Addio a Luigi Caccia Dominioni, l'architetto della ricostruzione di Milano del dopoguerra

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Raccontare quasi 103 anni di vita di uno dei maestri dell’architettura milanese non è semplice, Luigi Caccia Dominioni si è spento domenica 13 novembre. Architetto, designer, urbanista, come solo un “architetto sino in fondo”, come si era definito lui stesso, può fare. Luigi Caccia Dominioni si raccontava così: “trovo l’urbanistica ovunque… In realtà l’appartamento è una microcittà, con i suoi percorsi, i suoi vincoli, gli spazi sociali e quelli privati.”

Vive la sua giovinezza nel cuore del capoluogo lombardo, nella casa di famiglia di piazza Sant’Ambrogio, luogo significativo anche per la sua carriera professionale.
Nel 1931 si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano dove incontra, anch’essi studenti, i fratelli Castiglioni, Bernasconi, Peressuti e Rogers, Zanuso, Renato Castellani, Lattuada e Comencini, che divennero in seguito registi cinematografici. Grazie alla guida di due straordinari docenti, Moretti e Portaluppi, in questo gruppo di giovani emergono passioni e talento: imparano a progettare, nel senso ampio del termine, e a fare del mestiere dell’architetto una missione.

Nel 1936, Caccia Dominioni consegue la Laurea in Architettura e apre uno studio professionale con i fratelli Castiglioni. Nonostante siano gli anni a ridosso della seconda guerra mondiale, l’entusiamo per l’architettura è grande e Caccia Dominioni, insieme ai suoi colleghi, si sente stimolato ad affrontare sia tematiche di più piccola scala, quali il design dell’oggetto d’uso quotidiano e l’architettura di interni, sia sfide di più ampio respiro quali la progettazione industriale e la partecipazione a concorsi, mostre e manifestazioni.

A seguito del suo rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò è costretto a sospendere l’attività professionale e nel 1943 si rifugia in Svizzera dove resta fino al 1945. Al suo rientro apre un proprio studio professionale in uno degli appartamenti della storica dimora di famiglia, quel palazzo in piazza Sant’Ambrogio distrutto dai bombardamenti e realizzato nuovamente su suo progetto.

Da quel momento si dedica incessantemente al design, fondando la Azucena, che produrrà artigianalmente arredi e oggetti di design, e all’edilizia urbana rivolta alla nuova borghesia imprenditoriale lombarda.

Rigore espressivo, flessibilità ad ogni esigenza dell’uso degli spazi, sensibilità alle componenti tecnologiche e perfetta padronanza dei processi formali sono alla base della del contributo di Caccia Dominioni alla cultura dell’abitare, coniugando modernità europea a tradizione lombarda e armonizzando preesistenze e nuovi interventi. Dal cucchiaio alla città.

Articolo di Cecilia Canzian


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