Pedofilo nascosto in una chat da tredicenne in manette

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Ha attirato nella sua trappola tre undicenni fingendosi una loro coetane, la “cattivissima Giulia” e contattandole in una chat di whatsapp quasi ogni giorno. Per tre anni dal 2015 al 2018 è andato avanti a violentarle e tenerle sul filo del rasoio con minacce di morte a loro e ai familiari. Fino a che una di loro si è ribellata e ha denunciato tutto portando poi i carabinieri a identificarlo e arrestarlo. Si tratta di un disoccupato quarantottenne con problemi psichici che viveva nello stesso stabile delle piccola con la mamma. Così l’uomo si era procurato i numeri del loro cellulare e fingendosi Giulia, una coetanea aveva iniziato un’amicizia virtuale. la cattivissima Giulia chiedeva alle ragazzine di andare a casa di un uomo, che poi era lui stesso, dove avrebbero dovuto fare quello che diceva lui. Così le violentava. Alle piccole diceva che anche lui ubbidiva a Giulia e che, pur se adulto, non faceva altro che eseguire gli ordini di quella bambina sadica. Su WhatsApp (come Giulia) distribuiva istruzioni, imponeva comportamenti, diceva che la «maga ha fatto la magia nera e non bisogna farla arrabbiare»; dal vivo, poi, rafforzava il potere di quel personaggio, simulando egli stesso sottomissione. Per tutto quel tempo nessuna delle tre bambine è riuscita a confidare o raccontare qualcosa: «Perché i bambini di quell’età, sotto la minaccia che i genitori o i fratelli vengano uccisi, possono mantenere segreti come nessun adulto sarebbe in grado di fare», ha detto magistrato Alessia Menegazzo, che ha seguito i cinque mesi di inchiesta dei carabinieri del comando provinciale di Lodi.

«Tutto è cominciato in un periodo di vacanze tra le elementari e la prima media — spiega il procuratore aggiunto Letizia Mannella, che a Milano coordina il gruppo di magistrati dedicato alle “fasce deboli” — dunque un momento in cui si allentano un po’ i controlli dei genitori. E invece bisogna avere sempre massima attenzione, perché nella scuola WhatsApp è uno strumento di uso comune per i compiti, per le gite, per le comunicazioni, ma proprio per questo è necessario verificare che tra i contatti dei bambini non ci siano profili sconosciuti, poco chiari, non riconducibili a compagni reali».

Il pedofilo ora deve rispondere di violenza sessuale, sostituzione di persona, corruzione di minorenni, detenzione e produzione di materiale pedo-pornografico. I carabinieri hanno sequestrato  fotografie e filmati che le bambine inviavano a «Giulia», più le immagini che lui riprendeva con piccole telecamere nascoste nella sua stanza. Il prossimo passo dell’inchiesta sarà la ricerca di eventuali altre vittime. L’indagine è scattata quando una di quelle immagini, all’inizio di quest’anno, è arrivata sul profilo di un’altra bambina, che ne ha parlato con una professoressa. È stata lei a far partire la prima denuncia.

Una possibile vittima già contattata è stata per fortuna salvata dalla mamma ma gli altri genitori non si erano accorti di nulla.


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