Lecce, fermato giro di usura: arrestato un 31enne, indagata la sua compagna e sequestrati beni per 65mila euro

Lecce, nella giornata odierna personale della Questura di Lecce –Divisione Anticrimine e Squadra Mobile- ha dato esecuzione alla misura cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro preventivo, emesso dal GIP di Lecce, in esito ad attività condotte dagli indicati uffici e coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di PRONJAJ Shkelzen, già detenuto. Nel medesimo contesto investigativo e stata indagata anche P.E. di 31 anni, la quale al pari del PRONJAJ è ritenuta responsabile dei delitti di usura continuata aggravata in concorso ed estorsione. Il solo Pronjaj Shkelzen è anche indagato -per rapina, e traffico di sostanze stupefacenti.
Si ricorderà che Pronjaj Shkelzen, nell’ambito dell’operazione FINAL BLOW, condotta dalla Squadra Mobile è stato destinatario nel febbraio del 2020 di misura cautelare in carcere, in quanto gravemente indiziato di fare parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, costituita e diretta dal boss leccese Antonio Marco Penza e poi condannato, all’esito di giudizio abbreviato, con sentenza del GIP di Lecce, del 10.6.2021, alla pena di dieci anni di reclusione.
In seguito la sua posizione è stata approfondita dalla Divisione Anticrimine – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali ed il 29.6.2021 è stata eseguita a suo carico la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro, ai fini della successiva confisca, dei beni mobili e immobili per un valore di circa 250 mila euro, emessa dal locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione.
Nel corso di successivi approfondimenti patrimoniali è emersa la disponibilita da parte del Pronjaj Shkelzen di considerevoli somme di denaro, evidentemente utilizzate anche per finanziare l’illecità attività usuraria.
La successiva attività di indagine coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, effettuata dalla Squadra Mobile in stretta sinergia con la Divisione Anticrimine – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali, ha consentito di concretizzare i delitti di usura e altro perpetrati proprio dai due complici.
Nel corso dell’esecuzione del precitato provvedimento cautelare e del contestuale sequestro preventivo disposto dal GIP sono stati sequestrati rapporti finanziari, beni e altre utilità riconducibili agli indagati Pronjaj Shkelzen e P.E. il cui valore ammonta orientativamente a circa € 65.000.
PRONJAJ Shkelzen, detto “Genny”, in concorso con P. E. di anni 31, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in danno di imprenditori, professionisti ed altri soggetti in stato di bisogno, prestavano denaro e pretendendo la restituzione con tassi usurari che arrivavano fino al 166% .
Il PRONJAJ peraltro in varie occasioni poneva in essere rapine e condotte estorsive.

L’operazione investigativa si carica di particolare importanza nell’ambito di una Provincia come quella di Lecce dove, storicamente ed in particolare in un periodo come quello attuale segnato dalla grave crisi pandemica in atto, la criminalità, specie quella di tipo mafioso, sfrutta le notevoli criticità economiche per infiltrarsi tra le pieghe dell’economia legale alterandone le corrette dinamiche funzionali e concorrenziali.
In effetti, l’esercizio dell’attività di usura avviene spesso in danno di piccoli medi – imprenditori in difficoltà e rappresenta, di fatto, l’anticamera della compravendita a buon mercato di attività economiche sull’orlo del fallimento da parte della criminalità organizzata che, per questa via, raggiunge il duplice obiettivo di poter riciclare capitali di provenienza illecita e di creare ulteriore ricchezza in favore delle organizzazioni malavitose.
Nonostante le numerose iniziative messe in campo a livello istituzionale, sotto il coordinamento della Prefettura di Lecce, oltre che dal modo dell’associazionismo finalizzate alla repressione ed alla prevenzione del fenomeno dell’usura, ad oggi si registra solo un timido incremento delle denunce da ricondurre, tra l’altro, ad una certa reticenza degli usurati a segnalare i fatti.


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