Consiglio per la pace su Gaza, Trump lancia la fase due del piano Usa: «Il board più grande e prestigioso mai creato»
Piano Usa per Gaza, al via la fase due: Trump annuncia il Consiglio per la pace e punta su governo tecnocratico, aiuti umanitari record e smilitarizzazione di Hamas
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato ufficialmente la formazione di un “Consiglio per la pace” dedicato alla Striscia di Gaza, presentandolo come un organismo senza precedenti per dimensioni, peso politico e prestigio internazionale. L’annuncio è arrivato attraverso un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, dove Trump ha parlato di un momento “di grande onore”, sottolineando che i nomi dei membri del Consiglio saranno resi noti a breve. Secondo il presidente americano, si tratterebbe del più importante board mai costituito in qualsiasi contesto diplomatico, chiamato a supervisionare una fase cruciale del processo di pace in Medio Oriente.
La fase due del piano Usa e il ruolo centrale di Washington
La creazione del Consiglio per la pace si inserisce nell’avvio della seconda fase del piano statunitense in venti punti per Gaza, formalmente annunciata da Washington nelle ultime ore. Trump ha rivendicato il ruolo centrale degli Stati Uniti nel passaggio dal cessate il fuoco a una fase di transizione politica e istituzionale, sostenendo che le basi di questo nuovo corso sono state poste grazie a un incremento senza precedenti degli aiuti umanitari destinati alla popolazione civile della Striscia. Secondo il presidente, anche le Nazioni Unite avrebbero riconosciuto l’eccezionalità degli sforzi messi in campo dal suo team.
Un governo tecnocratico palestinese per la transizione
Nel quadro delineato da Trump, il Consiglio per la pace avrà il compito di supervisionare un nuovo governo tecnocratico palestinese, denominato Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza. Questo organismo, composto da quindici membri di profilo tecnico e in larga parte palestinesi, dovrebbe occuparsi della gestione quotidiana della Striscia nel periodo post-bellico. Trump ha dichiarato di voler presiedere personalmente il Consiglio per la pace, garantendo il sostegno politico e diplomatico degli Stati Uniti a questa struttura di transizione, definita come un passaggio essenziale verso un futuro stabile e pacifico per Gaza.
Forza internazionale di stabilizzazione e sicurezza sul terreno
Il piano statunitense prevede anche l’istituzione di una Forza internazionale di stabilizzazione, incaricata di garantire la sicurezza durante la fase di transizione e di addestrare unità di polizia palestinesi qualificate. L’obiettivo dichiarato è evitare un vuoto di potere e impedire il riemergere di dinamiche di violenza armata. Secondo fonti diplomatiche, il dispiegamento di forze straniere rappresenta uno degli elementi più delicati e controversi della fase due, ma viene ritenuto fondamentale per accompagnare la ricostruzione politica e istituzionale della Striscia.
Cessate il fuoco fragile e accuse di nuove violenze
Nonostante l’entrata in vigore del cessate il fuoco lo scorso 10 ottobre, la situazione sul terreno resta estremamente fragile. Il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, ha denunciato centinaia di vittime palestinesi dall’inizio della tregua, accusando le forze israeliane di aver continuato operazioni militari, seppur a intensità ridotta. Per i palestinesi, la questione centrale rimane il ritiro completo dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza, un passaggio previsto dal piano ma ancora privo di un calendario preciso.
Il nodo del disarmo e le resistenze di Hamas
Uno dei principali ostacoli alla piena attuazione della fase due riguarda la smilitarizzazione di Hamas. Il movimento palestinese non ha finora accettato pubblicamente un disarmo completo, considerato invece una condizione non negoziabile da Israele. Da parte statunitense, l’inviato speciale Steve Witkoff ha ribadito che Washington si aspetta il pieno rispetto degli impegni assunti, mentre Trump ha adottato toni duri, parlando di un ultimatum chiaro: Hamas dovrà consegnare tutte le armi, smantellare i tunnel e restituire l’ultimo corpo israeliano ancora trattenuto.
Il sostegno dei Paesi regionali e la diplomazia multilaterale
Trump ha assicurato che gli Stati Uniti agiranno in stretto coordinamento con Egitto, Turchia e Qatar per garantire un accordo di demilitarizzazione completo. Il coinvolgimento dei Paesi regionali viene presentato come un pilastro della nuova architettura diplomatica, pensata per rafforzare la legittimità del processo e ridurre il rischio di nuove escalation. In parallelo, si moltiplicano le indiscrezioni sulla possibile composizione del Consiglio per la pace, che potrebbe includere una quindicina di leader internazionali di primo piano, tra cui anche la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni.
Scetticismo israeliano e incognite sul futuro
Il governo israeliano ha formalmente accettato l’avvio della fase due, ma mantiene un atteggiamento di forte cautela. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito l’inizio della nuova fase una mossa “formale”, ribadendo che senza il disarmo totale di Hamas Israele non procederà a un ritiro completo dalla Striscia. Le incognite restano numerose, dal funzionamento concreto del comitato tecnocratico palestinese al ruolo effettivo del Consiglio per la pace sul terreno, fino alla tenuta di un cessate il fuoco che appare ancora estremamente fragile.
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