Nelle prime ore di martedì 27 gennaio 2026 l’Assemblea nazionale, camera bassa del Parlamento francese, ha approvato in prima lettura un disegno di legge che punta a vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la salute e lo sviluppo psicologico degli adolescenti. Il testo, sostenuto dal governo, è passato con 130 voti favorevoli e 21 contrari e si sposta ora al Senato, dove potrebbe arrivare rapidamente in calendario grazie alla procedura accelerata.
La linea dell’Eliseo: “Il cervello dei nostri figli non è in vendita”
Il provvedimento è diventato una priorità politica per Emmanuel Macron, che ha celebrato il voto definendolo un passaggio “maggiore” nella strategia di protezione dell’infanzia online. Nelle sue dichiarazioni, il presidente ha collegato la scelta a una battaglia culturale e geopolitica: l’idea che l’attenzione e la crescita dei minori non debbano essere “mercificate” da piattaforme e algoritmi, evocando esplicitamente la competizione globale tra grandi gruppi tecnologici e potenze digitali. Macron ha chiesto tempi stretti per rendere il divieto operativo già dalla prossima rentrée, spingendo l’esecutivo ad accelerare l’iter parlamentare.
Cosa prevede il testo: divieto sotto i 15 anni e confini ancora da chiarire
La formulazione adottata stabilisce che l’accesso a un servizio di social network fornito da una piattaforma online è vietato ai minori di 15 anni. Non viene, però, stilata una lista puntuale delle piattaforme coinvolte, scelta che apre un doppio fronte: da un lato consente elasticità nell’applicazione, dall’altro alimenta interrogativi su quali servizi ricadano davvero nel perimetro della norma. Restano esclusi, in linea di principio, strumenti a carattere educativo o informativo come enciclopedie online e repertori scientifici; e non sarebbero toccati i servizi di messaggistica privata interpersonale, un punto politicamente sensibile perché molte famiglie li considerano canali “di contatto” più che spazi di esposizione pubblica.
Il nodo tecnico: la verifica dell’età e il rischio di un divieto “di carta”
Il vero banco di prova è l’applicabilità. Un divieto senza un sistema di verifica dell’età rischia di restare simbolico o, peggio, di spingere gli adolescenti verso scorciatoie e spazi meno regolati. In Francia, come altrove, la questione si intreccia con la privacy: come accertare l’età senza costruire archivi di dati sensibili, documenti o biometria? Il dibattito è reso più complesso dal quadro europeo: imporre obblighi diretti alle piattaforme può entrare in tensione con competenze e regole dell’Unione, motivo per cui il testo è stato rivisto anche alla luce dei rilievi giuridici e delle interazioni con la normativa digitale europea.
La spinta sanitaria: l’allarme sugli effetti dei social su sonno e salute mentale
A fare da cornice scientifica c’è un filone di studi e valutazioni istituzionali che negli ultimi mesi ha guadagnato centralità nel dibattito pubblico francese. L’Anses (Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria) ha richiamato l’attenzione sui possibili impatti negativi dell’uso intensivo dei social negli adolescenti, citando rischi legati ad alterazioni del sonno, aumento dell’ansia, fragilità dell’autostima, esposizione a contenuti violenti e dinamiche di cyberviolenza, inclusi cyberbullismo e molestie. In questa lettura, le piattaforme non sono solo “ambienti”, ma dispositivi progettati per catturare attenzione, incentivare permanenza e reazioni, con effetti potenzialmente problematici nelle fasce più giovani.
Maggioranza ampia e opposizioni mirate: tra tutela e “paternalismo digitale”
Il voto ampio alla camera bassa segnala una convergenza politica rara su un tema di forte impatto sociale. Il testo è stato sostenuto dal campo macroniano e ha raccolto consensi trasversali, mentre le critiche si sono concentrate soprattutto sull’idea che un divieto generalizzato possa rappresentare una risposta “semplice” a un problema complesso, o una forma di paternalismo digitale che scarica sulla proibizione ciò che dovrebbe passare anche da educazione, strumenti di controllo, responsabilità delle piattaforme e sostegno psicologico. La frattura, in sostanza, non è tanto sull’esistenza del rischio, quanto sul tipo di intervento più efficace e sostenibile nel tempo.
Tempi e prossime tappe: Senato, calendario e obiettivo rentrée
Ora la palla passa al Senato. L’Eliseo punta a un iter rapido per arrivare a un’entrata in vigore collegata all’anno scolastico, con un messaggio politico netto: la scuola e l’adolescenza come “zona protetta” dall’infrastruttura dell’attenzione permanente. Proprio la fase al Senato potrebbe diventare il luogo in cui verranno definiti i dettagli più delicati: criteri di verifica dell’età, responsabilità delle piattaforme, sanzioni, eventuali eccezioni e coordinamento con le regole europee. La tenuta della legge, oltre che sulla spinta simbolica, dipenderà dalla sua architettura tecnica e giuridica.
Il contesto internazionale: l’esperimento australiano e il pressing nel Regno Unito
Il progetto francese si inserisce in una tendenza globale verso restrizioni più dure. In Australia, dal 10 dicembre 2025 è entrato in vigore un regime che impone alle piattaforme “age-restricted” di adottare misure ragionevoli per impedire agli under 16 di creare o mantenere un account: un modello osservato con attenzione perché mette alla prova, sul campo, il tema della verifica dell’età e dell’enforcement.
Nel Regno Unito, la Camera dei Lord ha votato a favore di un divieto per gli under 16, ma il percorso legislativo deve ancora passare dalla Camera dei Comuni, dove l’esito non è scontato.
In Europa, inoltre, diversi governi hanno aperto dossier simili: la Francia tenta di trasformare la pressione sociale e scientifica in una norma nazionale, consapevole che la vera partita, per efficacia e tenuta, si giocherà anche a Bruxelles, dove si definiscono cornici e poteri sanzionatori nel mercato digitale unico.
La sfida europea: protezione dei minori e potere degli algoritmi
Il punto politico più rilevante è che il tema non riguarda solo “quanto tempo online”, ma chi decide cosa vede un ragazzo, con quale priorità e per quale obiettivo. Nel lessico istituzionale francese, la battaglia è contro l’economia dell’attenzione e la dipendenza comportamentale indotta da sistemi di raccomandazione e dinamiche di confronto sociale. Se il testo passerà anche al Senato, Parigi proverà a presentarsi come laboratorio normativo europeo: un tentativo di alzare l’asticella non soltanto contro i contenuti illeciti, ma contro le architetture digitali che trasformano i minori in target.
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