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Caso Epstein, oltre 3 milioni di documenti desecretati: Trump citato 3.200 volte nei nuovi file

Epstein Files, pubblicati oltre 3 milioni di documenti: Trump, Clinton, Gates e i nomi eccellenti nei dossier

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato una delle più imponenti operazioni di trasparenza mai realizzate, rendendo pubblici oltre tre milioni di documenti legati al caso di Jeffrey Epstein. Si tratta di un archivio monumentale che comprende circa duemila video e oltre 180mila immagini, parte dei cosiddetti Epstein Files, diffusi in applicazione dell’Epstein Files Transparency Act. L’ex finanziere, morto suicida in carcere nel 2019 mentre era detenuto a New York, era stato incriminato per traffico sessuale internazionale e abusi su minori. La pubblicazione ha immediatamente riacceso il dibattito pubblico e politico negli Stati Uniti, riportando alla luce relazioni, accuse e retroscena che coinvolgono figure di primo piano della politica, dell’economia e dello spettacolo globale.

Donald Trump nei file: migliaia di riferimenti, ma nessuna accusa formale

Uno degli aspetti più discussi riguarda Donald Trump, il cui nome compare, secondo il New York Times, in almeno 3.200 documenti. I riferimenti spaziano da articoli di giornale conservati da Epstein a e-mail in cui l’ex finanziere discuteva delle elezioni presidenziali del 2016. Il vice ministro della Giustizia Todd Blanche ha ribadito pubblicamente che la revisione dei file non ha previsto alcuna forma di protezione per l’attuale presidente: “Non abbiamo protetto Trump, non abbiamo protetto nessuno. Abbiamo rispettato la legge”. Trump ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento illecito, affermando di aver interrotto i rapporti con Epstein molti anni prima delle sue incriminazioni.

L’accusa di stupro poi ritirata e i documenti dell’Fbi

Tra le carte emerge anche un rapporto dell’Fbi che fa riferimento a una denuncia presentata negli anni Novanta da una donna identificata come Jane Doe, che accusava Trump di violenza sessuale quando era minorenne. La denuncia, come documentato, fu successivamente ritirata, così come altre azioni legali intentate negli anni successivi, l’ultima poco prima delle elezioni del 2016. Trump ha sempre respinto le accuse. I documenti, pur descrivendo nel dettaglio le affermazioni della donna, non contengono sviluppi giudiziari successivi, né imputazioni formali.

Il ruolo dell’ex principe Andrea e i rapporti con Epstein

Ampio spazio nei nuovi file è dedicato anche ad Andrew Mountbatten-Windsor, ex principe Andrea. Le email pubblicate mostrano contatti diretti con Epstein anche dopo il suo rilascio dal carcere nel 2009. In un messaggio del 2010, Epstein proponeva all’ex principe di presentargli una giovane donna russa, mentre in un’altra comunicazione si faceva riferimento a una cena riservata a Buckingham Palace. Ulteriori documenti indicano che Andrea avrebbe partecipato a una festa privata nella residenza newyorkese di Epstein nel dicembre 2010, episodio confermato da fotografie che li ritraggono insieme a Central Park. Andrea ha sempre sostenuto di aver incontrato Epstein solo per troncare definitivamente i rapporti, una versione oggi messa in discussione dalla nuova documentazione.

Nomi eccellenti: Musk, Melania Trump e i flussi di denaro

Nei file compaiono anche riferimenti a Elon Musk, che nel 2013 avrebbe scritto a Epstein per coordinare una possibile visita nelle sue isole caraibiche. Musk ha in passato dichiarato di aver rifiutato tali inviti, ma le email mostrano un livello di comunicazione più intenso di quanto noto finora. Emergono inoltre scambi di messaggi tra Melania Trump e Ghislaine Maxwell, risalenti a due anni prima del matrimonio con Trump. Le email, dal tono cordiale, fanno riferimento a un incontro a Palm Beach. Tra i documenti figurano anche bonifici effettuati da Epstein a favore del marito di Peter Mandelson, per il pagamento di spese di studio dopo il 2009.

Le email su Bill Gates e le accuse mai verificate

Particolarmente controverse sono alcune email che Epstein avrebbe scritto a se stesso nel 2013, in cui accusava Bill Gates di aver contratto una malattia sessualmente trasmissibile dopo rapporti con giovani donne russe e di aver chiesto antibiotici da somministrare di nascosto alla moglie. Le affermazioni, riportate da media britannici, non sono supportate da riscontri giudiziari e sono state liquidate dalla fondazione Gates come “accuse assurde e infondate”.

Le vittime contro la pubblicazione: “Esposti i nostri nomi, protetti i potenti”

Nonostante l’obiettivo dichiarato di trasparenza, la diffusione dei file ha sollevato forti critiche da parte di circa venti vittime di Epstein. In una nota congiunta, hanno denunciato che molti documenti rendono pubblici i loro nomi e dettagli personali, mentre continuano a oscurare quelli degli uomini accusati di abusi. Il Dipartimento di Giustizia ha ammesso che, data l’enorme mole di materiale, non si possono escludere errori o sviste, pur sottolineando di aver oscurato migliaia di riferimenti sensibili e di aver imposto la verifica dell’età per l’accesso ai documenti online.

Le tensioni politiche e i dubbi sulla trasparenza totale

La pubblicazione parziale dei file ha alimentato nuove tensioni politiche. Esponenti democratici come Ro Khanna e Norm Eisen hanno accusato il Dipartimento di Giustizia di non aver reso pubblico l’intero archivio disponibile, stimato in oltre sei milioni di pagine. Blanche ha spiegato che molte carte restano secretate perché potrebbero compromettere indagini federali in corso o contengono materiale pedopornografico. Una spiegazione che non ha convinto del tutto l’opinione pubblica, alimentando il sospetto che il caso Epstein continui a nascondere zone d’ombra.

Un’eredità giudiziaria e morale ancora irrisolta

A distanza di anni dalla morte di Epstein e dalla condanna di Ghislaine Maxwell, l’unica figura di spicco finora incarcerata, il caso resta un simbolo della difficoltà della giustizia americana nel fare piena luce sui legami tra potere, denaro e sfruttamento sessuale. La pubblicazione dei nuovi file rappresenta un passaggio storico, ma non la parola fine. Come hanno osservato diversi analisti, la vera sfida non è solo rendere pubblici i documenti, ma garantire che la trasparenza non si trasformi in una nuova forma di violenza nei confronti delle vittime, lasciando ancora una volta impuniti i potenti.

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