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Blitz Usa in Venezuela: Maduro catturato e incriminato, Caracas nel caos tra vittime, tensioni globali e incognita sulla transizione

Operazione “Absolute Resolve”: il presidente venezuelano e la moglie arrestati nel cuore della notte. Morti e feriti a Caracas, condanne internazionali e incognita sulla futura leadership del Paese.

Blitz Usa in Venezuela: Maduro catturato e incriminato, Caracas nel caos tra vittime, tensioni globali e incognita sulla transizione.

Un’operazione militare senza precedenti scuote il Venezuela e apre uno dei capitoli più controversi della geopolitica internazionale recente. Nella notte di Capodanno, un blitz delle forze armate statunitensi a Caracas ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, prelevati dalla loro camera da letto e trasferiti su una nave militare americana diretta a New York, dove dovranno affrontare un processo per narcotraffico, terrorismo e reati legati alle armi.

L’operazione, denominata “Absolute Resolve”, ha causato morti e feriti tra la popolazione locale, secondo quanto riferito dal New York Times, mentre Washington rivendica l’assenza di vittime statunitensi. Il presidente americano Donald Trump, che ha seguito l’azione in tempo reale da Mar-a-Lago, parla di un’operazione “storica” e avverte: “Non ci lasceremo intimidire. Chi resta fedele al regime avrà un futuro davvero brutto”.

L’operazione militare: raid notturno e cattura di Maduro

Il blitz è scattato intorno all’1:30 ora locale (le 7 in Italia). Secondo le ricostruzioni oltre 150 velivoli, elicotteri d’assalto e forze speciali statunitensi hanno colpito simultaneamente cieli, terra e mare, neutralizzando le difese aeree venezuelane per consentire l’estrazione del leader chavista.

Maduro dopo la catturato dalle forze speciali USA
La prima foto pubblicata da Trump di Maduro dopo la catturato delle forze speciali USA

 

Maduro e la moglie sono stati prelevati mentre dormivano, senza possibilità di fuga. Trump ha rivelato che il presidente venezuelano avrebbe tentato una negoziazione last-minute: “Ho detto no”, ha dichiarato, paragonando l’operazione all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani.

Incriminazioni a New York e accuse pesantissime

La ministra della Giustizia Usa Pam Bondi ha confermato che Maduro e la moglie sono stati formalmente incriminati presso il Southern District di New York. Le accuse includono:

  • Cospirazione per narcotraffico e narcoterrorismo
  • Importazione di cocaina negli Stati Uniti
  • Possesso di mitragliatrici ed esplosivi
  • Cospirazione contro la sicurezza nazionale Usa

Incriminato anche il figlio Nicolás Ernesto Maduro, accusato di traffico di droga e armi. “Nessuno può sfuggire alla giustizia americana solo perché vive a Caracas”, ha dichiarato il vicepresidente JD Vance.

Caracas nel caos e silenzio mediatico

Mentre radio e televisioni venezuelane tacciono sull’accaduto, tra la popolazione regnano incertezza e paura. ONG e media internazionali denunciano una censura totale, con le notizie reperibili solo online. Il bilancio delle vittime civili resta incerto.

La vicepresidente Delcy Rodríguez risulterebbe ancora a Caracas, secondo il New York Times, mentre nelle ore precedenti era stata data in Russia. La Colombia ha già schierato l’esercito alla frontiera, temendo un’ondata di profughi.

Opposizione pronta al potere

La leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace Maria Corina Machado rompe il silenzio:
“Siamo pronti per tornare al potere. È arrivata l’ora della libertà”.

Dall’esilio a Madrid, anche Edmundo González, presidente eletto del Venezuela, annuncia l’avvio di una “grande operazione di ricostruzione nazionale”. Trump, tuttavia, frena: “Valuteremo la leadership. Al momento il Paese ha un vicepresidente”.

Reazioni internazionali: condanne e allarmi

L’operazione americana divide la comunità internazionale:

  • ONU: il segretario generale Antonio Guterres parla di “pericoloso precedente” e di violazione del diritto internazionale.
  • Russia: condanna l’“aggressione armata” e chiede una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza.
  • Cina: “Uso egemonico della forza, violata la sovranità venezuelana”.
  • Francia: “Violato il principio di non uso della forza”.
  • Spagna: si offre come mediatrice e chiede de-escalation.
  • Unione Europea: invita alla moderazione e al rispetto della Carta ONU.

La posizione dell’Italia

Palazzo Chigi, in una nota ufficiale, ribadisce la storica posizione italiana:
“L’azione militare esterna non è la strada per porre fine ai regimi totalitari, ma è legittimo un intervento difensivo contro entità che alimentano il narcotraffico”.

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “L’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto. Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico. In raccordo con il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il Presidente Meloni continua a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, la cui sicurezza costituisce la priorità assoluta del Governo”.

La presidente Giorgia Meloni segue la situazione in stretto contatto con il ministro Antonio Tajani, con priorità assoluta alla sicurezza della comunità italiana in Venezuela.

Il nodo petrolio e gli scenari futuri

Trump guarda già avanti: gli Stati Uniti saranno “fortemente coinvolti nell’industria petrolifera venezuelana”, rassicurando la Cina, principale importatore del greggio di Caracas. Non esclude un secondo attacco ancora più imponente, qualora necessario.

Intanto, il Venezuela resta sospeso tra vuoto di potere, rischio di escalation regionale e una transizione tutta da scrivere, mentre il destino di Maduro si sposta dalle stanze del palazzo presidenziale alle aule di un tribunale di New York.

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