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Iniziata la visita in Ungheria per Papa Francesco per il suo viaggio apostolico

Nel suo discorso diversi i temi toccati: aborto, nazionalismi, migranti e guerra in Ucraina

Iniziata la visita in Ungheria per Papa Francesco per il suo viaggio apostolico

Iniziata ieri, 28 aprile 2023,  la visita in Ungheria per Papa Francesco per il suo viaggio apostolico di tre giorni. Il pontefice torna nel Paese dopo la visita del 12 settembre 2021 in cui celebrò a Budapest la messa conclusiva del Congresso eucaristico internazionale prima di proseguire per la Slovacchia. Si tratta del quarantunesimo viaggio apostolico del pontificato e il secondo di quest’anno dopo quello in Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan. Bergoglio è il secondo Papa a recarsi in Ungheria, Paese visitato due volte anche da Giovanni Paolo II nel 1991 e nel 1996.

Papa Francesco è arrivato in Ungheria poco prima delle 10, all’aeroporto internazionale di Budapest, ed è stato accolto dal vice primo ministro Zsolt Semjen.
Poi si è recato al Palazzo Sandor, nel quartiere del Castello di Buda, residenza ufficiale del presidente della Repubblica di Ungheria.

Qui, nella cerimonia di benvenuto che si è svolta nel piazzale antistante il Palazzo, il papa è stato accolto dalla presidente della Repubblica Katalin Novak, in abito nero. Sono stati eseguiti gli inni, col picchetto militare d’onore e la presentazione delle delegazioni. Dopo il colloquio con la presidente il papa ha incontrato anche anche il primo ministro Viktor Orban.

Nell’ex Monastero Carmelitano è avvenuto l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico, cui il Papa ha rivolto il primo dei sei discorsi previsti durante i tre giorni di visita, tutti in italiano.

Nel pomeriggio, alle 17, nella Concattedrale di Santo Stefano è in programma l’incontro con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate, i seminaristi e gli operatori pastorali.
“Una cretinata che hanno fatto”. Con queste parole il papa ha definito le insinuazioni su Giovanni Paolo II diffuse nei giorni scorsi in relazione al caso di Emanuela Orlandi. Il pontefice, nel corso dei saluti ai giornalisti durante il volo per Budapest, ha risposto a una inviata polacca che lo ha ringraziato per la difesa di papa Wojtyla.

Nel suo discorso alle autorità il Pontefice ha toccato diversi temi: aborto, nazionalismi, migranti e guerra in Ucraina.

“E’ urgente, come Europa, lavorare a vie sicure e legali, a meccanismi condivisi di fronte a una sfida epocale che non si potrà arginare respingendo, ma va accolta per preparare un futuro che, se non sarà insieme, non sarà”, ha detto parlando di accoglienza dei migranti e citando il discorso di Santo Stefano, primo re d’Ungheria, al figlio secondo cui “‘adorna il paese’ chi vi giunge con lingue e costumi diversi. Infatti – ha sottolineato il Papa – ‘un paese che ha una sola lingua e un solo costume è debole e cadente. Per questo ti raccomando di accogliere benevolmente i forestieri e di tenerli in onore, così che preferiscano stare piuttosto da te che non altrove'”.

“Per chi è cristiano l’atteggiamento di fondo non può essere diverso da quello che santo Stefano ha trasmesso, dopo averlo appreso da Gesù, il quale si è identificato nello straniero da accogliere”, ha aggiunto.

“Nel dopoguerra – ha detto papa Francesco parlando alle autorità ungheresi a Budapest – l’Europa ha rappresentato, insieme alle Nazioni Unite, la grande speranza, nel comune obiettivo che un più stretto legame fra le Nazioni prevenisse ulteriori conflitti. Purtroppo non è stato così. Nel mondo in cui viviamo, tuttavia, la passione per la politica comunitaria e per la multilateralità sembra un bel ricordo del passato: pare di assistere al triste tramonto del sogno corale di pace, mentre si fanno spazio i solisti della guerra”.

“In generale – ha aggiunto -, sembra essersi disgregato negli animi l’entusiasmo di edificare una comunità delle nazioni pacifica e stabile, mentre si marcano le zone, si segnano le differenze, tornano a ruggire i nazionalismi e si esasperano giudizi e toni nei confronti degli altri”.

“In questa fase storica i pericoli sono tanti oggi, tanti; ma, mi chiedo, anche pensando alla martoriata Ucraina, dove sono gli sforzi creativi di pace? Dove stanno?”, ha sottolineato. Francesco ha fatto riferimento alla Dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950: “‘Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche’, in quanto – parole memorabili! – ‘la pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano'”.

Nel suo intervento Papa Francesco ha poi parlato della “via nefasta delle colonizzazioni ideologiche, che eliminano le differenze, come nel caso della cosiddetta cultura gender, che appunto elimina le differenze o antepongono alla realtà della vita concetti riduttivi di libertà, ad esempio vantando come conquista un insensato diritto all’aborto, che è sempre una tragica sconfitta”.

Secondo il pontefice invece è “bello invece costruire un’Europa centrata sulla persona e sui popoli, dove vi siano politiche effettive per la natalità e la famiglia, perseguite con attenzione in questo Paese, dove nazioni diverse siano una famiglia in cui si custodiscono la crescita e la singolarità di ciascuno”.

“Giungo come pellegrino e amico in Ungheria, Paese ricco di storia e di cultura; da Budapest, città dei ponti e dei santi, penso all’Europa intera e prego perché, unita e solidale, sia anche ai nostri giorni casa di pace e profezia di accoglienza”, ha scritto e firmato di suo pugno papa Francesco nel libro d’onore del Palazzo presidenziale Sandor.

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