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“Gli ospiti” (2023) di Svevo Moltrasio – Recensione

L'opera prima di Svevo Moltrasio è stata finanziata grazie ad una raccolta fondi

“Gli ospiti” (2023) di Svevo Moltrasio – Recensione.

Fuori è buio, piove. All’interno di un casolare diversi chilometri fuori Roma salta la luce. Nemmeno questo basta per interrompere la lite tra i dieci personaggi, tutti protagonisti, del film “Gli ospiti” di Svevo Moltrasio. Quando finalmente uno di loro si decide ad andare a riattaccare la corrente, torna il silenzio, ma non si spengono le trame di segreti, malelingue e dissapori che hanno portato gli ospiti a litigare. Per un momento però, sembra che i toni di questa vacanza si siano alleggeriti e questo gruppo di persone possa tornare a scherzare. Questa Illusione si spezza quando tutti gli amici si accorgono della presenza del decimo ospite, l’ennesimo.

Perfetti sconosciuti?

L’incipit del film è semplice: un estraneo irrompe in un gruppo di amici, la cui compagnia è tenuta insieme da una colla, scadente, fatta di  tanti piccoli segreti, e fa esplodere i conflitti messi a tacere sino a quel momento. Che l’estraneo sia in carne ed ossa, non importa, è solo un innesco per la vicenda corale, proprio come lo è la decisione di mettere in comune i cellulari in “Perfetti sconosciuti”, un film a cui “Gli ospiti” è stato paragonato. In realtà si tratta di una similitudine forzata e le due pellicole sono molto differenti. Se è vero che le storie da raccontare sono poche e tutte riconducibili ad alcuni modelli, è ancora più vero che i modi di portare davanti allo spettatore queste storie sono infiniti.

Litigi e trame

Questo film non può puntare su un cast di attori conosciuti, e forse ne avrebbe perso in forza, ma fa totale affidamento sulla tensione che riesce a scatenare tramite la forza dei dialoghi, sia quelli a voce alta sia quelli bisbigliati, ma soprattutto di quelli taciuti. Proprio il non detto tra gli ospiti, che si può intuire ma che rimane omesso per via di imbarazzo, paura o semplice buona educazione, aiuta a nascondere un vero e proprio mistero e  crea un solco con la ben più famosa pellicola di Paolo Genovese. I motivi dei litigi non sono presentati come un menù a tutti gli ospiti, e nemmeno sono messi in tavola, anzi nessuno ha più voglia di mangiare in questo film. E alla fine scompaiono pure, mostrando, di fronte all’inesplicabile, una radice più profondamente umana, che va oltre le questioni di tutti i giorni.

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Alta tensione

Se fin dalle prime scene il film mostra alcuni limiti tecnici, in particolar modo riguardo la fotografia, ciò che non manca a questo film è il coraggio. Mano a mano che si arriva all’epilogo, si vede la fermezza con cui è stato scritto questo progetto, ineluttabile nel mettere alla prova tutti gli invitati in scena. Non c’è nessuna eclissi a salvare i personaggi che, ricevuta la risposta che cercano per tutta la serata, dovranno fare i conti con la verità e con i traumi che hanno dovuto esporre nella ricerca di essa. Non c’è nessun campo lungo o lunghissimo a spezzare la magia che incolla gli spettatori allo schermo. Non c’è un lieto fine, ma c’è un buon finale.

Opera prima e raccolta fondi

“Gli ospiti” è l’opera prima di Svevo Moltrasio. Anzi, “Gli ospiti” sarebbe stata l’opera prima di Svevo Moltrasio, se questa avesse avuto la fortuna di avere una distribuzione tradizionale. Invece l’autore, dopo aver raccolto il budget necessario alla realizzazione della pellicola tramite una raccolta fondi tra i suoi sostenitori – uscendo già dall’iter quotidiano delle produzioni italiane -, ha scavalcato i canali classici, in questo caso ostacoli, della distribuzione tradizionale, portando il film al pubblico senza mediazioni.

Una questione di merito

Tramite accordi con i cinema, che garantivano i primi spettacoli e si impegnavano ad aggiungerne altri in caso di biglietti venduti e poltrone occupate, si è fatto strada da Roma, sino a Milano, arrivando anche a Torino. Infatti “Gli ospiti” si è guadagnato ogni proiezione, ogni sala e ogni città in cui gli spettatori paganti, è proprio il caso di dirlo, hanno deciso di scegliere Moltrasio, vedendo in questo piccolo film qualcosa che sembra essere sfuggito a chi di cinema si occupa per mestiere.

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