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Duplice omicidio mafioso di Squillace, nuovi sviluppi: due boss accusati del delitto Bruno-Raimondi

Omicidio Bruno-Raimondi a Squillace: due capi della ’ndrangheta accusati come mandanti

Nuovi e rilevanti sviluppi giudiziari emergono sul duplice omicidio di stampo mafioso che scosse la Calabria nel 2013. Nella serata di ieri, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare nei confronti di due soggetti di vertice della ’ndrangheta, entrambi già detenuti in regime di 41-bis, ritenuti gravemente indiziati dell’omicidio aggravato dalle modalità mafiose di Bruno Giuseppe e della moglie Raimondi Caterina, avvenuto a Squillace il 18 febbraio 2013.

Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ed eseguito presso le Case Circondariali di Rebibbia e L’Aquila.

I profili degli indagati e il contesto criminale

I destinatari della misura cautelare sono figure apicali della criminalità organizzata calabrese: uno indicato come capo della locale di ’ndrangheta di Cutro e, all’epoca dei fatti, Capo Crimine delle province di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e Cosenza; l’altro ritenuto esponente di spicco della cosca “Catarisano” di Borgia. Secondo l’impianto accusatorio, i due avrebbero agito in concorso, nell’ambito di dinamiche interne alle cosche, per eliminare Bruno Giuseppe, reggente dell’omonima cosca di Vallefiorita, e sua moglie.

Le indagini della DDA e il ruolo dei collaboratori di giustizia

La complessa attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e delegata al Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Catanzaro, ha permesso di ricostruire in modo dettagliato le fasi precedenti e successive al delitto. Fondamentali sono state l’analisi di numerosi atti giudiziari confluiti in diversi procedimenti, nonché il riscontro alle dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, tra cui uno ritenuto partecipe diretto dell’efferato agguato.

Gli accertamenti hanno fatto emergere nuovi elementi che hanno contribuito a chiarire ulteriormente un episodio che, per la sua estrema brutalità, suscitò un forte clamore nell’opinione pubblica e rappresentò uno dei più gravi fatti di sangue riconducibili alla ’ndrangheta nel Catanzarese.

L’agguato del 18 febbraio 2013

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la sera del 18 febbraio 2013 due sicari si appostarono nei pressi della villa dei coniugi Bruno-Raimondi, a Squillace. L’azione fu fulminea e letale: Bruno Giuseppe venne assassinato e, nel corso dell’agguato, fu uccisa anche la moglie Caterina Raimondi, che lo seguiva. Un’esecuzione maturata in un contesto di regolamenti di conti interni alla criminalità organizzata.

Processo in corso

Per il duplice omicidio è attualmente in corso un processo davanti alla Corte di Assise di Catanzaro nei confronti di uno degli esecutori materiali. Le nuove contestazioni a carico dei due boss detenuti potrebbero rafforzare l’impianto accusatorio e contribuire a delineare in maniera ancora più chiara le responsabilità dei mandanti del delitto.

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