Crisi Iran, alta tensione internazionale: Trump pronto a intervenire, italiani invitati a lasciare Teheran
Crisi Iran-Usa, Trump valuta l’intervento mentre l’Italia evacua e cresce l’allarme internazionale
Dopo giorni di avvertimenti durissimi rivolti agli ayatollah per la repressione sanguinosa delle proteste popolari, la crisi iraniana entra in una fase decisiva. Secondo quanto riferito da Reuters, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe maturato la convinzione di dover intervenire direttamente contro il regime di Iran. Dallo Studio Ovale, Trump ha dichiarato di essere stato informato che Teheran avrebbe fermato il massacro dei manifestanti e che non ci sarebbero piani immediati di esecuzioni. Parole accompagnate, però, da prudenza e scetticismo: “Spero sia vero, osserveremo la situazione e verificheremo”, ha precisato, lasciando intendere che l’opzione militare resta sul tavolo.
Evacuazioni e basi Usa in stato di allerta
Nonostante l’apparente apertura del regime iraniano, Washington ha iniziato a evacuare parte del personale non essenziale dalle proprie basi militari in Medio Oriente. Una misura precauzionale che segue le minacce esplicite di Teheran di colpire siti americani in caso di attacco. Il Pentagono ha avvertito la Casa Bianca che qualsiasi operazione contro l’Iran potrebbe innescare una risposta dura e coordinata, con possibili raid contro installazioni statunitensi in Qatar, Iraq e Siria. Trump, secondo fonti vicine alla sua squadra di sicurezza nazionale, vorrebbe un’azione rapida e definitiva, evitando una guerra lunga e logorante, ma i consiglieri non sono in grado di garantire un rapido collasso del regime.
Spazio aereo riaperto e primi segnali di normalizzazione
In questo quadro estremamente fluido, Teheran ha annunciato la riapertura dello spazio aereo iraniano dopo la sospensione entrata in vigore nei giorni scorsi. La compagnia Turkish Airlines ha comunicato la ripresa dei voli, un segnale interpretato da alcuni osservatori come un tentativo di mostrare un ritorno alla normalità, mentre sul terreno la repressione continua e le comunicazioni restano limitate dal blackout di Internet imposto dalle autorità.
La Farnesina rafforza le misure di sicurezza e invita gli italiani a lasciare l’Iran
Di fronte a uno scenario in rapido deterioramento, la Farnesina ha intensificato le misure di sicurezza e di monitoraggio per la tutela dei connazionali presenti in Iran. Nel corso di una riunione straordinaria presieduta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla quale hanno partecipato l’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei, i rappresentanti della Difesa e i vertici dell’intelligence, è stata effettuata una valutazione approfondita dei rischi legati a una possibile escalation militare e al perdurare della repressione interna. Al termine dell’incontro, il ministero ha rinnovato con forza l’invito ai cittadini italiani presenti in Iran per turismo o per motivi non essenziali a lasciare il Paese con i primi voli di linea disponibili, sottolineando come la situazione di sicurezza sia estremamente fluida e imprevedibile. Contestualmente è stato disposto il rientro del personale non essenziale dall’ambasciata italiana a Teheran, pur garantendo la piena operatività della sede diplomatica, attiva 24 ore su 24 per fornire assistenza ai connazionali. La Farnesina mantiene inoltre un costante coordinamento con le ambasciate italiane dell’area mediorientale e con i partner dell’Unione Europea, della Nato e del G7, ribadendo la ferma condanna per la violenta repressione delle manifestazioni e l’impegno dell’Italia a favore della de-escalation, della tutela dei diritti umani e della stabilità regionale.
Crosetto: “In corso il massacro di una generazione”
Parole durissime sono arrivate anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha parlato apertamente di “massacro di una generazione che vuole solo vivere libera”. Crosetto ha sottolineato come la situazione cambi di ora in ora e come un eventuale intervento americano resti un’incognita, condizionata dalla capacità degli Stati Uniti di sostenere una possibile reazione iraniana su larga scala.
Pressione economica e collasso finanziario del regime
Sul fronte economico, Washington rivendica i risultati della strategia di massima pressione. Il segretario al Tesoro statunitense ha parlato di un collasso finanziario del regime iraniano, con banche in difficoltà, inflazione galoppante e carenza di liquidità, conseguenze dirette delle sanzioni e del blocco delle esportazioni petrolifere. Una crisi economica che alimenta ulteriormente le proteste interne, esplose per il carovita e rapidamente trasformatesi in una sfida politica aperta al potere teocratico.
La repressione e l’allarme delle organizzazioni per i diritti umani
Secondo Amnesty International, in Iran è in corso una repressione senza precedenti, con migliaia di vittime e un uso sistematico della forza letale contro manifestanti inermi. Le autorità iraniane ammettono numeri elevati di morti, mentre fonti indipendenti parlano di cifre ben più alte. Il blackout informativo, che dura da oltre una settimana, rende difficile verificare quanto accade nelle strade, ma rafforza il timore che le violazioni dei diritti umani siano ancora in corso.
Lo spettro della guerra e una crisi globale
Mentre gli Stati Uniti chiedono una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, diversi governi del Medio Oriente avvertono che un attacco americano contro l’Iran potrebbe avere conseguenze disastrose, trascinando l’intera regione in una guerra totale e provocando una crisi economica globale. Trump, pur ribadendo di non voler un conflitto prolungato, continua a mantenere alta la pressione su Teheran, in un equilibrio fragile tra deterrenza militare, diplomazia e attesa di segnali concreti sullo stop alla repressione.
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