Lentini e Carlentini, confiscati al clan “Nardo” beni per 50 milioni di euro

I Carabinieri di Siracusa hanno confiscato beni, come imprese e terreni, pari a cinquanta milioni di euro appartenenti al clan mafioso “Nardo”.

Lentini e Carlentini , confiscati al clan “Nardo” beni per 50 milioni di euro.

Il 20 ottobre 2022, in Lentini e Carlentini, provincia di Siracusa, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Siracusa ha dato esecuzione al provvedimento n. 106/19 R.S.S. datato 7 ottobre 2022, del Tribunale di Catania – Sezione Misure di prevenzione, che dispone la confisca dei sottonotati beni riconducibili a RUGGERI Filadelfo Emanuele, appartenente al clan mafioso “NARDO”:

  • due terreni siti in Carlentini;
  • 100% delle imprese, delle quote societarie nonché di tutti i beni costituiti in azienda (157 motrici, 244 rimorchi, 6 autoveicoli e vari conti correnti di cospicua entità) delle ditte di trasporto su gomma, entrambe con sede legale in Lentini (SR), denominate:
  • Ruggeri Francesco, impresa individuale;
  • Ruggeri Trasporti s.r.l.

I predetti beni, il cui valore complessivo ammonta a circa € 50.000.000, il 7 febbraio 2020 erano già stati sottoposti a sequestro finalizzato alla confisca (ex art. 20 D. Lgs. 159/2011), emesso dal Tribunale di Catania, su richiesta della D.D.A. etnea nell’ambito di una attività d’indagine a carico del RUGGERI e di suoi prestanome.

La predetta attività d’indagine ha consentito di accertare che le attività economiche in parola, di fatto condotte sotto la gestione del detenuto RUGGERI, operavano nel lucroso settore dell’autotrasporto dell’ortofrutta, segnatamente degli agrumi, per il tramite di persone a lui riconducibili, avvalendosi di modalità mafiose, garantendo così al clan ingentissimi introiti.

Lentini (SR) e Carlentini (SR), confiscati al clan “Nardo” beni per cinquanta milioni di euro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il provvedimento ha pienamente recepito quanto emerso dalle attività investigative, che hanno dimostrato come il RUGGERI, avvalendosi della collaborazione di propri familiari e prestanome, sebbene detenuto dagli anni Novanta per associazione mafiosa, per omicidi ed altro, continuava a gestire di fatto l’attività del clan, in particolare attraverso le predette imprese intestate a suoi familiari.

Approfondendo i profili di riconducibilità di tali attività economiche sul piano decisionale, gestionale e degli utili, le indagini hanno chiarito che le stesse erano strumentali alle attività illecite del clan e, facendo risaltare l’evidente sproporzione dei redditi dichiarati/leciti dei soggetti in parola con il patrimonio accumulato e con gli investimenti operati nel tempo, hanno consentito di operare la confisca dei detti beni.

Le indagini, pertanto, hanno ulteriormente accreditato le modalità con cui l’organizzazione mafiosa di riferimento continua ad esercitare il proprio incisivo potere di infiltrazione nel tessuto economico del territorio, assumendo il controllo di settori caratterizzanti dello stesso.

 

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