Incendio a Crans-Montana, un rogo nel 2024 prima della strage: l’inchiesta sui Moretti si complica
Incendio a Crans-Montana, spunta un rogo nel 2024: l’inchiesta sui Moretti verso la svolta
Un incendio si sarebbe già verificato nel corso del 2024 all’interno di Le Constellation, il locale di Crans-Montana teatro del devastante rogo della notte di Capodanno che ha causato 40 morti e 116 feriti. La segnalazione, raccolta da uno degli avvocati di parte civile e rilanciata dalla stampa svizzera, fa riferimento a un principio d’incendio avvenuto tra Natale e Capodanno del 2024, in una data non precisata, ma con una dinamica ritenuta sovrapponibile a quella della tragedia del 1° gennaio.
La dinamica del rogo del 2024 e il materiale non ignifugo
Secondo quanto riportato da Le Matin Dimanche e da altre testate elvetiche, le fiamme sarebbero state innescate dalle candele scintillanti utilizzate durante i festeggiamenti. Le fiammelle avrebbero raggiunto il controsoffitto, rivestito con pannelli fonoassorbenti non ignifughi, una mousse acquistata dal proprietario del locale, Jacques Moretti, presso la catena di bricolage Hornbach. L’incendio, in quella circostanza, sarebbe stato domato rapidamente e non avrebbe provocato feriti né danni rilevanti, ma se confermato avrebbe un peso decisivo sotto il profilo giudiziario.
La consapevolezza del rischio e le ricadute penali
La possibile esistenza di un precedente episodio incendiario impedirebbe ai coniugi Moretti di sostenere di non essere a conoscenza della pericolosità dei materiali installati nel locale. La tesi difensiva dell’ignoranza del rischio verrebbe così fortemente indebolita, aprendo alla possibilità di una riqualificazione delle contestazioni, che potrebbero spingersi oltre l’omicidio e l’incendio colposi fino al profilo del dolo eventuale, qualora fosse accertata la consapevolezza del pericolo e la scelta di proseguire comunque l’attività.
Un altro incendio nel 2024: il caso del “Le Vieux Chalet”
L’inchiesta non si ferma qui. Un ulteriore incendio avrebbe coinvolto, sempre nel 2024, un altro locale riconducibile ai Moretti, il ristorante “Le Vieux Chalet”, situato nel villaggio di Lens, a pochi chilometri da Crans-Montana. Secondo una ricostruzione esclusiva del Tg1, le fiamme divamparono nel marzo 2024, distruggendo completamente gli interni del locale, che si trovava allora in fase di ristrutturazione dopo l’acquisto da parte della coppia. Nonostante la gravità dell’episodio, non risulterebbero controlli successivi sugli altri locali dei coniugi.
L’esposto delle parti civili e il dossier delle testimonianze
L’inchiesta si trova ora a uno snodo cruciale. L’avvocato Sébastien Fanti, che rappresenta alcune delle famiglie delle vittime, è pronto a depositare un esposto corredato da decine di segnalazioni e da circa un centinaio di mail inviate da testimoni e sopravvissuti. Il dossier, secondo il legale, mira a “riscrivere la storia della strage”, contestando quella che viene definita una narrazione auto-assolutoria dei proprietari e chiamando in causa anche le responsabilità del Comune.
La scarcerazione di Moretti e il caso diplomatico
La liberazione su cauzione di Jacques Moretti, fissata a 200 mila franchi svizzeri, ha alimentato un duro scontro diplomatico tra Italia e Svizzera. Roma ha richiamato il proprio ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado, mentre le dichiarazioni di Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno espresso indignazione per una decisione ritenuta un affronto alla memoria delle vittime e al dolore delle famiglie.
Chi ha pagato la cauzione e i rapporti d’affari
Resta inoltre irrisolta la questione di chi abbia materialmente versato la cauzione. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, le persone in grado di sostenere una spesa di tale entità sarebbero soltanto tre: un assicuratore, un notaio con uffici nelle immediate vicinanze del locale e un terzo uomo con il quale Moretti avrebbe avuto rapporti d’affari continuativi. Un dettaglio che aggiunge ulteriori interrogativi su una vicenda già estremamente complessa.
I risarcimenti record e le stime degli esperti
Sul fronte civile, le richieste di risarcimento potrebbero raggiungere cifre senza precedenti. Secondo Pascal Pichonnaz, docente all’Università di Friburgo, interpellato dal quotidiano vallesano Le Nouvelliste, il totale dei danni potrebbe oscillare tra i 600 milioni e il miliardo di franchi. Le stime includono costi sanitari, perdita di reddito, danno morale e impatto sulle rendite pensionistiche, con tempi di liquidazione che, in assenza di accordi stragiudiziali, potrebbero estendersi anche per 10-15 anni.
I costi sanitari e la perdita di reddito delle vittime
Per i soli costi di cura, l’istituto svizzero di assicurazione contro gli infortuni Suva indica che, in eventi analoghi, le spese variano tra 650 mila e 1,6 milioni di franchi a persona. Rapportando questi valori al numero dei feriti gravi, il totale parziale supera già i 180 milioni. La voce più pesante resta, però, quella della perdita di guadagno, considerato che la maggioranza dei feriti è minorenne: su un arco di 40 anni di vita lavorativa, il risarcimento complessivo supererebbe i 400 milioni di franchi.
Un’inchiesta destinata ad allargarsi
La possibile conferma di incendi precedenti, unita alle nuove testimonianze e alle cifre colossali dei risarcimenti, potrebbe trasformare radicalmente il procedimento. Da tragedia attribuita a una fatalità, il caso di Crans-Montana rischia di diventare l’emblema di una catena di negligenze consapevoli, con responsabilità che potrebbero estendersi ben oltre i gestori del locale e investire anche altri soggetti istituzionali.
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