CAMBIA LINGUA

Crans-Montana, Meloni e Tajani richiamano l’ambasciatore: “Indignazione per la scarcerazione di Moretti”

Richiamo dell’ambasciatore Cornado a Roma dopo la scarcerazione di Jacques Moretti: tensione tra Italia e Svizzera sul caso Crans-Montana.

La scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, proprietario del locale “Le Constellation” di Crans-Montana e indagato per la strage di Capodanno, sta producendo un effetto che va oltre l’aula di giustizia. La scelta del Tribunale delle Misure Coercitive di Sion di rimettere in libertà l’imprenditore, a fronte del pagamento di 200mila franchi svizzeri, ha innescato una reazione durissima del Governo italiano, trasformando un caso giudiziario in una frattura istituzionale con inevitabili ricadute diplomatiche.

Palazzo Chigi: “Offesa alle famiglie e rischio fuga, così si ferisce un Paese intero”

In una nota ufficiale, la Presidenza del Consiglio ha ricostruito i passaggi della risposta italiana: Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno incaricato l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, di contattare la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, per rappresentare “la viva indignazione del Governo e dell’Italia” di fronte alla scarcerazione. Nella posizione di Palazzo Chigi pesano tre elementi: l’estrema gravità dei reati ipotizzati, le responsabilità contestate a Moretti, e soprattutto il “persistente pericolo di fuga” unito al rischio di “ulteriore inquinamento delle prove”. Il messaggio politico è netto: per Roma quella decisione non è un atto neutro, ma un’ulteriore ferita inflitta alle famiglie delle vittime e ai feriti ancora ricoverati.

Il richiamo di Cornado a Roma come segnale diplomatico

Dopo la protesta formale, Meloni e Tajani hanno disposto il richiamo a Roma dell’ambasciatore Cornado “per definire le ulteriori azioni da intraprendere”. In diplomazia, il richiamo per consultazioni è uno dei segnali più chiari di disappunto: non equivale alla rottura, ma alza il livello della pressione politica e obbliga l’interlocutore a misurarsi con la portata della crisi. È un passo che fotografa quanto la vicenda venga considerata sensibile anche sul piano interno, per l’impatto emotivo della strage e per l’aspettativa di giustizia che si è consolidata nei giorni successivi al rogo.

Tajani: “Non si ripaga la morte di 40 persone con 200mila franchi”

La linea del ministro degli Esteri è stata espressa con toni insolitamente taglienti per un dossier con risvolti internazionali. Tajani, intervenendo in tv e poi parlando alla Farnesina, ha contestato la logica stessa della liberazione su cauzione, definendo “inaccettabile” il provvedimento e sostenendo che “non si può ripagare la morte di tante persone con 200mila franchi”. Il ministro ha inoltre legato la scarcerazione alla tenuta dell’inchiesta, parlando di indagini “con buchi da tutte le parti” e insistendo sul rischio che l’indagato possa sottrarsi alla giustizia o interferire con l’accertamento dei fatti.

La replica dal Vallese: Pilloud scarica sul Tribunale la scelta della liberazione

Sul fronte svizzero, Béatrice Pilloud ha chiarito che la scarcerazione non è stata una decisione della procura, ma del Tribunale competente per le misure coercitive. È una precisazione che, nelle dinamiche interne elvetiche, rimarca la separazione dei ruoli tra accusa e giudice; ma sul piano politico non attenua la sostanza della contestazione italiana, perché il punto, per Roma, resta l’esito: un indagato per una tragedia con decine di morti torna libero a pochi giorni dai fatti, in una fase ancora delicatissima per la raccolta delle prove.

Cosa prevede la misura: cauzione, divieti e controlli senza braccialetto elettronico

Secondo le ricostruzioni, il Tribunale di Sion ha disposto la liberazione dopo una nuova valutazione del rischio di fuga, imponendo misure alternative come il divieto di espatrio, l’obbligo di firma e il ritiro dei documenti. Un punto che ha alimentato ulteriormente le polemiche riguarda l’assenza del braccialetto elettronico, che la procura avrebbe invece richiesto: un dettaglio che, nell’opinione pubblica italiana, si è trasformato in simbolo di un controllo ritenuto insufficiente rispetto alla gravità del caso e alla pressione internazionale che circonda l’inchiesta.

Il fattore emotivo: famiglie delle vittime e Paese in attesa di risposte

La dimensione istituzionale si intreccia con quella umana. Palazzo Chigi parla di “grave offesa” e di “ulteriore ferita” per i familiari delle vittime, mentre la politica italiana insiste sulla necessità di “verità e giustizia” in tempi rapidi. In questa cornice, ogni passaggio giudiziario assume un peso enorme: non solo per le conseguenze sull’indagine, ma per la percezione collettiva di equità. Il richiamo dell’ambasciatore, quindi, non è soltanto un gesto verso la Svizzera: è anche un messaggio interno, che prova a intercettare indignazione e dolore, e a tradurli in un atto politico riconoscibile.

Il nuovo video e il nodo delle responsabilità: l’inchiesta sotto i riflettori

La diffusione di nuove immagini sugli istanti immediatamente successivi all’inizio dell’incendio, rilanciate dai media, contribuisce ad aumentare l’attenzione e la pressione sulla ricostruzione dei fatti. Ogni elemento che suggerisca ritardi nella percezione del pericolo, nella gestione dell’emergenza o nell’attivazione dell’allarme si traduce in domande: sui protocolli, sulla sicurezza del locale, sui controlli, e su eventuali responsabilità che potrebbero estendersi oltre i soli proprietari. In questo senso, la vicenda non è più soltanto un procedimento penale locale: è un caso internazionale, con vittime di più Paesi e aspettative crescenti sulle istituzioni svizzere.

Lo scenario possibile: pressioni politiche, tempi giudiziari e cooperazione tra Stati

Il passaggio decisivo, ora, riguarda il modo in cui la crisi verrà gestita senza trasformarsi in un incidente diplomatico duraturo. L’Italia chiede un’accelerazione dell’iter giudiziario e garanzie sulla tutela delle prove; la Svizzera rivendica l’autonomia delle proprie istituzioni e la ripartizione cantonale delle competenze. Nel mezzo c’è la cooperazione: rogatorie, scambio di atti, coordinamento investigativo. Il richiamo dell’ambasciatore segnala che Roma intende restare incalzante, mantenendo alta la pressione politica affinché l’inchiesta proceda con rapidità, trasparenza e rigore, in un contesto in cui la fiducia dell’opinione pubblica è già stata scossa da una decisione percepita come sproporzionata rispetto alla tragedia.

Segui La Milano sul nostro canale Whatsapp

Riproduzione riservata © Copyright La Milano

×