Crans-Montana, tragedia nel locale: 19 segnalazioni di italiani tra feriti e dispersi, Tajani sul posto e indagini in corso.
Crans-Montana, emergenza ancora aperta: sei italiani dispersi, decine di interrogatori e trasferimenti al Niguarda mentre la Svizzera accelera su identificazioni e inchiesta.
Crans-Montana, tragedia nel locale: 19 segnalazioni di italiani tra feriti e dispersi, Tajani sul posto e indagini in corso.
Il conteggio più recente diffuso dalla Farnesina fissa a 19 le segnalazioni complessive di cittadini italiani collegati alla tragedia nel locale di Crans-Montana, in Svizzera. Il quadro resta in evoluzione e si divide in tre blocchi: tre pazienti già trasferiti in Italia e ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano; dieci persone ospedalizzate in Svizzera (per due, però, non c’è ancora certezza né sulle condizioni cliniche né sulla struttura di ricovero, in attesa di un riscontro ufficiale da parte elvetica); sei dispersi sui quali, al momento, “non sono disponibili informazioni di nessun tipo”. In parallelo, nella giornata di ieri risultavano ancora cinque vittime da identificare, con nazionalità non ancora note, mentre il numero complessivo dei decessi indicato nel testo degli aggiornamenti arriva a 47.
Tajani a Crans-Montana: “Nomi solo dalle autorità svizzere, prima alle famiglie”
Nella località sciistica è arrivato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ribadito la linea di cautela sui nominativi che circolano sui media: nessuna conferma ufficiale potrà arrivare dall’Italia prima della comunicazione formale delle autorità svizzere alle famiglie. Tajani ha sottolineato anche un punto delicatissimo sul fronte dei feriti: sarebbero presenti tre persone non ancora identificate e, in assenza di riscontri definitivi, non si esclude che tra loro possano esserci anche italiani.
L’inchiesta e le responsabilità: interrogatori e cooperazione con la Svizzera
Sul piano investigativo, Tajani ha confermato che l’inchiesta è in corso e che sono già stati effettuati decine di interrogatori con l’obiettivo di chiarire eventuali responsabilità legate allo sviluppo e alla rapidità dell’incendio. La collaborazione con le autorità elvetiche viene definita “molto positiva” e, proprio per accelerare identificazioni e accertamenti, l’Italia ha messo a disposizione la polizia scientifica. L’attenzione degli investigatori si concentra sulla catena decisionale e sui protocolli di sicurezza: dalla gestione dei dispositivi scenografici alle misure antincendio, fino alla capienza effettiva e alle vie di fuga.
Il nodo sicurezza: fuochi pirotecnici al chiuso e scelte “non responsabili”
Tra le ipotesi richiamate dal ministro c’è l’uso di fuochi pirotecnici o effetti simili all’interno del locale. “Per quanto piccoli”, ha osservato Tajani, “non mi sembra una scelta responsabile”. Il punto, al di là della singola dinamica, è la compatibilità tra spettacolarizzazione e prevenzione: in ambienti chiusi, affollati e spesso con materiali combustibili, anche una scintilla può innescare una progressione rapidissima, rendendo inefficaci reazioni istintive e tentativi di evacuazione, soprattutto se l’uscita è stretta o il percorso è complesso.
I trasferimenti al Niguarda e la rete dei soccorsi: un corridoio sanitario tra Svizzera e Italia
L’ospedale Niguarda di Milano è diventato il principale punto di accoglienza in Italia per i feriti trasferiti dalla Svizzera, con un lavoro di coordinamento sanitario che coinvolge anche la Protezione civile e le centrali operative per il trasporto. Tra i feriti italiani, i rimpatri avvengono in base alla trasportabilità: alcuni pazienti, per la gravità delle ustioni e delle condizioni respiratorie, possono non essere trasferibili nell’immediato. Il sistema dei soccorsi, intanto, si muove su due piani: da un lato l’urgenza clinica di garantire cure specialistiche, dall’altro la necessità umana di riportare i ragazzi vicino alle famiglie quando possibile, senza aumentare i rischi durante il tragitto.
