Vicenza, la mostra “Il riserbo, la scrittura. La Shoah di Katia e Luigi Meneghello” alla Biblioteca Bertoliana

Inaugura il 17 dicembre l'esibizione per i 100 anni dalla nascita di Luigi Meneghello

Vicenza, la mostra “Il riserbo, la scrittura. La Shoah di Katia e Luigi Meneghello” alla Biblioteca Bertoliana.

Per celebrare i cento anni della nascita di Luigi Meneghello, la Biblioteca Bertoliana di Vicenza gli dedica l’esposizione “Il riserbo, la scrittura. La Shoah di katia e Luigi Meneghello”.

“Il riserbo, la scrittura. La Shoah di Katia e Luigi Meneghello”

La mostra sarà inaugurata a Palazzo Cordellina sabato 17 dicembre alle 11 con la partecipazione del curatore Luciano Zampese, docente di Linguistica italiana all’Università di Ginevra e uno dei più sensibili studiosi dello scrittore maladense, del professore emerito dell’Università di Torino Franco Marenco, della professoressa Gigliola Sulis dell’Università di Leeds, di Marzia Luppi direttrice della Fondazione Fossoli e degli architetti allestitori Antonio e Roberto Busellato. L’inaugurazione sarà preceduta, a partire dalle 10.15, da un Welcome coffe.

La mostra, allestita nella sala al piano terra di Palazzo Cordellina, sarà aperta a ingresso gratuito fino al 29 gennaio 2023, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30 (chiuso i lunedì, 25 dicembre, 31 dicembre e 1 gennaio).

La Shoah

Sul tema del genocidio degli ebrei affrontato, anche personalmente, da Luigi Meneghello, si sta documentando da tempo il curatore della mostra Luciano Zampese. Le sue ricerche si sono trasformate in 40 metri quadrati di mostra al piano terra, con un’anticipazione multimediale nell’androne, e 20 metri lineari di pannelli che raccontano per tappe – attraverso lettere, documenti, video, musica e testi – anche gli aspetti più inediti della produzione e della vita dello scrittore.

L’installazione è accompagnata dalla voce della cantautrice Patrizia Laquidara che interpreta alcuni motivi musicali delle popolazioni ebraiche più colpite dalla deportazione ad Auschwitz: ungherese, polacco, francese, yiddish, una babele linguistica.

“La mostra ha due protagonisti e due ‘atteggiamenti’ verso la Shoah – evidenzia Zampese -: il riserbo di Katia Bleier, e la scrittura civile di alta divulgazione di Luigi Meneghello. Da un lato l’intimità dello strazio vissuto in prima persona, la biografia della famiglia Bleier travolta dalla persecuzione nazista, e dall’altro l’opera di Meneghello che riesce a raccontarci con scrupolo e con chiarezza (sono sue parole) l’evento più tragico e complesso della grande storia del Novecento”.

La mostra esplora due momenti salienti – eppure poco noti – dell’attività autoriale di Meneghello.

La collaborazione con la rivista “Comunità”

Il primo risale al periodo tra il 1953 e il 1954 quando, con lo pseudonimo di Ugo Varnai, scrisse su “Comunità”, la rivista di Adriano Olivettil, tre articoli sullo sterminio degli ebrei a recensione del libro The Solution Final. The Attempt to Exterminate the Jews of Europe, 1939-1945 di Gerald Reitlinger, pubblicato a Londra nel 1953.

Promemoria

Il secondo momento si colloca nel 1994 con la pubblicazione, per i tipi de Il Mulino, dei predetti articoli in forma di volume intitolato Promemoria. I due momenti sono legati tra loro dal diretto coinvolgimento personale di Meneghello (la moglie Katia Bleier era una sopravvissuta di Auschwitz e Bergen-Belsen) e dalla sua necessità e urgenza civile di render noto al pubblico italiano i fatti accaduti agli ebrei nei campi di sterminio nazisti, di cui poco si sapeva finita la guerra e che sui quali, dopo quarant’anni dagli eventi, si allungava l’ombra della rimozione dalla comune coscienza.

La pubblicazione del libro di Gerarld Reitlinger offrì a Meneghello l’occasione per affrontare l’argomento recensendolo in tre lunghi articoli e con un apparato iconografico – tratto dall’album Extermination of Polish Jews stampato a Łódź nel 1945 – per i tempi assolutamente sconvolgente. L’autore maladense seppe ricavare dal complesso lavoro di Reitlinger un resoconto scrupoloso e di esemplare chiarezza: l’indicibile orrore della Shoah divenne comprensibile e comunicabile al più ampio pubblico di lettori.

Progetto e fonti

La mostra attinge informazioni e documenti da diversi fondi: l’Archivio degli scrittori vicentini del ‘900 della Biblioteca Bertoliana, l’Archivio Storico Olivetti di Ivrea, l’Archivio privato di Giuseppe Meneghello (Vicenza), l’Archivio Licisco Magagnato conservato ai Musei civici di Verona, l’archivio Luigi Meneghello della Fondazione Maria Corti dell’Università degli Studi di Pavia, il Jewish Museum di Praga.

Realizzata con il sostegno e l’amicizia di Flavio Albanese, vede la collaborazione scientifica di Gigliola Sulis e di Laura Sbicego . Il progetto di allestimento e comunicazione visiva è dello Studio B LAB design.

 

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