Il governo del Brasile conferma la volontà di procedere senza esitazioni lungo il percorso interno di ratifica dell’accordo commerciale tra Mercosur e Unione europea, nonostante la decisione del Parlamento europeo di sottoporre l’intesa al vaglio della Corte di giustizia dell’Unione europea. Una scelta che rischia di rallentare l’entrata in vigore del trattato, ma che per Brasilia non modifica il valore strategico dell’accordo.
Il vicepresidente brasiliano Geraldo Alckmin ha chiarito che il Paese “non si fermerà” e continuerà l’iter di internalizzazione trasmettendo l’intesa al Congresso nazionale. Per il Brasile, l’accordo rappresenta uno strumento chiave per rafforzare l’export, consolidare il ruolo internazionale del Paese e rilanciare il multilateralismo in una fase segnata da forti tensioni geopolitiche.
Il valore geopolitico dell’intesa secondo Brasilia
Al termine di un incontro con il presidente della Commissione Esteri del Senato brasiliano, Nelsinho Trad, Alckmin ha sottolineato la portata simbolica e politica dell’accordo. In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni commerciali e crescente competizione tra grandi potenze, l’intesa Ue-Mercosur viene letta come un segnale di apertura dei mercati e di rafforzamento del multilateralismo.
Per il governo brasiliano, l’obiettivo resta quello di accelerare le procedure interne e mantenere aperta anche l’ipotesi di un’entrata in vigore provvisoria dell’accordo, considerato essenziale per evitare che l’Europa perda ulteriore terreno rispetto alla Cina, il cui interscambio con il Mercosur è cresciuto di circa il 60% nell’ultimo decennio, contro un modesto aumento degli scambi con l’Unione europea.
Tajani: “con il Mercosur 14 miliardi in più per l’export italiano”
Sul fronte italiano, il dibattito si inserisce in una strategia commerciale più ampia. Durante il Question Time al Senato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato i risultati già ottenuti dalla politica commerciale del governo. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere i 700 miliardi di euro di export entro la fine del 2027, partendo dagli attuali 623,5 miliardi.
Secondo Tajani, l’accordo con il Mercosur può rappresentare un tassello decisivo per centrare questo traguardo. Anche alla luce della decisione del Parlamento europeo di chiedere il parere della Corte di giustizia, il ministro ha auspicato un passo avanti attraverso l’applicazione provvisoria dell’intesa, che potrebbe tradursi in circa 14 miliardi di euro aggiuntivi per il commercio internazionale italiano.
Le imprese del Lazio: “bloccare l’accordo significa sabotare la crescita”
A sostegno dell’accordo si schiera con forza il mondo imprenditoriale. Il presidente di Unindustria Lazio, Giuseppe Biazzo, ha definito il Mercosur “uno dei pochi strumenti immediatamente disponibili” per rilanciare la competitività delle imprese italiane.
Secondo Biazzo, rinviare o ostacolare l’accordo significherebbe rinunciare a un mercato da oltre 260 milioni di persone e compromettere miliardi di euro di potenziale export. L’Italia, quarto Paese esportatore al mondo con circa 650 miliardi di euro di vendite all’estero nell’ultimo anno, non può permettersi di restringere l’accesso ai mercati globali in una fase caratterizzata da costi energetici elevati, domanda debole e forte incertezza internazionale.
Per il sistema produttivo laziale, l’applicazione provvisoria dell’accordo è considerata una priorità strategica per rafforzare le filiere industriali e consolidare la presenza delle imprese italiane in Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Opporsi al Mercosur, secondo Biazzo, non protegge l’economia nazionale, ma la rende più fragile e isolata.
Le preoccupazioni agricole e la linea del Movimento 5 Stelle
Di segno opposto le valutazioni del Movimento 5 Stelle. Il deputato Alessandro Caramiello ha accolto con favore il rinvio deciso dal Parlamento europeo, sostenendo che l’accordo rappresenti un danno potenzialmente irreparabile per il comparto agroalimentare italiano.
Secondo il M5S, l’arrivo di grandi quantità di carne bovina, pollame e zucchero a basso costo dal Sudamerica, prodotti con standard ambientali e sanitari meno stringenti, rischierebbe di mettere in ginocchio gli agricoltori italiani, creando concorrenza sleale e minacciando la sicurezza alimentare. Le clausole di salvaguardia previste dall’accordo vengono giudicate incerte e insufficienti a tutelare i mercati interni.
