Falconara Marittima (AN), indagine “Oro Nero”

Finisce nei guai la raffineria “API” Spa

Falconara Marittima (AN), indagine “Oro Nero”.

Agli indagati è contestato il reato di disastro ambientale, la gestione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, il getto pericoloso di cose, lesioni personali a carico di numerosi cittadini. Sono inoltre stati contestati delitti contro la Pubblica Amministrazione, la violazione della normativa sulla gestione degli impianti a rischio di incidente rilevante e la responsabilità amministrativa degli enti nei confronti della società API RAFFINERIA S.p.A.

Le indagini, condotte dal NOE di Ancona e coordinate dalla Procura dorica, sono partite dopo l’inclinazione del tetto galleggiante di un serbatoio situato all’interno del polo petrolifero di proprietà della “API RAFFINERIA DI ANCONA” S.p.A. Uno dei serbatoi più grandi d’Europa, per una capacità di portata pari a 160.000 metri cubi di petrolio greggio, che ha provocato la fuoriuscita di una nuvola di gas idrocarburici e la conseguente percezione di forti e prolungati miasmi da parte della popolazione della zona, oltre al serio pericolo per la sicurezza derivante dal rischio di esplosioni.

Ripetute violazioni, sia delle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi, sia degli stessi dettami sanciti dalla specifica normativa di settore. Gravi carenze strutturali negli impianti, con diffusione incontrollata e prolungata nell’ecosistema di inquinanti pericolosi per l’ambiente e per l’uomo.

Nel territorio di Falconara Marittima (AN) si è registrato, infatti, un significativo inquinamento ambientale causato dalle attività della Raffineria.

L’ inquinamento e la perdurante dispersione di prodotti nel suolo, sottosuolo, nelle acque sono stati principalmente provocati dallo stato di deterioramento degli impianti e dalle gravi carenze riscontrate nell’ ispezione e manutenzione di vari serbatoi, di rilevanti dimensioni, nonché degli impianti di trattamento delle acque di scarico (T.A.S.), di trattamento delle acque di falda (T.A.F.) e della rete fognaria oleosa della Raffineria API, si è, inoltre, riscontrata l’omessa comunicazione da parte della società degli eventi incidentali (tra cui proprio quello accaduto in data 11 aprile 2018).

La compromissione della qualità dell’aria delle zone limitrofe all’impianto petrolchimico falconarese è stata invece provocata dalle ripetute emissioni in atmosfera di gas derivanti dalla lavorazione degli idrocarburi.

La contestazione degli organi inquirenti è che tali condotte siano sorrette dalla volontà di risparmiare gli ingenti costi per l’ispezione, la manutenzione e l’adeguamento degli impianti in questione (solo la bonifica di uno dei serbatoi oggetto delle indagini avrebbe infatti comportato un esborso pari ad oltre 2 milioni di euro, mentre lo smaltimento dei rifiuti liquidi costituiti dalle acque di processo avrebbe comportato dei costi di almeno 8 milioni di euro all’anno) e allo stesso tempo di non compromettere l’attività produttiva, rallentando i processi di lavorazione che, in caso di esecuzione delle dovute opere di ispezione e manutenzione, avrebbero subito una inevitabile riduzione.

A seguito delle indagini sono inoltre stati contestati reati contro la Pubblica Amministrazione: abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e istigazione alla corruzione, da parte di un pubblico ufficiale al vertice dell’organo tecnico deputato al controllo.

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