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Cade Yermak, il potentissimo capo dello staff di Zelensky: scandalo da 100 milioni e cambio al vertice per i negoziati di pace.

Scandalo in Ucraina: Yermak si dimette, Zelensky perde il suo uomo chiave. Umerov guida la delegazione negli USA mentre il Cremlino sfrutta la crisi.

Cade Yermak, il potentissimo capo dello staff di Zelensky: scandalo da 100 milioni e cambio al vertice per i negoziati di pace.

Un’irruzione notturna nel cuore del potere ucraino ha innescato il più grave scossone politico dagli inizi dell’invasione russa. Dieci agenti della NABU, l’agenzia ucraina anticorruzione, bussano alla porta dell’abitazione di Andrij Yermak, potentissimo capo dell’ufficio presidenziale e braccio destro di Volodymyr Zelensky. È l’atto finale dell’operazione “Mida”: un’inchiesta da 100 milioni di dollari che travolge il settore energetico e lambisce i vertici dello Stato.

Yermak, considerato per anni il “vicepresidente”, l’uomo più influente dopo Zelensky, si dimette nel tentativo di arginare una crisi che rischia di compromettere il percorso negoziale verso una possibile fine della guerra.

Le perquisizioni nella sua casa e nel suo ufficio, condotte nell’ambito dell’indagine su un sistema di tangenti legate all’energia nucleare, hanno reso inevitabile la sua uscita di scena. “Sono disgustato”, ha dichiarato Yermak, professandosi innocente e annunciando di voler “andare al fronte”. Zelensky, pur difendendone il lavoro, ha sottolineato che in questo momento cruciale “non ci deve essere alcuna distrazione dalla difesa dell’Ucraina”.

La caduta di un pilastro del potere presidenziale

In questi anni Yermak è stato più di un collaboratore: era l’ombra del presidente, con cui condivideva ore di lavoro, viaggi ufficiali, briefing strategici, ma anche ping-pong, film e allenamenti.

Nonostante la sua centralità politica, Yermak era comunque profondamente impopolare: una figura percepita come accentratore, influente fino all’eccesso, “ipnotica” secondo alcune fonti interne al partito di Zelensky. Un sondaggio del Centro Razumkov rivelava, già a marzo 2025, che due terzi degli ucraini non si fidavano di lui.

Le sue dimissioni, pur inevitabili, sono un colpo durissimo per Zelensky, che ora rischia di ritrovarsi più isolato che mai nel momento in cui la diplomazia internazionale richiede equilibrio, unità e credibilità.

Umerov nuovo capo negoziatore: una scelta necessaria, ma contestata

Con Yermak fuori dai giochi, Zelensky affida il ruolo di capo negoziatore a Rustem Umerov, ex ministro della Difesa, figura percepita come “più pulita”, sebbene talvolta sfiorata da polemiche e scandali.

Umerov è stato immediatamente inviato negli Stati Uniti per guidare la delegazione ucraina nei negoziati con l’amministrazione Trump. In Florida, incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff, prima che quest’ultimo parta alla volta di Mosca per un colloquio con Vladimir Putin.

Una scelta strategica e obbligata: l’Ucraina deve dimostrare ai suoi alleati occidentali che la lotta alla corruzione non è solo uno slogan, ma un impegno reale. Tuttavia, a Kiev non mancano le critiche: per alcuni analisti, Zelensky continua a prediligere la fedeltà personale rispetto alla competenza.

Secondo indiscrezioni riportate da Axios, infatti, Yermak era pronto a partire per Miami proprio il giorno delle perquisizioni. Avrebbe dovuto incontrare Jared Kushner e Steve Witkoff per finalizzare l’accordo USA-Ucraina sul piano di pace, prima del viaggio della delegazione americana a Mosca.

La sua improvvisa caduta ha costretto Zelensky a correre ai ripari, sostituendolo con Umerov in extremis e cercando di mantenere intatto il fragile equilibrio diplomatico.

Il Cremlino esulta: “La corruzione a Kiev è legata ai soldi occidentali”

Mosca non ha perso tempo per sfruttare politicamente lo scandalo. “Tutta questa corruzione – ha dichiarato il portavoce Peskov – era e continua a essere legata ai fondi americani ed europei destinati alla guerra”.

Per Putin, che nel frattempo ha accolto a Mosca il suo alleato europeo Viktor Orbán garantendogli nuove forniture di petrolio, si tratta dell’occasione perfetta per indebolire ulteriormente il governo ucraino dal punto di vista internazionale e interno.

Con i bombardamenti che continuano – l’ultimo attacco su Kiev ha provocato vittime e gravi danni – e la diplomazia impegnata su più fronti, l’Ucraina appare vulnerabile come non mai.

L’Ucraina alla prova della trasparenza

Paradossalmente, mentre Yermak cade, l’Unione Europea esprime apprezzamento per l’efficacia della NABU e della procura anticorruzione ucraina. Una nota di Bruxelles sottolinea come le indagini dimostrino la vitalità delle istituzioni di controllo, nonostante Zelensky in passato avesse tentato di limitarne l’autonomia, incontrando forti proteste e critiche da parte dell’UE.

Il messaggio è chiaro: l’Ucraina, per mantenere il sostegno occidentale, deve dimostrare di saper gestire la corruzione con trasparenza e indipendenza.

Una guerra che continua e un presidente sempre più solo

Mentre i droni russi continuano a colpire Kiev, Zelensky tenta di rassicurare il Paese dichiarando: “la Russia vorrebbe tanto che l’Ucraina commettesse errori. Non ci saranno errori da parte nostra”.

Eppure, la sensazione diffusa è quella di un presidente isolato, che ha perso il suo consigliere più fidato nel momento più critico della guerra.

La diplomazia resta attiva – con Zelensky atteso a Parigi per un incontro con Emmanuel Macron – ma la strada verso una pace sostenibile appare tortuosa, segnata da pressioni americane, strategie europee, minacce russe e fragilità interne.

Lo scandalo che ha travolto Yermak non è solo un caso di corruzione: è la fotografia di un Paese stremato dalla guerra e costretto a mostrarsi credibile mentre affronta l’ennesimo shock politico. Il futuro del negoziato, ora nelle mani di Rustem Umerov, dipenderà dall’equilibrio sottile tra fermezza militare, diplomazia internazionale e capacità del governo di Kiev di dimostrare che l’Ucraina merita la fiducia e il sostegno della comunità occidentale.

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