Lollobrigida: “garanzie rafforzate e fondo da 6,3 miliardi”
Una posizione più articolata arriva dal ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, che in Question Time al Senato ha rivendicato i risultati ottenuti dall’Italia nel negoziato. Richiamando le parole del commissario europeo Maroš Šefčovič, Lollobrigida ha sottolineato come l’accordo attuale sia profondamente diverso rispetto a quello di un anno fa.
Il nuovo testo prevede garanzie aggiuntive per il settore agricolo, tra cui una clausola di salvaguardia che consente la reintroduzione dei dazi qualora le importazioni superino determinate soglie. In particolare, l’Italia ha ottenuto che la soglia percentuale per l’attivazione della clausola fosse abbassata al 5%, rispetto al 10% inizialmente previsto. Inoltre, la Commissione europea ha istituito un fondo aggiuntivo da 6,3 miliardi di euro per compensare eventuali danni agli agricoltori in caso di crisi di mercato.
Il voto di Strasburgo e la sfiducia mancata a von der Leyen
Nel clima di forte polarizzazione politica, il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha respinto la mozione di censura contro la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presentata dal gruppo dei Patrioti per l’Europa dopo la firma dell’accordo Ue-Mercosur. La mozione è stata bocciata con 390 voti contrari, 165 favorevoli e 10 astensioni.
Si tratta del quarto tentativo fallito di sfiduciare la Commissione negli ultimi sei mesi, a conferma di una battaglia politica ormai strutturale attorno alla leadership dell’esecutivo europeo. Anche in questa occasione non è stata neppure avvicinata la soglia dei due terzi dei voti necessari per far cadere la Commissione.
La frattura politica in Europa e la posizione della Lega
Il voto ha messo in evidenza profonde spaccature trasversali tra i gruppi politici europei, spesso determinate più da interessi nazionali che da appartenenze ideologiche. La delegazione della Lega al Parlamento europeo ha ribadito la propria contrarietà a un accordo che, secondo il partito, scaricherebbe i costi economici e sociali sugli agricoltori europei.
La Lega rivendica un ruolo decisivo nel congelamento del processo di ratifica e accusa la presidente von der Leyen di aver adottato metodi opachi e contenuti distanti dal mondo produttivo. Una linea che si inserisce in un più ampio fronte critico composto anche da Francia, Polonia, Austria e Ungheria, Paesi che temono ripercussioni dirette sui rispettivi settori agricoli.
Il nodo giuridico e il ricorso alla Corte di giustizia Ue
Il cuore dello scontro istituzionale riguarda la decisione del Parlamento europeo di chiedere un parere preventivo alla Corte di giustizia sulla compatibilità dell’accordo con i Trattati dell’Unione, ai sensi dell’articolo 218, paragrafo 11, del Trattato sul funzionamento dell’Ue. La richiesta mira a verificare la legittimità della scelta della Commissione di “spacchettare” l’intesa in un accordo politico e uno commerciale, consentendo a quest’ultimo di seguire un iter di approvazione più rapido, senza il passaggio nei Parlamenti nazionali.
Secondo i detrattori, questa procedura aggirerebbe il ruolo delle assemblee legislative nazionali. La Commissione respinge le accuse, sostenendo che l’impostazione è pienamente conforme ai Trattati e già adottata in precedenti accordi commerciali.
La partita si sposta sulla Corte e sul Consiglio europeo
Con il rinvio alla Corte di giustizia, l’entrata in vigore dell’accordo potrebbe slittare di 18-24 mesi, in un momento in cui l’Europa cerca di diversificare i propri mercati anche a fronte delle tensioni con gli Stati Uniti di Donald Trump e con la Cina. Non a caso, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito “deplorevole” la scelta del Parlamento europeo, chiedendo l’applicazione provvisoria dell’intesa.
Tra entusiasmi brasiliani, resistenze agricole europee e un complesso braccio di ferro giuridico, l’accordo Ue-Mercosur resta sospeso tra ambizione strategica e timori economici. La palla passa ora alla Corte di giustizia e, sul piano politico, ai leader europei chiamati a decidere se assumersi la responsabilità di un passo storico o continuare a rinviare una scelta che divide profondamente l’Unione.
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