Il racconto del padre di un sedicenne: ustioni estese e fiamme “diramate velocissime”
Tra le testimonianze più dure c’è quella di Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno dei due sedicenni ricoverati al Niguarda. Ha descritto ustioni tra il 30% e il 40% del corpo e una dinamica che, nelle parole del figlio, sarebbe iniziata con un urlo di allarme nella zona del bar. Da lì, il fuoco si sarebbe propagato “in una maniera impressionante e velocissima”, trasformando la fuga in una corsa contro il tempo. Il giovane è stato posto in coma farmacologico e sottoposto a interventi. Nel racconto del padre si intrecciano panico e solidarietà improvvisata: persone a terra al freddo, soccorritori che cercano di tamponare i casi più gravi, coperte e lenzuola recuperate nei locali vicini per proteggere i feriti.
Famiglie in attesa: dispersi, feriti irriconoscibili e l’incubo dell’identificazione
L’elemento più lacerante resta la condizione dei dispersi: sei italiani senza notizie e, più in generale, un numero di feriti che inizialmente non risultano identificabili con certezza, a causa delle ustioni e dello stato di shock. Il padre di Manfredi ha raccontato anche l’attesa dei familiari di Riccardo Minghetti, giovane romano di cui non si avrebbero ancora notizie, nella speranza che sia tra i feriti non riconoscibili. In situazioni di questo tipo la ricostruzione dei percorsi in ospedale e l’incrocio dei dati richiedono tempo, mentre ogni ora pesa come un giorno per chi aspetta una chiamata.
La voce di chi ce l’ha fatta: “siamo fortunati, la riportiamo a casa viva”
Accanto all’angoscia, emergono anche parole di gratitudine dolorosa, come quelle di Cristina Ferretti, madre di Eleonora Palmieri, veterinaria di 29 anni di Cattolica, rimasta ferita e ora ricoverata al Niguarda. La madre ha parlato di un grande spavento e della consapevolezza che, per altre famiglie, l’esito potrebbe essere diverso. Dal punto di vista clinico, i medici descrivono una situazione complessa, ma con margini di ottimismo: ferite a mani e viso, necessità di ricostruzione e una gestione respiratoria che impone prudenza.
Un altro caso: il 19enne milanese ricoverato a Berna “in condizioni stabili”
Tra i feriti citati c’è anche Gregory Esposito, 19 anni, residente a Milano e legato per origine familiare a Baveno, sul Lago Maggiore. Secondo quanto riferito dalle istituzioni locali, si trova in terapia intensiva a Berna ma in condizioni stabili. È un dettaglio che restituisce l’estensione territoriale dell’impatto: ragazzi e famiglie che, in poche ore, si sono ritrovati a gestire una crisi internazionale con ospedali e autorità distribuiti su più città.
Supporto psicologico e gestione dell’emergenza: la risposta istituzionale tra Roma, Milano e la Svizzera
Tajani ha annunciato la disponibilità di un gruppo di psicologi per assistere familiari e persone vicine a feriti e dispersi. È un tassello spesso decisivo nelle grandi emergenze, quando l’evento traumatico non si esaurisce con i soccorsi, ma continua nelle settimane successive, tra interventi chirurgici, identificazioni e lutti. Il ministro ha riferito inoltre di aver tenuto informata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di aver aggiornato diversi leader politici che hanno chiesto notizie, mentre l’ambasciata italiana in Svizzera e il consolato rafforzano il lavoro sul campo in raccordo con la polizia di Sion.
Bilancio e incertezza: condizioni critiche, identità da accertare e numeri destinati a cambiare
Nel quadro complessivo dell’incendio, il numero dei feriti è elevatissimo e una quota consistente risulta in condizioni critiche, secondo le dichiarazioni riportate nel testo degli aggiornamenti. A rendere più complesso il lavoro è la presenza di persone non ancora identificate e la possibile evoluzione del bilancio, soprattutto quando si parla di casi gravi e di dispersi. È una fase in cui la comunicazione istituzionale tende a essere prudente, perché ogni correzione può significare, per una famiglia, il passaggio improvviso dalla speranza alla certezza del lutto.
Cosa succede adesso: identificazioni, trasferimenti e accertamento delle responsabilità
Le prossime ore saranno decisive su tre fronti: completare l’identificazione di vittime e feriti, chiarire la posizione degli italiani dispersi e proseguire i trasferimenti sanitari verso strutture specialistiche italiane quando i medici svizzeri daranno l’autorizzazione. Parallelamente, l’indagine dovrà stabilire se la tragedia sia stata aggravata da carenze strutturali, procedure non rispettate o scelte organizzative incompatibili con un ambiente chiuso e affollato. La richiesta di “massima severità” evocata nelle dichiarazioni istituzionali riflette una domanda diffusa: capire, con precisione, perché una notte di festa si sia trasformata in un inferno.
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