Psicosetta smantellata, operava da trent’anni in tutto il Nord Italia

La psicosetta delle “Bestie”, guidata dal “dottore” settantaseettenne di cui non si conosce il nome, e che è stata smantellata dalla Polizia di Torino e dai reparti anticrimine di tutto il nord Italia, operava anche in provincia di Milano e di Pavia.

L’inchiesta, che ha il nome evocativo di Dioniso, e che ha portato all’arresto dell’anziano professionista del settore medico, operante dal suo quartiere generale in una villa isolata nel novarese, è partita in realtà otto anni fa, quando una bambina quasi adolescente ridotta a schiava del sesso ha iniziato a raccontare e denunciare tutto l’orrore che viveva. «Lui decide tutto, lui decide chi puoi frequentare, dove puoi lavorare. Lui sceglie quali ragazze devono farlo divertire. Lui sceglie se puoi o non puoi frequentare i nostri “luoghi fatati”. Lui è Lui . Noi lo chiamiamo “Lui” o “il Dottore”, perché non possiamo nominare il suo nome, non ci è concesso». Questi alcuni passi del suo racconto secondo la Squadra Mobile di Torino e quella di Novara (aiutate da Milano, Genova, Pavia, Alessandria, Asti, Biella, Vercelli, Verbania e Aosta, nonché da equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine di Milano e Torino) che hanno fatto partire , domenica 19 luglio 26 perquisizioni personali e 21 perquisizioni locali e a numerosi sequestri, nelle province di Novara, Milano e Pavia. Il capo della psicosetta era dunque venerato dai suoi adepti come una sorta di “Dio” al quale obbedivano. Lui stesso le chiamava proprio “bestie” insieme alle sue collaboratrici, tutte donne, dotate di una cattiveria e capaci di violenza inaudite. Il gruppo criminale, grazie ad un centro psicologico ed una fitta rete di attività commerciali, come due scuole di danza o una scuola di “Spada Celtica”, alcune erboristerie, una bottega di artigianato e persino una casa editrice riusciva a reclutare giovani desiderose di entrare nella vita lavorativa o artistica, perlopiù di ceti facoltosi, che venivano sottoposte a un vero e proprio lavaggio del cervello e poi assoggettate con “pratiche magiche” (in realtà abusi sessuali estremi ai limiti della tortura) infine erano convinte anche da psicologhe che si trattava di magie per stare meglio.

Ovvio che le poverette non potevano parlarne con nessuno e venivano isolate anche dalle proprie famiglie. Il “Dottore” decideva l’indirizzo di studi, i corsi formativi o il lavoro che le ragazze dovevano fare, quasi sempre presso le attività commerciali legate all’organizzazione con il subdolo fine di vincolarle indissolubilmente alla setta. E si è potuto ricostruire che la setta e il Dottore operavano dagli anni 80. Lui stesso, anche quando le stesse si trovavano nei numerosi appartamenti e locali riconducibili alla setta, nel milanese o nel pavese, grazie alle sue fedelissime, era in grado di impartire le direttive a distanza. Sono in corso le indagini per ricostruire le responsabilità di persone che hanno partecipato al giro lucroso da 30 anni a questa parte e ovviamente sulle proprietà della setta stessa.


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