Aggressioni e omicidi, il filo rosso delle espulsioni mancate: killer e violenti non dovevano essere in Italia
Aggressioni e omicidi in Italia: gli autori erano già espulsi ma liberi di circolare
Aggressioni e omicidi, il filo rosso delle espulsioni mancate: killer e violenti non dovevano essere in Italia.
Da Roma a Milano e Bologna, una scia di sangue che riapre il nodo sicurezza: soggetti espulsi o irregolari liberi di circolare nelle città
Due aggressioni feroci a Roma, un femminicidio a Milano e l’omicidio di un capotreno a Bologna. Episodi diversi, luoghi diversi, ma un elemento comune che emerge con forza dalle indagini: gli aggressori e i killer non avrebbero dovuto trovarsi in Italia, perché già colpiti da provvedimenti di espulsione o allontanamento, mai eseguiti.
Una sequenza di fatti di sangue che riaccende il dibattito sulla sicurezza urbana, sulla gestione dell’immigrazione irregolare e sull’efficacia reale dei provvedimenti amministrativi, che sulla carta esistono, ma nei fatti restano spesso lettera morta.
Roma, doppia aggressione a Termini: funzionario ministeriale in fin di vita
È in prognosi riservata, intubato nel reparto di terapia intensiva del Policlinico Umberto I, il funzionario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy di 57 anni brutalmente aggredito nella tarda serata di ieri nei pressi della stazione Termini, a Roma. L’uomo ha riportato gravi fratture e lesioni al volto, dopo essere stato accerchiato e picchiato da un gruppo di persone.

Per l’aggressione è stato fermato un cittadino tunisino di circa 20 anni, con precedenti per droga. Dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza emergerebbe un vero e proprio pestaggio di gruppo, con almeno 7-8 persone coinvolte. La polizia è al lavoro per identificare tutti i responsabili.
A poca distanza di tempo e di spazio, un’altra aggressione ha avuto come vittima un rider, confermando il clima di crescente insicurezza nell’area della stazione.
Arresti e controlli: tra i fermati anche soggetti già espulsi
Il bilancio dell’operazione di polizia è salito a quattro arresti. Tra questi figura un 18enne egiziano, con precedenti per rapina, ricettazione e porto d’armi, già destinatario di un provvedimento di espulsione emesso a inizio gennaio, perché irregolare sul territorio nazionale.
Nonostante ciò, il giovane circolava liberamente in una delle aree più sensibili della Capitale. Durante i controlli straordinari nell’area di Termini, 16 persone sono state accompagnate all’ufficio immigrazione per verifiche.
Durissimo il commento politico del vicepremier Matteo Salvini:
«Sono tanti, sono troppi. Mani libere alle Forze dell’Ordine. Remigrazione, pugno di ferro e tolleranza zero».
Milano, l’omicidio di Aurora Livoli: l’assassino era stato espulso

Ancora più inquietante il quadro che emerge dall’omicidio di Aurora Livoli, la 19enne trovata strangolata il 29 dicembre nel cortile di un palazzo in via Paruta, a Milano. Il killer, Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57enne di origine peruviana, ha confessato non solo l’omicidio, ma anche la violenza sessuale sulla giovane.
Un dettaglio cruciale: Valdez Velazco era già stato condannato a 9 anni di carcere per stupro nel 2019 e, una volta scarcerato nel 2024, era stato destinatario di un provvedimento di espulsione, mai eseguito per una certificazione medica che ne avrebbe impedito il trattenimento in un Cpr.
Nonostante questo, l’uomo viveva libero tra Milano e l’hinterland, con ulteriori procedimenti penali pendenti, fino all’ultimo, tragico epilogo. La Procura di Milano valuta ora la contestazione del reato di femminicidio, che prevede l’ergastolo.
Bologna, il capotreno ucciso: ordine di allontanamento ignorato

Stessa dinamica anche per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso a Bologna la sera del 5 gennaio. Il presunto assassino, Marin Jelenic, 36 anni, era stato colpito da un ordine di allontanamento dall’Italia il 23 dicembre, emesso dal Prefetto di Milano dopo essere stato trovato con un coltello.
Un provvedimento che prevedeva l’uscita dal Paese entro dieci giorni, ma che non è mai stato eseguito. Quando è stato fermato a Desenzano del Garda, Jelenic aveva con sé due coltelli ed era in procinto di fuggire verso l’Austria, avendo già acquistato un biglietto ferroviario per Villach.

L’uomo, senza fissa dimora e con precedenti per porto di armi e aggressioni al personale ferroviario, avrebbe colpito il capotreno con un unico fendente alle spalle, perforandogli il polmone.
Un problema strutturale: espulsioni che restano sulla carta
Dai casi di Roma, Milano e Bologna emerge un dato comune e allarmante: provvedimenti di espulsione e allontanamento esistenti, ma non eseguiti, che hanno consentito a soggetti pericolosi di restare sul territorio nazionale e colpire ancora.
Un corto circuito tra burocrazia, carenza di strutture e limiti operativi, che oggi presenta un conto altissimo in termini di vite spezzate e sicurezza collettiva. Un tema che non riguarda solo l’emergenza, ma una falla strutturale nel sistema, su cui politica e istituzioni sono chiamate a risposte concrete e immediate.
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