale ha provocato dure reazioni all’estero. I media statunitensi, citando l’agenzia Human Rights Activists, parlano apertamente di “crimine contro l’umanità”. Il presidente Donald Trump ha lanciato un monito diretto a Teheran, avvertendo che se l’Iran continuerà a “uccidere violentemente manifestanti pacifici”, gli Stati Uniti “andranno in loro soccorso”. Il Dipartimento di Stato ha ribadito la condanna attraverso un messaggio su X, mentre la tensione diplomatica cresce di ora in ora.

La risposta di Teheran e l’indagine annunciata

Dal governo iraniano sono filtrate poche parole. Il presidente Masoud Pezeshkian ha parlato genericamente di un “incidente” nell’ospedale di Ilam, annunciando l’apertura di un’indagine senza fornire dettagli su vittime o responsabilità. Più dura la replica del Consiglio Supremo di Difesa, che ha accusato i “nemici storici dell’Iran” di portare avanti una retorica interventista in violazione del diritto internazionale, promettendo una risposta “proporzionata”.

Morti, feriti e arresti: i numeri della repressione

Oltre alle vittime di Ilam, le organizzazioni per i diritti umani parlano di almeno una trentina di altri morti in diverse città, tra cui quattro bambini e due membri delle forze di sicurezza. L’agenzia semiufficiale Fars riferisce di centinaia di feriti tra poliziotti e volontari del Basij. A Teheran, le forze dell’ordine hanno disperso con lacrimogeni i commercianti in corteo al Grande Bazar e condotto arresti anche nella stazione della metropolitana di Khordad-15, segno di una repressione ormai capillare e sistematica.

Gli slogan e l’estensione nazionale delle proteste

“Abbasso il dittatore”, “Questa è l’ultima battaglia, Pahlavi tornerà”, “Non Gaza, non Libano, io muoio per l’Iran”: gli slogan scanditi nelle piazze mostrano come la protesta abbia superato il tema economico per colpire il cuore del sistema politico. Gli scioperi e le manifestazioni continuano anche in città come Shahr-e Kord, Shiraz, Isfahan e in decine di altri centri, coinvolgendo studenti universitari, commercianti e ampi settori della classe media.

Khamenei tra apertura apparente e repressione

La guida suprema Ali Khamenei aveva inizialmente definito le proteste “giuste”, salvo poi ribadire che non avrebbe permesso la loro diffusione. Secondo un rapporto d’intelligence citato dalla stampa britannica, Khamenei avrebbe persino predisposto un piano di fuga verso Mosca con un ristretto gruppo di fedelissimi, nel caso in cui le forze di sicurezza non riuscissero a contenere la rivolta. Una notizia che, se confermata, testimonierebbe il livello di allarme all’interno del regime.

Israele, Russia e il rischio di una crisi internazionale

Sul piano geopolitico, la crisi iraniana si intreccia con le tensioni internazionali. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe chiesto al presidente russo Vladimir Putin di trasmettere a Teheran messaggi rassicuranti, assicurando che Israele non intende attaccare l’Iran. Tuttavia, Netanyahu ha ribadito alla Knesset che qualsiasi aggressione contro Israele avrebbe conseguenze gravissime, mantenendo alta la pressione sul regime degli ayatollah.

Una crisi economica che alimenta la rabbia

Alla base della rivolta resta una situazione economica drammatica. Il rial iraniano ha perso oltre il 30% del suo valore, rendendo inaccessibili beni di prima necessità in un Paese fortemente dipendente dalle importazioni. L’inflazione galoppante colpisce soprattutto i ceti medi e popolari, tradizionalmente considerati una colonna del sistema. I tentativi del governo di introdurre sussidi e buoni elettronici appaiono insufficienti di fronte all’aumento vertiginoso dei prezzi.

Un Paese sull’orlo di una nuova svolta

Le proteste in corso rappresentano la più ampia mobilitazione popolare dai moti del 2022. La repressione violenta, l’assalto agli ospedali e il crescente isolamento internazionale stanno mettendo a dura prova la tenuta della Repubblica islamica. In un contesto segnato da sanzioni, crisi economica e instabilità regionale, l’Iran si trova oggi davanti a una sfida interna che potrebbe avere conseguenze profonde e durature per il futuro del Paese.

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