Da Milano a Reggio Calabria: 17 arresti per armi, droga e Ndrangheta

Controllavano la piazza di spaccio da Corsico e Buccinasco a Milano in stretta collaborazione con Reggio Calabria. In manette nell’operazione Quadrato dei Carabinieri di Corsico e del Nucleo Operativo di Milano sono finite 17 persone, delle quali 10 in carcere, cinque ai domiciliari e due con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tutti sono accusati dalla Procura di Milano di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi clandestine, in particolare a due  è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso in quanto appartenenti alla locale della ‘ndrangheta di Corsico-Buccinasco. L’indagine, avviata nel settembre 2018 e coordinata dalla Dda di Milano, ha consentito disarticolare un sodalizio criminale dedito al traffico di ingenti quantitativi di droga, prevalentemente cocaina e marijuana, sia nel Sud-Ovest che nella provincia di Milano. Determinante un collaboratore di giustizia, che con le sue dichiarazioni ha portato a individuaregli appartenenti in Lombardia delle storiche famiglie Barbaro-Papalia che controllano la piazza si spaccio nei quartieri popolari di Corsico e Cesano Boscone.A supportare i fratelli Barbaro (Salvatore, Francesco e Antonio) attualmente in carcere era venuto un cugino dall’Aspromonte, tale Luigi Virgara 45 anni. Per non dare nell’occhio il cugino “della montagna” di Giuseppe Barbaro (assolto nell’operazione Quadrato1) lavorava come bidello in una scuola di Corsico. Era lui a tenere i rapporti con la “casa madre” in Calabria e a dare i soldi guadagnati con la droga agli emissari. L’indagine è stata particolarmente complessa poiché tutti gli indagati, la maggior parte di loro con precedenti per stupefacenti, “erano molto accorti” – hanno descritto gli investigatori, coordinati dal pm di Milano, Stefano Amendola, e dal procuratore aggiunto della Dda Alessandra Dolci – e anche solo pedinarli non è tato semplice: è capitato ad esempio che nel corso di un pedinamento un’auto si mettesse di traverso rispetto a quella dei carabinieri, per far perdere loro le tracce; così come molto spesso appartamenti e autovetture venivano ‘bonificati’ dagli appartenenti all’organizzazione per evitare che ci fossero cimici a intercettare le loro conversazioni.


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